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Reinfezioni e long Covid, così Omicron 5 prolunga i tempi del contagio

Sabato 25 Giugno 2022 di Ettore Mautone
Reinfezioni e long Covid, così Omicron 5 prolunga i tempi del contagio

Omicron 5: sempre in aumento i contagi e le ospedalizzazioni ma a preoccupare i clinici sono non soltanto le conseguenze delle infezioni acute quanto anche lo sviluppo di manifestazioni infiammatorie a carico di vari organi e apparati che perdurano per settimane o mesi ascritte al più ampio capitolo del long-Covid.

«Solo tra dieci anni sapremo l’impatto che queste infezioni avranno sullo sviluppo di malattie croniche dell’adulto – spiega Luigi Atripaldi, primario di Microbiologia dell’azienda dei Colli di Napoli – attualmente stiamo sequenziando i ceppi virali dei pazienti ricoverati al Cotugno e ornai troviamo con un’alta frequenza i ceppi BA4 e BA5. I sintomi all’esordio sono quali sempre limitati alle alte vie aeree ma con una intensità maggiore rispetto al grande raffreddore provocato dai ceppi di Omicron 1 e Omicron 2». In Campania prosegue l’impennata di casi e ricoveri: ieri altri 5908 nuovi contagi, +10% i ricoveri ordinari ma stabili le terapie intensive.

Omicron 5 è ormai dominante in tutte le Regioni e colpisce i vaccinati ma anche chi ha contratto infezioni causate da altre varianti della stessa Omicron. L’infezione è caratterizzata da un forte raffreddore e mal di gola ma di rado interessa i polmoni: dunque incidenza di reinfezioni molto alta. C’è poi una minore incidenza dei disturbi di gusto e olfatto. La febbre può essere elevata e accompagnata da dolori muscolari e alle articolazioni, come nell’influenza. Il sintomo del mal di gola forte può avere una durata variabile dai 3 giorni alle due settimane e caratterizza anche il long Covid così come la spossatezza. Sebbene la variante Omicron sembri avere sostanzialmente una probabilità inferiore di causare long Covid rispetto alle precedenti, i dati di uno studio del King’s College di Londra, pubblicato su «Lancet», dimostrano che ancora una persona su 23 ha sintomi per più di 4 settimane. 

«In ambito pediatrico – spiega Vincenzo Tipo, primario del pronto soccorso del Santobono di Napoli - continuiamo a osservare, sebbene con una frequenza inferiore, la sindrome iperinfiammatoria sistemica chiamata Mis-c. Si tratta di una patologia che esordisce a distanza di circa due mesi dalla guarigione. Si presenta con febbre e manifestazioni gastroenteriche e che in ospedale abbiamo imparato a trattare con successo con un anticorpo monoclonale».

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L’unità di Day Hospital della Fondazione Policlinico Universitaria Agostino Gemelli di Roma che segue i pazienti con Covid-19 in fase post-acuta, in uno studio condotto su 658 pazienti ha inoltre osservato una correlazione diretta tra incremento del rischio di disfunzione endoteliale e severità dell’infezione da Covid-19. In particolare, i soggetti ospedalizzati hanno mostrato un’alterata funzione endoteliale tre mesi dopo la fase acuta con una compromissione della funzione polmonare.

L’endotelio è un tessuto di cellule appiattite in monostrato che rivestono le pareti interne del cuore e dei vasi e presenti anche nel polmone per gli scambi di ossigeno e anidride carbonica. L’endotelio modula l’aggregazione piastrinica, i processi coagulativi, contribuisce all’immunità innata, riduce l’infiammazione, regola le resistenze vascolari, protegge mediante antiossidanti dall’effetto nocivo dei radicali liberi. Tutte funzioni che nel long Covid risultano compromesse o alterate in vari organi e apparati. 

Nello studio su «Lancet» è stata riscontrata inoltre una riduzione delle probabilità di Long-Covid con la variante Omicron rispetto alla Delta a seconda dell’età e del tempo trascorso dalla vaccinazione. Tuttavia il numero assoluto di persone che sperimentano il Long Covid dipende dalla forma e dall’ampiezza della curva pandemica. Nel Regno Unito il numero di persone che hanno sviluppato una forma cronica di Covid è effettivamente aumentato da 1,3 milioni a gennaio 2022 a 1,7 milioni a marzo 2022 in concomitanza del picco di Omicron. I numeri futuri di Long Covid aumenteranno inevitabilmente con l’ampiezza delle nuove ondate. 

Attraverso una sperimentazione nella terapia subintensiva Covid del Cotugno di Napoli e un lavoro di ricerca del consorzio Itme (International Translational Research and Medical Education), creato dall’università Federico II in collaborazione con l’Albert Einstein Institute of Medicine di New York e il coinvolgimento di Damor, sono stati studiati i meccanismi fisiopatologici dell’infezione da Sars Cov2, con particolare riferimento alla disfunzione dell’endotelio che il virus può creare. Il lavoro pubblicato su Eclinicalmedicine (gruppo Lancet), evidenzia che nei pazienti ricoverati con infezione grave aggiungendo alle tradizionali terapie la somministrazione di L-arginina, aminoacido che presiede la produzione di ossido nitrico e citrullina da parte della cellula endoteliale, si sono dimezzati i tempi di degenza ospedaliera e si è ridotta la necessità del supporto ventilatorio. Al Gemelli di Roma lo si usa anche nella fase post-Covid.

Ultimo aggiornamento: 27 Giugno, 17:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA