Bimbo vive 18 mesi con un cuore artificiale esterno, trapianto miracoloso gli salva la vita

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Quella stanza, al sesto piano dell'ospedale Regina Margherita di Torino, dove c'è il reparto di Cardiochirurgia pediatrica, era diventata la sua casa. Con una cicogna sulla porta, i disegni appesi alle pareti e le macchinine ordinate sotto il letto. Giacomo, tre anni, ha trascorso lì 520 giorni. Affetto da una grave forma di cardiomiopatia dilatativa, viveva attaccato a un piccolo cuore artificiale. Sino all'altro giorno quando la donazione di un organo compatibile e il trapianto gli hanno restituito una vita normale. «In un bimbo di pochi anni, con il torace molto piccolo, il cuore artificiale viene posizionato all'esterno. 

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E dev'essere monitorato quotidianamente - spiega il professor Carlo Pace Napoleone, direttore della Cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita - Ecco perché Giacomo ha vissuto da noi. Festeggiando compleanni, indossando buffi occhiali da sole gialli e scorrazzando per il reparto con una moto elettrica. Medici e infermieri hanno fatto in modo che la sua degenza fosse serena, come se fosse figlio loro». Quanto possa resistere un cuore artificiale su un bambino di quella età, nessuno lo sa. Le complicazioni e i rischi sono elevati. Nei giorni scorsi, però, per Giacomo è arrivato un cuore nuovo da Bergamo.

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«È stata un intervento impegnativo, durato 15 ore», racconta il dottor Pace Napoleone. Ora il piccolo è ricoverato nella Terapia Intensiva Cardiochirurgica diretta dal dottor Giorgio Ivani, in attesa di essere trasferito nel reparto di degenza e, successivamente, di tornare a casa. «Se ci penso, mi vengono le lacrime agli occhi - commenta Maria, la madre, che in questi mesi ha praticamente vissuto all'ospedale vicino al figlio, leggendogli una favola diversa ogni sera - Il ritorno a casa mi sembra inimmaginabile. Quando a Giacomo è stata diagnosticata la malattia aveva pochi mesi: ora potrà finalmente giocare in giardino come gli altri bambini. Cambieremo casa. Siamo in cinque e ora potremo stare tutti insieme». Merito del cuore nuovo, arrivato da Bergamo.

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«Grazie a quei genitori altruisti e generosi che, in un momento drammatico come la morte di un figlio, hanno deciso di donare gli organi e di dare un'opportunità ad altri bambini». Mamma Maria continua a ripeterlo. E un appello lo lancia anche il dottor Pace Napoleone: «La cultura della donazione è cultura di vita. In Italia ci sono 70 bambini all'anno in lista d'attesa per un trapianto: per loro la donazione è l'unica opzione».
Venerdì 26 Luglio 2019, 12:06 - Ultimo aggiornamento: 26-07-2019 18:24
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