Ospedale Cotugno centro di ricerca, un progetto dimenticato

Sabato 16 Maggio 2020 di Ettore Mautone

Trasformare il Cotugno da ospedale monospecialistico per le malattie infettive in Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico: un Irccs insomma, acronimo che in Campania accompagna solo il Pascale (cura e ricerca sui tumori) a cui si aggiunge l'Sdn, tra i privati, come centro diagnostico. Negli archivi del Cotugno un progetto definito nei dettagli risale a circa 10 anni fa, un'idea messa nera su bianco a cavallo tra il 2009 e il 2010. Alla stesura lavorarono medici e dirigenti amministrativi di cui pochi ancora al lavoro in corsia. «Ho avuto l'onore di essere direttore, in tempi diversi, dell'Economato e del Personale del Cotugno in quegli anni - ricorda Vincenzo Rea - il Cotugno è sempre stato un'eccellenza e una speranza per la città. Il 5 marzo - prosegue Rea - quando sono arrivati i primi due ricoverati in terapia intensiva l'Italia e il mondo hanno scoperto l'esistenza di questo presidio nato nel 1884 ed intitolato a Domenico Cotugno infettivologo degli Incurabili di Napoli di origine pugliese. L'ospedale è stato sempre fonte di speranza nei momenti di panico della città». Una ribalta riverberata in queste settimane in mezzo mondo che non si spiegava come mai qui, a Napoli, il pasticcio dei contagi in corsia che ha caratterizzato l'Italia non avevano trovato terreno fertile. «Già nel 1973 per il colera, poi per l'Aids e nel 2003 per la Sars, nel 2009 per l'influenza H1N1 - conclude Rea - il Cotugno è stata la scialuppa di salvataggio». Di quella squadra di clinici restano oggi in pista Enzo Montesarchio, Gigi Atripaldi, Peppe Nardini, Enzo Sangiovanni, Michele Coppola, Enzo Esposito, Alberto Vito, Alfredo Franco che al progetto lavorò a lungo e che ha un ruolo sindacale in seno alla Cimo (Confederazione italiana medici ospedalieri) e anche Franco Faella richiamato a 74 anni dalla Asl Na 1 a organizzare il Loreto. «Ho lavorato molto a quel progetto - avverte quest'ultimo - l'approdo non si è concretizzò, forse non era il tempo giusto. Se avessimo avuto quel riconoscimento 10 anni fa oggi Napoli, la Campania e il Sud avrebbero strumenti di intervento ancora più incisivi Se accadesse oggi? Ne sarei comunque molto felice con una punta di rammarico».
 


Sul Cotugno aveva puntato anche il manager prematuramente scomparso Enzo Casalino che guidò il Cotugno dal novembre 2003 al maggio 2006 ed ebbe la lungimiranza di approvare già nel 2005 un piano pandemico, predisposto proprio da Faella e da Massimo Miniero e dal caposala Carmine Silvestri, anche lui tornato per la riconversione del Loreto. Percorsi di accesso differenziati, camere a pressione negativa e ad alto isolamento: il nucleo all'imponente opera di ristrutturazione portata a termine prima da Antonio Giordano e poi dall'attuale direttore Maurizio Di Mauro con la regia ingegneristica di Daniele Lodato che progettò un laboratorio ad alta sicurezza infettivologica e il nuovo padiglione G.
 
 

Oggi l'intento torna in primo piano: il consigliere regionale del Pd Antonio Marciano ha promosso una raccolta di firme, 4 mila adesioni presentate al presidente della Giunta, al ministero della Salute e al presidente del Consiglio. Anche il ministro dell'Università e della Ricerca Gaetano Manfredi ha manifestato tutto l'interesse per l'iniziativa. La formula consiste nell'inserimento del tassello della ricerca a fianco di quello dell'assistenza. L'obiettivo è accrescere la competenza e la qualità delle cure erogate ai pazienti e mettere a punto terapie e sperimentazioni innovative. Un assetto alimentato da due motori: la ricerca di laboratorio e quella clinica che di continuo si scambiano informazioni. Un po' quello che è stato fatto tra Pascale e Cotugno per il Tocilizubam. La ribalta nazionale e internazionale ha fatto capire che il Cotugno ha le carte in regola per il salto di qualità. La Campania ha solo due Irccs, la Lombardia 17 (5 pubblici e 12 privati) 7 sono nel Lazio tra cui lo Spallanzani omologo del Cotugno. Per il Cotugno i tempi sono maturi: la palla passa ora alla Regione e al ministero della Salute. 

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