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Progetto Reumacenter: specialisti al fianco dei pazienti affetti da malattie reumatiche

Giovedì 26 Maggio 2022
Progetto Reumacenter: specialisti al fianco dei pazienti affetti da malattie reumatiche

Dopo i rallentamenti dovuti al Covid-19, finalmente entra nel vivo Reumacenter, il progetto ideato dalla dottoressa Giuseppina Errico, psicologa Direttrice dell’Associazione Genitori per Sempre, finanziato dalla Regione Campania ed in collaborazione con l’Asl Napoli 1 Centro. Reumacenter affianca lo specialista reumatologo con attività di supporto psicologico per il trattamento dei pazienti affetti da malattie reumatiche, in particolar modo dalla sindrome Fibromialgica. Il progetto prevede infatti un percorso di cura integrato di tipo clinico, farmacologico e psicologico per il malato reumatico. 

Nel mese di dicembre 2020 la Regione lo ha approvato definitivamente con avvio delle attività dal 6 agosto 2021, come previsto dalla convenzione stipulata con la stessa regione, salvo poi subire alcuni rallentamenti fisiologici a causa della pandemia.

Le attività saranno realizzate in forma gratuita per 150 pazienti in tre sedi: l’ospedale San Giovanni Bosco, il Presidio Sanitario Intermedio Napoli Est e presso il nuovo centro di Medicina, psicologia e psicoterapia sistemica di Napoli diretto dalla Dottoressa Errico. In questa ultima sede si svolgeranno tutti i laboratori previsti dal progetto: training autogeno, medicina narrativa, musicoterapia, teatroterapia, ortoterapia e gruppi di incontro self-help. Per il San Giovanni Bosco tutor del progetto è il dott. Enrico Tirri, direttore dell’Uosd di reumatologia, docente nella scuola di specializzazione di reumatologia dell’università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e consigliere nazionale della società italiana di reumatologia mentre per il presidio sanitario Intermedio Napoli Est lo è il dr. Tito d’Errico, responsabile dell’ambulatorio e Dh di reumatologia.

Le malattie reumatiche sono invalidanti e se non trattate precocemente rappresentano una delle principali cause di perdita della capacità lavorativa, colpendo una popolazione ancora giovane; inoltre, si associano ad elevata incidenza di depressione per la presenza di dolore, di limitazione fisica e di disturbi dell’umore, che amplificano la percezione di malessere con ripercussioni sugli aspetti lavorativi e relazionali del paziente: «Nonostante le terapie farmacologiche in reumatologia abbiano negli ultimi anni compiuto notevoli progressi, e mi riferisco prevalentemente ai farmaci biotecnologici e agli inibitori delle Jak, il supporto psicologico dei pazienti affetti da artriti croniche e da sindrome fibromialgica resta importante» afferma il Dott. Enrico Tirri. 

«Secondo il Ministero della Salute, le patologie reumatiche sono ai primi posti tra le condizioni cliniche croniche più diffuse nella popolazione italiana. Non vi sono dati aggiornati sulla prevalenza delle malattie reumatiche in Campania ma l’analisi del numero delle esenzioni attive per esse evidenzia che circa lo 0.5% della popolazione ne risulta affetto con un incremento significativo in funzione dell’età. La severità dell’impatto sulla popolazione è fortemente supportata anche dall’evidenza che molti dei pazienti colpiti da queste patologie è costretto ad abbandonare la propria attività lavorativa. Sebbene già tali dati restituiscano una dimensione importante della problematica nella popolazione generale, è estremamente probabile che la reale dimensione del problema, verosimilmente sottostimata, sia ancora più rilevante ed in progressivo aumento». conclude il Dott. Enrico Tirri

L’organizzazione mondiale della sanità ha suggerito alla comunità scientifica un approccio biopsicosociale anche per il malato reumatico grazie ad équipes multidisciplinari che lo prendano in carico a 360 gradi sul piano clinico, terapeutico e psicologico. Anche il ministero della Salute in un comunicato del 2015 sottolineava il ruolo dello psicologo che «può svolgere una funzione rilevante e di “cerniera” tra le varie professioni». «Eppure» afferma la Dott.ssa Giuseppina Errico «il Ssn non prevede una presa in carico a 360 gradi per questi pazienti; per cui si tende a curarli solo con terapie farmacologiche e riabilitative. Questo percorso si rivela incompleto perché mancante dell’approccio psicologico, fondamentale per il recupero del benessere del paziente. L’sssociazione Genitori per Sempre ha quindi intercettato tale bisogno istituendo nel 2013 il primo intervento di supporto psicologico rivolto ai malati reumatici afferenti alla Uosd di Reumatologia dell’Asl Napoli 1 Centro».

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Il percorso psicologico clinico previsto dal progetto Reumacenter permetterà a 150 pazienti affetti da artrite reumatoide, artrite psoriasica, spondilite anchilosante e sindrome fibromialgica di migliorare la loro qualità di vita. Le attività previste sono tutte gratuite: «Il sostegno psicologico con tutti i laboratori previsti» prosegue Lorenzo La Manna, presidente Amarec Onlus «evidenzia un impatto positivo sulla gestione di depressione, dolore, spasticità, equilibrio, attenzione e memoria. L’intervento di psicologia clinica e riabilitativa previsto dal progetto Reumacenter, grazie al coinvolgimento di reumatologi, pischiatri, psicologi, psicoterapeuti e nutrizionisti presta attenzione anche ai caregivers, che sono quasi sempre familiari».

«L’armamentario terapeutico in Reumatologia già potenziato dalle attuali terapie biotecnologiche si completa con la terapia psicologica» conclude il dott. Tito d’Errico «in un innovativo progetto di cura che pone il paziente al centro; tutto ciò reso possibile per la costituzione di un team multidisciplinare nell’Asl Napoli 1 Centro e dal progetto Reumacenter finanziato dalla regione Campania. Tale iniziativa oltre a costituire un traguardo terapeutico rilevante per i nostri pazienti, avrà una indubbia ricaduta sulla riduzione dei costi diretti ed indiretti per il Ssn; inoltre si potranno ridurre gli accessi alle strutture sanitarie in un momento così difficile e delicato dovuto all’attuale pandemia. Siamo certi che la progettualità posta in essere, migliorando la qualità di vita del malato reumatico, possa rappresentare un modello terapeutico strutturato nell’esclusivo interesse dei nostri pazienti».

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