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Guerra nucleare, l'Iss: «Nessun allarme, no ai farmaci fai da te. Raccomandato l'uso di sale iodato»

Martedì 8 Marzo 2022
Guerra nucleare, l'Iss: «Nessun allarme, no ai farmaci fai da te. Raccomandato l'uso di sale iodato»

Nessun vero allarme nucleare. In una nota l'Iss, Istituto superiore di sanità, ha stilato una serie di raccomandazioni per chi si è preoccupato di una deriva della guerra in Ucraina con conseguenze anche per l'Italia: «Solo in caso di una reale emergenza nucleare, al momento inesistente nel nostro Paese, sarà la Protezione Civile a dare precise indicazioni su modalità e tempi di attuazione di un eventuale intervento di profilassi iodica su base farmacologica per l'intera popolazione», ha spiegato l'Iss insieme a varie società scientifiche. Nella nota si invita a non usare farmaci "fai da te", mentre è raccomandato l'uso di sale iodato.

A seguito del conflitto in Ucraina, afferma l'Iss, le cronache hanno dato conto di un'accresciuta richiesta di "pillole allo iodio" in alcuni Paesi europei per contrastare gli effetti negativi sulla salute dell'esposizione a radiazioni. A tale proposito, l'Iss precisa che «attualmente in Italia è raccomandato il solo utilizzo del sale iodato per la preparazione e la conservazione degli alimenti, mentre è sconsigliato il ricorso fai-da-te a preparati contenenti elevate quantità di iodio che invece potrebbero determinare conseguenze negative per l'organismo, incluso il blocco funzionale della tiroide».

Guerra nucleare, l'Italia aggiorna il piano di sicurezza: «Riparo al chiuso per due giorni, finestre sbarrate e iodio». Bozza in pdf

Al contrario, il «continuativo e costante utilizzo di sale iodato in accordo con la campagna del Ministero della Salute "Poco sale ma iodato", garantisce il normale funzionamento della tiroide e, saturando la ghiandola di iodio stabile, contribuisce anche a proteggerla da una eventuale esposizione a radiazioni». L'indicazione è condivisa dall'Associazione Italiana della Tiroide-AIT, Associazione Medici Endocrinologi-AME, Società Italiana di Endocrinologia-SIE, Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica-SIEDP, Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia-OSNAMI.

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Misura del «riparo al chiuso», con l'indicazione alla popolazione di «restare nelle abitazioni, con porte e finestre chiuse e i sistemi di ventilazione o condizionamento spenti, per brevi periodi di tempo, con un limite massimo ragionevolmente posto a due giorni». Ma anche «idioprofilassi», monitoraggio della contaminazione personale, controllo della filiera produttiva - con definizione di eventuali restrizioni alla commercializzazione di prodotti agroalimentari - e limitazione all'importazione di beni e derrate alimentari. Lo prevede la bozza del nuovo Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleare.

«La misura del riparo al chiuso - si legge nella bozza firmata dal capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio - consiste nell'indicazione alla popolazione di restare nelle abitazioni, con porte e finestre chiuse e i sistemi di ventilazione o condizionamento spenti, per brevi periodi di tempo, di norma poche ore, con un limite massimo ragionevolmente posto a due giorni». Nelle aree interessate dalla misura del riparo al chiuso, sono attuate in via precauzionale una serie di ulteriori misure protettive: «blocco cautelativo del consumo di alimenti e mangimi prodotti localmente (verdure fresche, frutta, carne, latte), blocco della circolazione stradale, misure a tutela del patrimonio agricolo e zootecnico». Tra i vari compiti delle autorità competenti, ci sono anche comunicazioni tempestive alla popolazione il tempo di inizio e la durata della misura di riparo al chiuso, istruzioni specifiche alle scuole, far fronte ai bisogni primari della popolazione (cibo, acqua, assistenza sanitaria, energia, ecc.).

L'indicazione di restare in luoghi chiusi è comunicata alla popolazione dal Dipartimento della Protezione Civile. Nel documento si forniscono anche indicazioni per la iodioprofilassi, «una efficace misura di intervento per la protezione della tiroide, inibendo o riducendo l'assorbimento di iodio radioattivo, nei gruppi sensibili della popolazione». Secondo il Piano, «il periodo ottimale di somministrazione di iodio stabile è meno di 24 ore prima e fino a due ore dopo l'inizio previsto dell'esposizione. Risulta ancora ragionevole somministrare lo iodio stabile fino a otto ore dopo l'inizio stimato dell'esposizione. Da evidenziare che somministrare lo iodio stabile dopo le 24 ore successive all'esposizione può causare più danni che benefici (prolungando l'emivita biologica dello iodio radioattivo che si è già accumulato nella tiroide). La misura della iodoprofilassi è quindi prevista per le classi di età 0-17 anni, 18-40 anni e per le donne in stato di gravidanza e allattamento. Il Ministro della Salute può decidere l'attivazione delle procedure per la distribuzione di iodio stabile nelle aree interessate».

Ultimo aggiornamento: 23:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA