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Omicron 5, intervista a Matteo Bassetti: «Picco tra tre settimane, estate e caldo sono ininfluenti»

Sabato 2 Luglio 2022 di Lorenzo Calò
Omicron 5, intervista a Matteo Bassetti: «Picco tra tre settimane, estate e caldo sono ininfluenti»

Professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie infettive del Policlinico «San Martino» di Genova: l'estate e il caldo non rallentano l'impennata dei contagi. Perché?
«Semplicemente perché è cambiato il virus. Non è più quello originario con il quale ci siamo confrontati nel 2020 e nel 2021».

Ricorderà: nel 2020 tutti aspettavamo l'estate perché convinti che le temperature elevate e la vita all'aperto avrebbero bloccato l'epidemia...
«La capacità di diffusione e contagio di Omicron 5 è molto più ampia di quella del virus originario. Siamo intorno a un R/0 pari a 17-20. Sono numeri molto simili al morbillo che ha un indice di diffusione elevatissimo».

Dunque sembra essere venuto meno, nella valutazione dei cicli dell'epidemia, anche il fattore della stagionalità?
«I contagi non calano anche perché, senza restrizioni e limitazioni, l'estate presenta occasioni di socializzazione maggiori. Tra tre settimane è previsto il picco».

Che cosa allora dovremo aspettarci in autunno?
«È difficile pensare a una circolazione virale peggiore di quella che stiamo vivendo in questi giorni. Le stime parlano di quattro milioni di infetti dei quali un milione è certificato, gli altri tre o non lo sanno o non lo dicono».

Paradossalmente, allora, è un bene?
«Paradossalmente potrebbe anche essere così. Oggi la popolazione si sta in qualche modo immunizzando e, in autunno con l'arrivo dei nuovi vaccini e una forte ripresa dalla campagna vaccinale che dovrà essere rigorosa, potremmo avere maggiori possibilità di innalzare le nostre barriere immunitarie».

Che inverno ci aspetta, allora?
«È difficile prevederlo perché, oltre all'emergenza Covid, e vedremo poi come ci arriveremo, ci sarà la coesistenza di altri fattori patogeni con la co-circolazione di altri virus influenzali stagionali».

Un recente studio thailandese ha parlato del contagio gatto-uomo: è plausibile?
«È possibile, ma credo che sia una eventualità veramente molto remota e il rischio molto basso».

Molti contagi ma ospedalizzazioni, tutto sommato, ancora sotto controllo...
«Con questi numeri, direi che mi fa anche più paura l'influenza... Detto questo, dobbiamo ancora comprendere con certezza se questo virus più blando è così soltanto perché si è modificata la sua struttura o perché la nostra capacità di difesa, anche grazie ai vaccini, si è rafforzata».

Il governo sta prendendo in considerazione l'ipotesi di reintrodurre alcune restrizioni. È d'accordo?
«Dobbiamo intenderci. Se parliamo di anziani e fragili dico che vanno sempre protetti con mascherina ffp2 e vaccinati. Poi, anche sulla valutazione delle terapie intensive, non va fatto allarmismo o catastrofismo. Molti dei pazienti ricoverati in terapia intensiva sono affetti da altre patologie e poi risultano positivi al Covid. È un po' come il nostro grave errore, commesso nei mesi scorsi, sul conteggio dei morti. Avremmo dovuto operare una scrematura più essenziale e rigorosa, non lo abbiamo fatto e continuiamo a non farlo».

Quali sono i rischi di questa situazione?
«Rischi altissimi di stressare il nostro sistema sanitario e di devastare la tenuta degli ospedali: aprire e chiudere reparti, spostare le liste di attesa, modificare la programmazione degli interventi. Se il nostro sistema funzionasse meglio, in ospedale andrebbero soltanto i casi più critici, gli altri, con sintomi lievi, vanno curati a casa. Poi c'è un altro grave rischio».

Quale?
«Quello legato a una visione pessimistica e catastrofista che rende il nostro Paese, in maniera del tutto ingiustificata, non competitivo rispetto ad altri Paesi anche confinanti».

In che senso?
«Stanno arrivando centinaia di disdette, i visitatori dall'estero hanno paura di venire in Italia e preferiscono scegliere Spagna, Malta, Croazia, Svizzera. Sono Paesi a noi vicini: lei crede che lì il Covid non ci sia? Ci sono esattamente le stesse condizioni che in Italia ma c'è meno terrorismo psicologico ossessivo-compulsivo e un approccio più ragionevole».

Lei è per la quarantena beve?
«Sono per un atteggiamento ragionevole. Avremo oltre 3 milioni di italiani positivi al Covid nelle prossime settimane e per la legge italiana, visto che devi stare isolato almeno sette giorni, si rischia la paralisi del Paese. Un blocco frutto di una regola anacronistica sui positivi, dobbiamo tendere a un altro modello. Se nel nostro Paese un turista diventa positivo, deve rimanere in albergo chiuso per una settimana, mentre in Svizzera può uscire con la mascherina. Ma siamo seri: forse neanche con la tubercolosi...». 

Ultimo aggiornamento: 14:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA