Social freezing, diventare mamma ma non subito: così la gravidanza può essere posticipata

Mercoledì 15 Settembre 2021
Social freezing, diventare mamma ma non subito: così la gravidanza può essere posticipata

Il principe azzurro è desaparecido, il posto fisso un miraggio. E il desiderio di diventare madri scivola in fondo nella lista dei desideri. Ma non è detto che si debba rinunciare «per sempre». Per tante donne, soprattutto nel Nord Italia, non è più così: posticipano la gravidanza, congelando gli ovociti. Utilizzano, in pratica, il «social freezing»,la crioconservazione già praticata in vista di terapie oncologiche o comunque di trattamenti medici che comprometterebbero la fertilità. Fecondità che, naturalmente, si riduce dopo i 35-40 anni

A giudicare dai dati diffusi dall'osservatorio "GeneraLife", le procedure sono più che raddoppiate. Il direttore scientifico dei sette centri, Filippo Maria Ubaldi, è anche presidente di Sifes-Mr e un componente del tavolo tecnico per la ricerca e formazione nella prevenzione e cura dell'infertilità del ministero della salute. Lui rimarca: «Si tratta di un percorso ideato per salvaguardare la salute riproduttiva delle pazienti oncologiche (130 donne su 100mila con meno di 44 anni ricevono diagnosi di neoplasia ogni anno), che vanno incontro a terapie che possono compromettere la possibilità di avere un bambino, Ma si sta rivelando un'opzione valida anche per coloro che devono rimandare il momento in cui cercare un figlio, ad esempio, per mancanza di un partner o di un lavoro stabile».

Confrontando il report degli ultimi sei mesi del 2021 con il primo semestre 2019, emerge che i trattamenti per la preservazione della fertilità sono aumentati, e raddoppiati nei mesi di aprile, maggio e giugno, prima delle vacanze estive. Certo, si tratta ancora di numeri limitati: nel trimestre 2021, in 46 si sono sottoposte al ciclo contro le 21 registrate due anni fa. Ma, in totale, nei primi 6 mesi del 2021 è stato eseguito lo stesso numero di preservazioni (circa 80) di tutto il 2020. 

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Come funziona così? Gli ovociti vengono prodotti in quantità maggiori attraverso la stimolazione ormonale e, prima dell'ovulazione, prelevati con un intervento in anestesia generale, poi conservati in azoto liquido. E, al momento richiesto vengono scongelati e impiantati con tecniche di procreazione assistita, le stesse praticate per le coppie che hanno difficoltà a diventare genitori per altri motivi, e che portano ogni anno a effettuare più di due milioni di stimolazioni ovariche per fecondazione in vitro (un'operazione, è importante precisare, che non è detto comunque che si concluda con la gravidanza). 

Quanto ai costi, il costo del programma è a totale carico della paziente, come il piano farmacologico necessario per la preparazione. Si paga solo il ticket in Campania, invece, se la scelta è indotta da motivi medici e oncologici e non da valutazioni di opportunità.

Ultimo aggiornamento: 16:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA