Virus, il Cts: «Sport senza pubblico». Ma come per le discoteche le Regioni sono pronte a derogare

Martedì 1 Settembre 2020 di Mauro Evangelisti
Il Cts: «Sport senza pubblico». Ma come per le discoteche le Regioni sono pronte a derogare

Gli Internazionali di tennis, in programma al Foro Italico di Roma dal 14 al 21 settembre, si giocheranno a porte chiuse. Il Comitato tecnico scientifico, ieri pomeriggio, ha confermato che non vi sono le condizioni, visto l'andamento dell'epidemia, per aprire i cancelli al pubblico. La Regione Lazio, che aveva domandato un parere al Cts in seguito alla richiesta della Federazione tennis, rispetterà questa decisione. «In questo momento dobbiamo pensare alle scuole, non possiamo prenderci altri rischi» ripete l'assessore alla Salute, Alessio D'Amato. Il Cts ha detto no anche al pubblico per la serie A di calcio, ma su questo l'ultima parola spetta al governo. Problema: come è successo per la riapertura delle discoteche quest'estate, ogni Regione sta andando per conto proprio.

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Attilio Fontana, governatore della Lombardia, lascerà a porte chiuse il Gran premio di Formula 1 di Monza che si svolgerà domenica (ci saranno solo 250 medici e infermieri), ma ha già detto: «È possibile riaprire gli stadi e i palazzetti? Assolutamente sì». Ancora: «Ho pronta l'ordinanza per la riapertura per il 25 per cento della capienza, con obbligo di mascherina solo nei posti chiusi». Sta però aspettando che ci sia una linea comune per tutto il Paese e la sta chiedendo al ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia. «Se non mi dovesse dare risposte concrete, sono disposto a firmare l'ordinanza». Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, però, l'altro giorno in una intervista al Mattino è stato perentorio: «Dobbiamo riaprire le scuole, non gli stadi». Tesi condivisa proprio in Lombardia dal professor Massimo Galli, responsabile di Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano: «Se riportiamo il pubblico negli impianti sportivi, rischiamo di commettere lo stesso errore fatto con la riapertura delle discoteche quest'estate». E se il ministro della Salute, Roberto Speranza, è in linea con la prudenza del Cts, dalle Regioni le fughe in avanti sono già numerose e trasversali. Partiamo dall'Abruzzo: il governatore Marco Marsilio (centrodestra) ha firmato un provvedimento che riapre gli stadi, «non ho fissato una percentuale, autorizzeremo un numero di spettatori di volta in volta, sulla base della richiesta e delle garanzie degli organizzatori».

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L'altro giorno, a Castel Di Sangro, si è disputato un triangolare di calcio, al quale ha partecipato anche il Napoli, con 1.500 spettatori. Emilia-Romagna, il presidente Stefano Bonaccini (centrosinistra) ha autorizzato la riapertura degli impianti sportivi con un numero massimo di spettatori pari al 25 per cento della capienza. Per dire: mentre la Supercoppa di basket in Lombardia si è disputata a porte chiuse, l'altro giorno all'Unipol Arena di Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, il derby tra la Fortitudo e Reggio Emilia si è giocata con 590 spettatori. Per il Moto Gp a Misano Adriatico, in provincia di Rimini, si parla di 10.000 spettatori. Gli eventi in realtà sono due, nel secondo e nel terzo fine settimana di settembre. Bonaccini aveva spiegato: «Dove prima entravano 150.000 persone, metterne ora 10.000 non è molto complicato. Si evita di entrare nei prati, si può entrare solo sedendosi sulle tribune in distanziamento». 
 

 

Al Mugello, in Toscana, per la Formula 1 (13 settembre), previsti 3.000 spettatori. In Friuli-Venezia Giulia, il presidente Massimiliano Fedriga (centrodestra) ha autorizzato 1.000 spettatori nel palasport di Trieste per la Supercoppa di basket. In sintesi: il Cts frena, le Regioni accelerano, il Lazio sugli internazionali di tennis appoggia la linea del rigore degli scienziati, la Lombardia chiede scelte unitarie in tutto il Paese ma ha già pronta l'ordinanza per riaprire stadi e palasport come hanno già fatto Abruzzo, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia. «In questi giorni tutti gli sforzi dovrebbero essere concentrati sulla scuola, gli stadi possono aspettare» è la tesi di Miozzo.
 

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