Tumore del colon retto, la terapia giusta grazie alla biopsia liquida

Tumore del colon retto, la terapia giusta grazie alla biopsia liquida
Martedì 2 Agosto 2022, 15:05
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La scelta della terapia giusta, per il paziente giusto, al momento giusto: un obiettivo che sembra più vicino per il tumore del colon-retto metastatico, grazie alla biopsia liquida che consente di analizzare il Dna tumorale circolante attraverso un prelievo di sangue e così di selezionare i pazienti in base alle caratteristiche molecolari del tumore in quel momento, a prescindere dalle precedenti terapie e dall'intervallo di sospensione. Lo indica lo studio 'Chronos', coordinato dall'Irccs Candiolo di Torino e dall' ospedale Niguarda di Milano, con la collaborazione dell'università di Torino, dell'università degli Studi di Milano e la collaborazione della clinica dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano, l'Istituto oncologico veneto di Padova.

La ricerca, pubblicata su 'Nature Medicine', è stata finanziata dalla Fondazione piemontese per l'oncologia Irccs Candiolo nell'ambito dei fondi di ricerca Airc 5x1000. «Nei pazienti con tumore al colon-retto metastatico, molte terapie a bersaglio molecolare si basano su anticorpi monoclonali contro i recettori di crescita Egfr, che possono essere utilizzati solo in caso di pazienti senza mutazioni in Ras/Braf», spiega Alberto Bardelli, co-autore dello studio e docente all'Università di Torino.

«Sebbene la terapia risulti efficace, la maggior parte dei pazienti sottoposti a questo trattamento, può sviluppare nel tempo resistenza al farmaco e la malattia progredisce. A questi pazienti - aggiunge Bardelli - è possibile somministrare un secondo ciclo di terapia, cosiddetta 'rechallengè, che consiste nel riprendere le terapie anti-Egfr dopo un periodo di sospensione, una volta che i geni mutati siano scomparsi e la malattia sia tornata sensibile al trattamento. La difficoltà, tuttavia, sta nel capire quando avviare un rechallenge». Fino ad oggi non era possibile stabilirlo se non in modo empirico, in base a un intervallo di tempo statistico intercorso dalla precedente terapia. In questo contesto si inserisce lo studio 'Chronos' che, per la prima volta, sfrutta le potenzialità della biopsia liquida per monitorare in tempo reale l'andamento del tumore e guidare la terapia, consentendo di escluderla nei pazienti con geni mutati nei quali il trattamento non avrebbe funzionato. 

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