Cambiano (ancora) i pronto soccorso: arriva il manager anti-barelle

Venerdì 21 Giugno 2019 di Lorenzo Calò
Via i colori dai codici di accesso, maggiore attenzione alle necessità dei piccoli pazienti e, per ogni ospedale, un addetto al controllo di qualità dei posti letto. Va in onda l'umanizzazione del pronto soccorso, almeno quella immaginata nella bozza delle linee guida varate dal tavolo tecnico istituito al ministero della Salute e ora al vaglio delle Regioni. Si tratta di una rivisitazione delle misure di intervento dopo la riforma del 2003.
 
Nel modello proposto dal ministero si adotta un sistema di priorità a 5 codici numerici, con una scala da 1 a 5. Dunque, non più la classificazione in codice rosso, giallo, verde e bianco ma un elemento numerico per identificare con maggiore appropriatezza l'entità della prestazione di emergenza. Il codice verde, ad esempio, essendo di gran lunga il più attribuito nel triage, non consente di differenziare adeguatamente i pazienti meritevoli di maggior impegno assistenziale da quelli a minore carico gestionale, esponendoli al rischio di eventi sfavorevoli o di sottovalutazione, è scritto nel documento di sintesi. In base al numero sarà stabilita anche la risposta della prestazione medica: 1 (emergenza, con intervento immediato); 2 (urgenza, accesso entro 15 minuti); 3 (urgenza differibile con trattamenti da svolgere nell'arco di un'ora); 4 (urgenza minore, che solitamente richiede prestazioni diagnostico-terapeutiche da eseguire nell'arco di 120 minuti); 5 (non urgenza o minima rilevanza clinica, con accesso entro 240 minuti). Nel documento si ribadisce inoltre che il Triage in pronto soccorso è una funzione effettuata da personale con appropriate competenze e attuata sulla base di linee guida e protocolli in continuo aggiornamento. L'infermiere di Triage è dotato di autonomia professionale, in relazione alle competenze acquisite durante il corso di formazione, può essere specificatamente autorizzato alla somministrazione di alcuni farmaci, all'esecuzione di prelievi ematici. La tempestività e l'efficacia della prestazione assistenziale in un contesto di urgenza è ancora più importante se si considerano i tempi di permanenza all'interno della struttura sanitaria: ottimali le sei ore (otto al massimo) di osservazione laddove non sono necessari altri trattamenti o ricoveri nei casi più acuti.

Grande importanza assume con il nuovo regime assistenziale l'attenzione alla cura del dolore nei pazienti pediatrici. Per questo motivo, dovranno essere disponibili ed utilizzate, correttamente e costantemente, dall'infermiere addetto al triage le scale validate del dolore pediatrico, specifiche per fasce d'età.

Il tempo di attesa potrà essere usato per trasmettere informazioni utili al paziente sull'esperienza che sta vivendo, sia come paziente che come accompagnatore. Si parla per questo di attesa attiva finalizzata al miglioramento degli aspetti di comfort in sala d'attesa quali la presenza di opuscoli, tv, proiettori, diffusori musicali, distributori di cibo e bevande. Richiamata anche la presenza di display che permettano di conoscere in tempo reale il numero di postazioni impegnate, il numero di pazienti negli ambulatori o in attesa di ricovero. Si suggerisce, inoltre, la presenza di un referente per la gestione dei possibili conflitti con i pazienti in attesa di visita. Nelle strutture ospedaliere a più elevata complessità potrebbe essere prevista la presenza di uno psicologo nel pronto soccorso.

La risorsa posto letto diventa materia di bed management. Insomma, ci sarà uno specialista, individuato dalla direzione strategica aziendale, che lavorerà sull'ottimizzazione dei posti letto, sulla disponibilità, sulla dislocazione logistica. Si tratta di una novità assoluta: al momento non esiste un modello unico di riferimento per la funzione di Bed Management che dovrà assicurare una sintesi tra la disponibilità di posti letto integrando percorsi di urgenza con degenze programmate. Ultimo aggiornamento: 12:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA