Omicron, studio dei ricercatori inglesi: «Super vaccino contro tutte le varianti in arrivo entro due anni»

Giovedì 20 Gennaio 2022 di Cristiana Mangani
Omicron, i ricercatori inglesi: «Un super vaccino contro tutte le varianti in arrivo entro due anni»

Per riuscire ad avere un vaccino che fornisca protezione per tutte le varianti del Covid ci vorranno due anni. E' questa la conclusione alla quale sono giunti i ricercatori inglesi. Il dottor Richard Hatchett, amministratore delegato della Coalition for Epidemic preparedness innovations (Cepi), un'organizzazione che ha contribuito a finanziare diversi jab Covid, ha spiegato che sono in atto «sfide scientifiche fondamentali» proprio per lo sviluppo di un vaccino che sia in grado di proteggere da molte mutazioni del virus, e che, comunque, «ci vorrà almeno un paio di anni» per arrivare al risultato.

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L'ad di questa Coalizione per le innovazioni nella preparazione alle epidemie che raccoglie donazioni da organizzazioni pubbliche, private, filantropiche e dalla società civile, per finanziare progetti di ricerca indipendenti per sviluppare vaccini contro le malattie infettive emergenti, ha anche considerato che, qualora emergessero nuove varianti, diversa da Delta e Omicron, potremmo «plausibilmente trovarci davanti a un'altra epidemia di Covid». Dunque, una nuova ondata. Ed è per questo che le ricerche si stanno concentrato sullo sviluppo di un vaccino che copra molti virus.

Il dottor Hatchett ha chiarito che gli studi hanno dimostrato che le persone che sono state infettate dalla Sars, un virus strettamente correlato che ha causato un'epidemia nel 2003-2004, hanno prodotto anche anticorpi contro il Covid. «Biologicamente, sappiamo che è possibile, ma la domanda è come possiamo ora catturarlo e inserirlo in un vaccino che possiamo facilmente somministrare? Ci vorrà del tempo», ha dichiarato.

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La Coalizione della quale Hatchett è amministratore delegato ha presentato queste conclusioni durante una conferenza stampa a cui hanno partecipato diverse organizzazioni filantropiche. Ed è proprio in questa occasione che la Bill and Melinda Gates Foundation e Wellcome hanno promesso 150 milioni di dollari ciascuno a Cepi per gli studi che garantiscano lo sviluppo di un vaccino «in 100 giorni», necessario per fermare la prossima pandemia. Un prototipo di vaccino che la Coalizione prevede di sviluppare contro le 25 famiglie di virus noti che colpiscono l'uomo. E quando emergerà il prossimo virus con potenziale pandemico, gli scienziati sperano di essere in grado di costruire su questo prototipo il vaccino necessario a contrastarlo entro 100 giorni, e non come è avvenuto per il primo vaccino Covid per il quale sono stati necessari 11 mesi. «Un tempo comunque rapido - ha ammesso il dottor Hatchett - ma non sufficiente a evitare la diffusione dell'epidemia. Se avessimo avuto un vaccino in 100 giorni - ha chiarito ancora l'ad - e fosse arrivato entro aprile del 2020, si sarebbero potute salvare milioni di vite e trilioni di dollari, così come sarebbe stata contrastata la diffusione di varianti pericolose che hanno prolungato la pandemia».

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Coalition for Epidemic preparedness innovations ha contribuito a finanziare i vaccini AstraZeneca, Novavax e Moderna e sta anche finanziando ricerche contro altre malattie con potenziale pandemico come il virus Nipah e la febbre di Lassa. Bill Gates ha affermato che i 150 milioni investiti nella Cepiporterebbero il finanziamento totale della sua fondazione a 270 milioni di dollari. «Quando si parla di spendere miliardi di dollari per salvare trilioni di danni economici e decine di milioni di vite - ha affermato Gates -, è una polizza assicurativa piuttosto buona. Soprattutto se quell'investimento servirà a creare vaccini migliori per malattie come la tubercolosi, l'Hiv e la malaria». Ha anche chiarito che oltre allo sviluppo del vaccino era importante finanziare infrastrutture come impianti di produzione e logistica. I vincoli di fornitura hanno ostacolato Covax , la struttura globale per la condivisione di vaccini, nel suo tentativo di vaccinare il mondo poiché, ad esempio, non esiste ancora un grande impianto di produzione in Africa.

Al progetto per il vaccino in 100 giorni sta lavorando un team di scienziati dell’Università di Oxford che ha messo a punto un protocollo semplificato per la produzione di vaccini a vettore virale che comprime in circa un quarto il tempo necessario allo sviluppo di un nuovo vaccino Covid. L’avvio di studi clinici per il nuovo vaccino, spiegano i ricercatori, potrebbe essere possibile entro 60 giorni dall’identificazione di un nuovo virus mentre la produzione su larga scala nei 40 giorni successivi. Con un tale ritmo, gli attuali vaccini a base di adenovirus, come quello di Astrazeneca, potrebbero raggiungere l’obiettivo fissato all’inizio di quest’anno dalla Coalition for Epidemic Preparedness Innovation (CEPI), il cosiddetto obiettivo “moonshot” che mira ad accorciare i tempi di produzione dei vaccini a 100 giorni.

 

La produzione di adenovirus richiede la generazione di un virus “stock” o “seed virus”, dunque di un virus “seme” con cui infettare le cellule. Per accelerare questo processo, il team raccomanda un metodo chiamato perfusione, che rimuove i prodotti di scarto che rallentano la produzione del vaccino. Seguendo questo protocollo, il tasso di produzione del vaccino potrebbe, in futuro, essere quadruplicato. «Se le fabbriche fossero pronte a utilizzare questo metodo – stima il team – potrebbero essere fornite un miliardo di dosi di vaccini entro 130 giorni dall'identificazione di un nuovo virus, un quarto del tempo impiegato dagli attuali vaccini Covid».

 

Ultimo aggiornamento: 14:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA