Lorenzo e la mano bionica:
«Allaccio anche le scarpe»

Domenica 7 Luglio 2019 di Ettore Mautone
TORINO Perde la mano destra a causa dello scoppio di un petardo a Capodanno e dopo la ricostruzione in urgenza di una parte del mignolo e dell'anulare, grazie a una protesi bionica, dopo solo sei mesi torna a utilizzare la mano e oggi riesce perfino ad allacciarsi le scarpe. La straordinaria storia di Lorenzo Di Modica, un ragazzo di 20 anni di Druento, in provincia di Torino, che ha incontrato sulla sua strada due strutture sanitarie all'avanguardia del capoluogo piemontese, l'ospedale Cto della Città della Salute e l'Officina ortopedica Maria Adelaide.

 

COME FUNZIONA
La protesi impiantata è in grado di leggere le scariche elettriche del muscolo e azionare le dita residue attivando una presa automatizzata. Lorenzo ha già imparato a eseguire il movimento che gli consente gesti anche molto complessi, come aprire un barattolo o allacciarsi le scarpe. Tramite un'app la protesi memorizza inoltre fino a 12 modelli di presa programmati, consentendo una straordinaria versatilità e flessibilità nella personalizzazione della mano per una varietà di attività quotidiane impensabili fino a poco tempo fa.
IL RACCONTO
«Per molti anni ho sempre sciato a Bardonecchia e come ogni fine anno anche il 31 dicembre 2018 ci sono tornato - racconta oggi Lorenzo - Ero lì con i miei amici per festeggiare. Dopo il brindisi di rito un mio vecchio compagno di classe ha tirato fuori un petardo acquistato a Torino e pagato 10 euro. Voleva farlo scoppiare a mezzanotte ma abbiamo atteso. Fatta l'una si è ricordato di quel petardo ma non aveva l'accendino. Io fumavo ancora e mi sono offerto di accenderlo. È stato un attimo, nemmeno il tempo di lanciarlo, è scoppiato in una frazione di secondo».
Cosa è successo dopo lo scoppio?
«Ricordo che c'era sangue dappertutto. Sono caduto a terra e avevo male soprattutto alla gamba dove avevo una ustione di quarto grado a causa del ritorno di fiamma».
E la mano?
«Era un disastro. Ma non me ne sono reso conto subito. Ho perso completamente tre dita e salvato solo una falange dell'anulare e due del mignolo. In pratica la mano era andata».
Chi ti ha soccorso?
«Due ragazzi, Noemi ed Emanuele. Lei era all'ultimo anno di scienze infermieristiche. È stata brava: ha bloccato la copiosa emorragia e ha chiamato il 118. Ricordo che mi hanno tolto il giubbotto e me lo hanno messo sulla gamba. Poi è arrivata l'ambulanza che mi ha condotto fino a Susa. Lì con l'elisoccorso sono arrivato al Cto di Torino. Mi hanno operato verso le 3,30 di notte. Il chirurgo ortopedico di guardia era Elisa Dutto della equipe diretta da Bruno Battiston, in servizio di reperibilità microchirurgica. Ha tentato un recupero di ciò che rimaneva della mano, parte del mignolo e dell'anulare, con la prospettiva di un utilizzo basilare per alcune attività quotidiane. Il resto della mano non c'era più compreso gran parte del palmo».
E poi dopo l'intervento?
«Ho fatto una lunga convalescenza. Nei primi tempi avevo una macchinetta che mi puliva e sterilizzava la gamba. C'erano molti residui di polvere da sparo. Ho fatto anche molta camera iperbarica».
E per lo studio o il lavoro come hai fatto?
«Ho studiato il primo anno di economia ma poi ho lasciato l'Università per aiutare i miei genitori in un'azienda di autodemolizione. Ho dovuto guardare in faccia la realtà. Mi hanno proposto un'operazione di trapianto di un dito del piede per riprodurre un pollice opponibile ovvero installare una protesi elettrica. Ho scelto questa seconda opzione».
E sei soddisfatto della scelta?
«Molto, le Officine ortopediche Maria Adelaide hanno progettato la protesi. Mi è stata consegnata una mese fa circa. Ho dovuto fare molti calchi, modellare il moncone, bendaggi per proteggere la cute non ancora adeguata a sostenere a tempo pieno la protesi e anche tanta fisioterapia. Non è stato semplice indossarla e non la tollero per più di 2 ore al giorno. Devo ancora migliorare ma riesco a fare cose impensabili fino a un mese fa».
Quali?
«Legarmi i lacci delle scarpe ad esempio, oppure tagliare una bistecca, aprire un barattolo».
Come fai ad azionarla?
«La protesi ha un elettrodo che registra le scariche elettriche dei miei muscoli quando aziono ciò che resta della mia mano. La protesi ha movimenti predefiniti e un pollice opponibile ma con un po' di addestramento posso lavorare in sinergia con l'altra mano».
Cosa hai provato le prime volte?
«Sorpresa e soddisfazione. Ormai davo per perso l'uso della mano destra. Non mi pesava più di tanto da un punti di vista estetico ma per quello che limitava la mia autonomia e abilità. Con una sola mano hai sempre bisogno di qualcuno che ti aiuti».
E adesso?
«Adesso utilizzo la protesi anche per piccoli movimenti. Riesco in molte cose e andrà sempre meglio. Dopo 5 mesi di inutilizzo mi sembra un miracolo. Sto tornando a valorizzare la mia mano. Adesso posso tornare a fare tutto quello che facevo prima. Sono grato a chi mi ha permesso tutto questo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA © RIPRODUZIONE RISERVATA