Ministro Grillo: sanità in Campania
non escludo un nuovo commissario

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di Maria Pirro

Ministro Grillo, la prima emergenza che si trova ad affrontare come responsabile della Salute è l'emorragia di medici negli ospedali, a causa delle carenze in organico acuite dalle assenze per ferie in estate. Il caso Campania è emblematico. Per rendersene conto, basta citare le difficoltà nel tenere aperto il pronto soccorso del San Giovanni Bosco, una struttura sanitaria di frontiera, e la lettera appello pubblicata su Facebook da un'ammalata, a proposito degli interventi chirurgici al ralenti agli Incurabili, nel centro storico del capoluogo, anche in questo caso pesanti disagi dovuti alla mancanza di personale. Prenderà provvedimenti?
«Stiamo cercando di avere un quadro chiaro della situazione per intervenire, in particolare dopo la denuncia pubblica fatta dalla cittadina».

Che cosa emerge dai primi riscontri?
«Confrontando il numero di anestesisti in servizio in alcune regioni, in rapporto al dato sulla popolazione, sembra non ci siano grandi differenze: in Campania ci sono 829 specialisti nelle strutture pubbliche, 300 in quelle private; in Sicilia 969 più 261. Ma resta da capire come si sono organizzate le singole strutture nelle regioni in un settore, quello di anestesia e rianimazione, da quasi venti anni in costante carenza di personale in organico».

Disagi e proteste si verificano infatti ovunque.
«C'è un problema strutturale del nostro paese, su cui cercheremo di dare risposte, con un programma decennale di assunzioni, considerati i tempi lunghi di formazione di queste figure specialistiche».

Sarà possibile risolvere, almeno in parte, la questione dei posti della specializzazione, insufficienti per il turn over nelle strutture sanitarie, con una deroga già al concorso di luglio?
«Stiamo lavorando per avere qualche posto in più, non so quanti ne riusciremo a strappare. Nell'immediato non potremo esaudire tutte le richieste, 8659 contro le 6200 borse di specializzazione programmate. Ma siamo consapevoli che la formazione è un tema centrale, già seguito dal Movimento Cinque Stelle e da me, in prima persona, nella scorsa legislatura. Un tema presente anche nel programma elettorale, ignorato invece dai miei predecessori. In questo senso, parto oggi svantaggiata, ma ho il vantaggio di poter ottenere, con il tempo, un risultato duraturo e strutturale».

Numero chiuso a Medicina: d'intesa con il Miur, cambierà anche questo?
«Non è previsto nel contratto di governo, ma la richiesta è arrivata da qualche Regione come modello sperimentale. Ne discuteremo per arrivare a una decisione condivisa».

Meglio chiudere i piccoli ospedali per recuperare risorse, in attesa dell'arrivo dei rinforzi?
«Le norme vigenti danno un indirizzo preciso, come il decreto 70 sulla riorganizzazione, ma è indispensabile non perdere di vista l'obiettivo principale: garantire il diritto alle cure».

Ossia?
«Ci sono ospedali piccoli che non avevano nemmeno i numeri per giustificarne l'apertura, ma ecco cosa è accaduto in questi anni: sotto la scure dei tagli a inefficienze e costi, sono stati eliminati alcuni servizi ai cittadini. Il problema oggi non è avere l'ospedale sotto casa, ma poter accedere a un percorso: la politica deve garantire l'assistenza in altre forme, quando si assume la responsabilità di chiudere un presidio».

Quali sono le priorità?
«Rinforzare la rete di emergenza e urgenza, tenendo conto delle caratteristiche geografiche dell'Italia, anche della viabilità, e rafforzare la medicina territoriale, affinché il cittadino venga seguito, dalla prevenzione alle cure, prima di arrivare in ospedale».

La Campania è in fondo alla classifica per inadempienza dei livelli essenziali di assistenza e ha il valore più basso per l'aspettativa di vita. Ma il governatore De Luca parla di rivoluzione in atto. Qual è il suo giudizio?
«I dati parlano chiaro: la Campania è ultima per livelli essenziali di assistenza. Ci sarà, dunque, grande attenzione per eliminare le disuguaglianze lì dove sono più forti e ingiuste e ledono i diritti sanciti dalla Costituzione».

Valuta di nominare un altro commissario straordinario alla sanità, sottraendo l'incarico al presidente della Regione Campania?
«C'è un corposo dossier sul tavolo del ministero lasciato dalla precedente legislatura, il caso è all'esame. In merito al commissariamento in Campania, come in Calabria, è grave che ormai da anni queste regioni non siano riuscite a risalire nelle performance; qualcosa evidentemente non ha funzionato. So che il compito di risanare il deficit e rilanciare i servizi non è semplice, ma dal canto nostro è massima l'attenzione».

Altro problema che riguarda tutto il Mezzogiorno: i viaggi della speranza. Da un anno e mezzo, i bambini, in attesa di un cuore nuovo, devono essere operati in ospedali del centro-nord Italia perché l'attività di trapianto è sospesa al Monaldi di Napoli, il polo di riferimento. Oltre alla revisione di ticket e superticket, ci sarà un piano articolato per il Sud finalizzato a colmare le disuguaglianze?
«Stiamo lavorando a un piano, il Sud è nel mio cuore e i cittadini possono sentirsi tranquilli».

Lei ha già detto che il ministero della Salute non sarà commissariato dal Mef. Si impegnerà anche per una ripartizione diversa del fondo sanitario tra le regioni?
«Innanzitutto faremo il modo di orientare risorse adeguate: il mio impegno è di aumentare finanziamenti per venire incontro ai bisogni dei cittadini, e di farlo concretamente, senza con una mano prendere, e con l'altra togliere, come è avvenuto nella passata legislatura. Ciò detto, la ripartizione del fondo nazionale avviene in conferenza Stato-Regioni, non la decide il ministro. Quello che posso dire è che purtroppo le Regioni del Sud, con i loro rappresentanti e tecnici, spesso non sono così concrete e fattive e non riescono a portare avanti le istanze dei territori: c'è un deficit politico. Il mio impegno è far sì che questo non accada più, affinché siano tutelati gli interessi dei cittadini».

Bussetti ha annunciato che il ministero dell'Istruzione di cui è responsabile si costituirà parte civile nei processi per i professori aggrediti. Lei farà lo stesso per i medici?
«È un tema che sto seguendo con attenzione. Stiamo già valutando la possibilità di costituirci parte civile in Tribunale, con quali modalità e in quali processi: sul nostro tavolo ci sono già diversi casi e a breve daremo un segnale importante».
Venerdì 22 Giugno 2018, 09:28 - Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 22:25
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