Trapianti, la battaglia dei bimbi di Napoli: la denuncia dei genitori dopo lo stop al Monaldi

di Maria Pirro

Dimenticate Filumena Marturano: «I figli non sono tutti uguali. A Napoli curarli è un calvario», dice Rosario Stornaiuolo, presidente regionale di Federconsumatori. Lo sa bene Dafne Palmieri, la madre di Massimo che ha avuto un trapianto di cuore «ed è l'unico sopravvissuto tra otto piccoli ammalati negli ultimi anni operati o comunque assistiti in città». Proprio per la mortalità eccessiva dovuta a carenze di uomini e mezzi all'ospedale Monaldi, ma anche a seguito di conflitti tra medici, il centro ha sospeso questi interventi salvavita. «Quindi, una bimba è stata operata a Bergamo, altri tre sono stati costretti a emigrare fuori regione, sostenendo disagi e costi enormi per l'assistenza» accusa Dafne.

«L'ultimo paziente è stato trasferito al Bambin Gesù di Roma solo qualche giorno fa e ha dovuto ripetere tutti gli accertamenti clinici, nonostante avesse già avuto la diagnosi nella struttura partenopea». Tempo prezioso perduto, ulteriori costi e disagi, Palmieri sottolinea, «senza una soluzione in vista». Infatti, è passato un anno dalla chiusura del centro trapianti di cuore, riferimento per i bimbi di Napoli e del Mezzogiorno. E l'attività resta sospesa, nonostante le petizioni e gli appelli, le audizioni in commissione trasparenza alla Regione Campania, le manifestazioni e le promesse.

Di qui la decisione di presentare una denuncia in Procura. «Per interruzione di pubblico servizio ed eventuali altri reati collegati», spiega l'avvocato Carlo Spirito, che conduce la battaglia legale nel nome di Massimo e degli altri figli della città dei diritti negati.
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Mercoledì 24 Gennaio 2018, 10:09 - Ultimo aggiornamento: 24-01-2018 10:11
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