Tumore polmone, una nuova cura aumenta la sopravvivenza: 3 pazienti su quattro vivi dopo 4 anni dalla malattia

Tumore polmone, una nuova cura aumenta la sopravvivenza: 3 pazienti su quattro vivi dopo 4 anni dalla malattia
Domenica 11 Settembre 2022, 11:01 - Ultimo agg. 14 Settembre, 07:16
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Un nuova cura apre uno spiragllio per i malati di tumore al polmone: è la terapia adiuvante, dopo l'intervento chirurgico, con la molecola osimertinib. Aumenterebbe la sopravvivenza dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio precoce che presentano mutazioni del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR): la terapia adiuvante, dopo l'intervento chirurgico, con la molecola osimertinib ha infatti dimostrato una sopravvivenza mediana libera da malattia pari a 65,8 mesi, circa 5 anni e mezzo, e circa tre pazienti su quattro trattati erano vivi e liberi da malattia a quattro anni. Lo dimostrano i risultati dello studio aggiornato ADAURA presentato al congresso della Società europea di oncologia medica Esmo. Lo studio ha inoltre mostrato che osimertinib ha ridotto del 76% il rischio di recidiva di malattia a livello encefalico nei pazienti. L'Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato la rimborsabilità del farmaco.

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La cura

«I risultati aggiornati dello studio ADAURA mostrano che il trattamento adiuvante con osimertinib non solo continua a prolungare la sopravvivenza libera da malattia dei pazienti dopo l'intervento chirurgico, ma nel tempo riduce anche il rischio di recidiva a livello del sistema nervoso centrale - spiega Filippo de Marinis, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica dell'Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano -. Un dato importante perchè solitamente, anche quando la malattia è diagnosticata in fase iniziale, i tassi di recidiva dopo la chirurgia restano elevati, indipendentemente dal ricorso alla chemioterapia post-operatoria». I risultati dello studio ADAURA, sottolinea, «sono senza precedenti. I vantaggi ottenuti, in base ai risultati aggiornati dello studio, cioè una riduzione del rischio di recidiva o morte pari al 73% nella popolazione globale e una sopravvivenza mediana libera da malattia di circa cinque anni e mezzo, sono davvero significativi e definiscono un nuovo standard di cura, a fronte di un'ottima tollerabilità. Grazie all'approvazione di AIFA, anche nel nostro Paese si afferma un vero e proprio cambio di paradigma, che vede l'introduzione della medicina di precisione in una popolazione di pazienti in cui l'intento dei trattamenti è la cura». 

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