Restrizioni e zone rosse: dal Green pass “2G” alle mascherine, le Regioni fanno da sole

Giovedì 18 Novembre 2021 di Francesco Malfetano
Restrizioni e zone rosse, le Regioni fanno da sole

I contagi risalgono e allora le Regioni accelerano. Il governo però frena e via alla nuova mediazione. Sin dall’inizio della pandemia il refrain è sempre lo stesso. E ora, con il Natale alle porte e la soglia psicologica dei 10mila casi appena sfondata, non può che andare allo stesso modo. Le Regioni però ora scalpitano. Non solo chiedono misure più rigorose ma spesso sono anche pronte a mettersi in proprio. Il ligure Toti ad esempio, con una folta schiera di colleghi, vede di buon occhio l’ipotesi di un Green pass “2G”, sul modello tedesco (niente tamponi quindi). «È il solito dualismo tra palazzo e territorio» azzarda uno dei governatori più attivi su questo fronte. 

IL TAVOLO

Del dossier si parlerà già oggi. Al tavolo della Conferenza delle Regioni si cercherà di mettere nero su bianco una posizione unanime da trasmettere all’esecutivo. Bisogna aspettare quindi, ma non tutti i territori sono disposti a farlo. Tant’è che ci sono anche diversi amministratori che, consapevoli della specificità della propria area, non si limitano ad alzare la voce ma, nei limiti delle loro possibilità, alzano anche l’asticella delle restrizioni. E così se il campano Vincenzo De Luca, zona bianca o no, non ha mai eliminato l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto, ora si moltiplicano gli esempi di chi segue la stessa strada. Il Piemonte ad esempio la impone all’aperto in tutte le aree pertinenziali delle scuole di ogni ordine e grado o antistanti ad esse. Ha fatto scalpore l’ordinanza del sindaco di Aprilia, in provincia di Latina, che dopo l’aumento dei contagi ha ripristinato a partire da ieri l’utilizzo delle mascherine all’aperto, l’obbligo di evitare ogni forma di assembramento e la sanificazione degli ambienti al chiuso dopo il loro utilizzo.

E poi ci sono i sindaci che la mascherina l’hanno reimposta all’aperto ma solo nei mercatini di Natale: è il caso delle gettonatissime (e già a rischio) Trento, Bolzano, e Rovereto ma anche di Arezzo e Verona. A Trieste, per fronteggiare l’impennata dei contagi il sindaco Dipiazza si è già visto «costretto ad annullare la festa di Capodanno e i fuochi artificiali». Se però il tema sono le fughe in avanti, da mesi a fare scuola nella Penisola è sempre De Luca. Il governatore campano, al netto delle espressioni “colorite” a cui ha abituato (ieri «Contro i no-vax, rimane solo il Napalm, mi sembra il minimo»), ha deciso di tirare dritto anche per quanto riguarda la gestione della campagna vaccinale per i richiami. Mentre questa inizierà in tutto il Paese dal 1 dicembre per la fascia 40-59 anni, in Campania, sarà aperta a tutti senza limiti di fasce di età o di categorie.

LA CALABRIA

Ad intervenire è stata anche la Calabria dove il governatore forzista Roberto Occhiuto, partendo dalla considerazione che nei singoli Comuni in cui vanno adottate restrizioni «non è possibile mutuare pedissequamente i criteri nazionali (tassi di occupazione posti letto)», ha sintetizzato in una circolare dei nuovi parametri con cui i sindaci potranno proporre le ordinanze da adottare al presidente della Regione. Per il passaggio in zona rossa ad esempio, invece delle ospedalizzazioni, si tiene conto anche del tasso dei decessi e delle positività oltre alla percentuale di popolazione immunizzata. La zona arancione invece scatta se le persone fragili con più di 50 anni o meno di 18 anni tra i nuovi casi negli ultimi 7 giorni supera il 20 per cento. 

 

Strette, quella calabrese come tutte le altre, che mal combaciano con la prudenza dell’esecutivo. Il punto sarà affrontato nel vertice di oggi sottolineando però come l’idea di fondo dei governatori, consapevoli della distanza tra la situazione nostrana e quella austriaca, non sia penalizzare i no-vax ma premiare chi si è vaccinato. Un’ipotesi potrebbe essere quella di consentire attività ricreative solo a chi è vaccinato. Ad esempio se scatta il giallo c’è il limite di quattro persone a tavola. Anche per non penalizzare i ristoratori si potrebbe consentire a chi è vaccinato di sforare il limite. E lo stesso varrebbe, declinato sulle diverse restrizioni, per le zone arancioni. Non è detto però che si raggiunga questo tipo di sintesi. Nonostante il pressing di Enrico Letta e di Matteo Renzi di ieri infatti, il governo continua a tirare il freno a mano: «È presto. Ragioneremo giorno per giorno».


 

Ultimo aggiornamento: 16:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA