Spostamenti tra regioni, Villani (Cts): «Viaggiare sotto le festività può far ripartire il contagio»

Sabato 28 Novembre 2020 di Francesco Malfetano

«Bisogna fare i conti con la realtà: oggi ogni assembramento è un rischio e spostarsi da una regione all'altra può far ripartire il contagio». Per Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria e componente del Cts (Comitato che si riunirà oggi per valutare i nuovi numeri del monitoraggio settimanale), prima di pensare alle deroghe, tanto per il cenone di Natale quanto per gli spostamenti. 

«Sarebbe tutto possibile con una cultura sanitaria diversa - spiega - ma in Italia c'è ancora chi contesta l'uso della mascherina». D'altronde «se si sta a tavola mantenendo il distanziamento di un metro non cambia molto che si stia in 3 o in 8. Ma come si fa a valutare o ad imporlo se qui non si è neppure capito che il problema non è passeggiare in sé ma assembrarsi a Ponte Milvio, sul lungomare di Napoli o a Milano? Servirebbe più educazione sanitaria». 

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Dottor Villani, si parla di deroghe per la messa della notte di Natale, deroghe per gli spostamenti se i genitori sono malati, deroghe per i cenoni. Non è che tutte queste eccezioni diventano un pericolo? Siamo pronti o finisce come in estate?
«Sulle deroghe vedremo, quando le presenteranno al Cts capiamo cosa si sta cercando di fare. Però è chiaro che possono essere un rischio perché è impossibile trovare misure che siano universalmente valide per tutti. Purtroppo si fa fatica a capire ancora che il virus si diffonde facilmente. Va detto che se si riuscisse a congegnare le cose, rispettando soprattutto il distanziamento, lo stare a più di un metro di distanza, che tu il cenone lo faccia in 3 o in 8 non cambia molto. Ma c'è davvero un salone così grande nelle case di tutti gli italiani? Bisogna confrontarsi con la realtà».

La realtà rischia di essere tavolate gomito a gomito, strade piene per passeggiare in centro e persone che si spostano per tutta la Penisola.
«Molte delle misure adottate sono prese perché c'è chi non rispetta le norme. Se io e lei siamo a meno di un metro distanza, ci contagiamo indipendentemente dal fatto che siamo in macchina, a teatro, in uno studio televisivo oppure prendere un caffè. Dovremmo accettare che esiste un nuovo galateo, come rapportarsi con le altre persone nel modo giusto. Ma dato che oggi ancora non è chiaro e fino all'estate si andava ancora dicendo che il virus non esisteva, servono norme che tengono conto di tutto questo».

Per cui non sarebbe ancora il momento neppure di valutare un allentamento.
«Le regola generali dovrebbero essere buonsenso e cultura sanitaria. Se ci fossero queste sarebbe possibile andare al cinema tenendo 3 metri di distanza, senza assembramenti, con la mascherina e il ricambio d'aria in sala. Ma questo non c'è e quindi per un criterio di massima cautela si adottano misure più restrittive. Misure che oggi sono giuste».

Eppure con i dati che stanno migliorando tra due o tre settimane quasi tutta Italia sarà gialla, o comunque arancione, per cui gli spostamenti saranno consentiti. Che succede?
«Vede come sa il colore non dipende solamente dal numero di persone infette in un territorio ma da diversi fattori. Le faccio un esempio. Se lei è potenzialmente infetto, lo sono anche i suoi genitori e sua moglie che si spostano in auto con lei per Natale. Si trasferisce per le feste in una Regione in cui i posti di terapia intensiva sono già saturi. A quel punto che si fa? Il contagio rischia di ripartire, ogni assembramento è un rischio».

Non rischiamo di accettarlo ora e pagare il prezzo poi?
«Non c'è un solo criterio da tenere in considerazione, ce ne sono tanti. So che la politica è più complessa della scienza. Vengono prese decisioni che tengono conto di mille fattori e non solo delle questioni puramente sanitarie. Fattori che io non so valutare per pesarli insieme. Da sanitario però».

Ultimo aggiornamento: 11:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA