Quota 100, medici di famiglia in fuga dalla Campania: chiudono 300 ambulatori

Giovedì 29 Agosto 2019 di Ettore Mautone
La Medicina di base è in crisi, il medico di famiglia (che in realtà di base non è in quanto formato con un corso specifico in medicina generale assimilato a una specializzazione) è a rischio un po' dovunque. Non - come ha improvvidamente dichiarato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Giancarlo Giorgetti «perché dal medico di famiglia non va più nessuno se non per le ricette» piuttosto perché questi camici bianchi sono pochi, sempre più difficili da reperire soprattutto nelle aree interne a fronte di un ruolo sempre centrale per far funzionare il Servizio sanitario nazionale.
 
Medici anche in Campania al bivio tra le necessità di una riforma strutturale che mira a riequilibrare l'offerta assistenziale sbilanciata sul versante ospedaliero (con il rilancio della medicina del territorio) e i bisogni di salute emergenti della popolazione anziana e dei malati cronici.

Medici di famiglia che fanno del rapporto diretto e continuativo con il paziente il loro principale punto di forza. Un'arma che però rischia di rimanere spuntata di fronte alle prospettive demografiche (l'impennata dell'invecchiamento della popolazione) e ai massicci pensionamenti dei sanitari cui non corrispondono adeguati rimpiazzi. Un nodo che in Campania rimane ogni anno impigliato nella forbice che si forma tra i medici che a 68 anni appendono il camice al chiodo e chiudono il proprio studio per limiti di età e quelli reclutati con la graduatoria regionale che mette in fila gli aspiranti alla zone in cui manca il medico. Graduatoria che però viaggia però con uno o due anni di ritardo facendo una fotografia poco attendibile dei fabbisogni.

A tutto ciò si aggiunga il progressivo spopolamento della platea dei medici di guardia medica attivi di notte e nei festivi e si ottiene la tempesta perfetta. Un sistema a vasi comunicanti che con le nuove norme che impongono di lasciare la guardia medica al raggiungimento di almeno 850 assistiti finisce per creare ulteriori carenze sia su un fronte (la medicina di famiglia) sia sull'altro (la continuità assistenziale delle guardie).

Per comprendere le proporzioni del fenomeno basta dare uno sguardo alle tabelle elaborate dalla Fimmg (il principale sindacato di categoria) sulla scorta dei profili di pensionamento dell'Enpam, l'ente di previdenza di categoria. In Campania, al 1 gennaio del 2018, risultavano attivi 4222 medici di assistenza primaria. Nei prossimi 15 anni raggiungeranno l'età pensionabile complessivamente circa 3562 unità pari all'84 per cento di quelli in in attività con una progressione che dal 2019 va ben oltre l'asticella dei circa 150 posti disponibili individuati di anno in anno. Un imbuto solo in parte bilanciato da iscrizioni in sovrannumero e senza borsa di studio. Tutto ciò da un lato alimenta il sottobosco del precariato e dall'altro lascia vuoti sempre più preoccupanti nella rete dell'assistenza.

La graduatoria regionale degli aspiranti medici di famiglia o candidati a una guardia medica è apparentemente pletorica (circa 2500 camici bianchi) ma molti un lavoro da qualche parte già lo hanno e non vi rinunciano se non per un posto da medico di famiglia titolare. Così già nel 2019 si arriva a 286 pensionamenti che salgono a quota 332 nel 2020, a 381 nel 2021 con un picco di 390 e 430 rispettivamente nel 2022 e 2023. Senza misure straordinarie si rischia il tracollo.

«A fronte delle centinaia di pensionamenti previsti sottolinea Luigi De Lucia dello Smi - la Regione Campania deve ancora assegnare le carenze relative al 2018 ed è in forte ritardo sulla ricognizione ed approvazione carenze anno 2019. È necessario quindi potenziare gli uffici preposti anche per garantire il ricambio generazionale con le modalità previste dal decreto Calabria e tamponare l'emorragia di medici». Nella giusta direzione pare vada l'intesa raggiunta a livello nazionale agli inizi di agosto che deve trovare concreta applicazione in ambito regionale. «Resta il fatto che in Campania aggiunge Luigi Sparano della Fimmg - l'immissione in servizio dei nuovi medici fa riferimento a una mappa delle carenze non aggiornata aumentando il rischio di lasciare sguarnite le zone disagiate delle aree interne e sulle isole (a Capri da anni lavora un sostituto). Anche a Napoli in quartieri poco ambiti come Pianura, dopo il pensionamento e il decesso di tre o quattro medici, il ricambio resta al palo e i cittadini rischiano di perdere il vantaggio della prossimità e di ingolfare ancor più gli ospedali». Ultimo aggiornamento: 14:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA