Tumori, scoperta una nuova combinazione di farmaci per i pazienti in cui il cancro è resistente all'immunoterapia

Cancro, la nuova combinazione di farmaci salvavita per chi resiste anche all'immunoterapia
Cancro, la nuova combinazione di farmaci salvavita per chi resiste anche all'immunoterapia
Lunedì 22 Agosto 2022, 13:13 - Ultimo agg. 10 Settembre, 12:34
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L'immunoterapia è l'opzione successiva di trattamento al cancro, dove la chirurgia, la radioterapia o la chemioterapia hanno fallito. Nonostante ciò questa, che utilizza il sistema immunitario per colpire e uccidere le cellule tumorali, non è efficace per tutti perchè alcuni tumori possono evolversi e resistere alla cura. Ora però arriva una speranza anche per quei pazienti che sono resistenti anche all'immunoterapia. 

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Gli esperti nel Regno Unito hanno scoperto infatti che un duplice trattamento - l'immunoterapia combinata con la guadecitabina, un nuovo farmaco sperimentale - può invertire la resistenza di un cancro all'immunoterapia. Secondo lo studio i pazienti che sarebbero dovuti morire dopo aver esaurito tutte le opzioni di trattamento sono sopravvissuti invece, grazie a questa combo, molto più a lungo. 

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La ricerca

Lo studio ha utilizzato pembrolizumab e guadecitabina per il trattamento di 34 pazienti oncologici, 30 dei quali hanno analizzato i loro tumori per l'attività immunitaria e la crescita del cancro. Ogni tre settimane per tre anni, hanno ricevuto un'iniezione di guadecitabina per quattro giorni consecutivi e il primo di quei giorni con pembrolizumab. Pembrolizumab è un farmaco inibitore del checkpoint immunitario che si è già dimostrato efficace nel trattamento di una serie di tumori, compresi i tumori del polmone e della pelle. 

Il pembrolizumab, un farmaco immunoterapico, combinato alla guadecitabina, un agente ipometilante del DNA di nuova generazione, ha fermato l'avanzata del cancro in più di un terzo dei pazienti arruolati nello studio iniziale di fase 1. I risultati sono pubblicati sul Journal for ImmunoTherapy of Cancer .

Gli esperti

E secondo gli esperti dell'Institute of Cancer Research e della Royal Marsden NHS Foundation Trust, la doppia combinazione potrebbe diventare una nuova arma efficace contro diverse forme di cancro. I pazienti presi in esame nello studio, dal Royal Marsden e dall'ospedale dell'University College di Londra, erano quelli con tumore ai polmoni, al seno, alla prostata e all'intestino.

«Penso che una delle cose più importanti di questo studio sia che abbiamo utilizzato più metodi diversi per cercare i cambiamenti nel sistema immunitario, dimostrando in modo forte che era stato influenzato dal trattamento combinato», ha spiegato il ricercatore capo dello studio, il prof. Johann de Bono. «A lungo termine speriamo che se questi effetti saranno confermati in altri gruppi di pazienti e studi futuri, guadecitabina e pembrolizumab mixate potrebbero aiutare ad affrontare parte della resistenza all'immunoterapia che vediamo in troppi tipi di cancro».

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La guida dello studio, la dottoressa Anna Minchom, scienziata clinica presso l'istitute of Cancer Research e consulente medico oncologico presso il Royal Marsden, ha dichiarato: «L'immunoterapia ha mostrato risultati sorprendentinella cura del cancro negli ultimi dieci anni, ma non funziona bene in tutti i tumori e i tumori possono spesso diventare resistenti. Questa combinazione potrebbe essere un modo per colpire il loro cancro anche dopo che ha smesso di rispondere all'immunoterapia». Infatti secondo gli studiosi la guadecitabina può aiutare a superare questa resistenza all'immunoterapia.

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I risultati

Dei 30 pazienti la cui attività tumorale è stata analizzata, per il 37% la malattia è stata interrotta, senza progressione del tumore per 24 settimane o più. Tre quinti del gruppo (60%) erano resistenti all'immunoterapia prima dello studio. Di questi, quasi quattro su 10 (39%) non si sono ammalati dopo aver assunto la combinazione di farmaci. Il nuovo trattamento sembra particolarmente vantaggioso per i malati di cancro ai polmoni. Di quelli resistenti all'immunoterapia, la metà ha avuto il controllo della malattia per 24 settimane o più. 

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