Vaccini e effetti collaterali, l’Aifa: più frequenti con Pfizer e Moderna

Martedì 15 Giugno 2021 di Ettore Mautone
Vaccini e effetti collaterali, l’Aifa: più frequenti con Pfizer e Moderna

Vaccini, reazioni ed eventi avversi: nessun medicinale può essere considerato esente da rischi e vanno sempre bilanciati con i benefici. È con questa premessa che l’Aifa introduce l’ultimo rapporto sulla sorveglianza dei vaccini anti Covid in Italia aggiornato al 26 maggio scorso. Nel nostro paese, su 32,4 milioni di dosi somministrate si sono registrate 66mila sospette reazioni avverse (204 ogni 100mila dosi somministrate), indipendentemente dal vaccino e dalla dose (prima o seconda) ma il 90% sono di lieve entità (dolore in sede di iniezione, febbre, astenia e stanchezza, dolori muscolari) e il 10% rubricati come gravi ma in realtà riconducibili a quadri simil-influenzali con sintomatologia intensa. Anche in questo caso le reazioni sono indipendenti dal tipo di vaccino e dalla dose (prima o seconda). Solo nello 0,5% dei casi avversi (meno di uno su 100mila) si registra invece un decesso che si innesta quasi sempre su situazioni cliniche di fragilità. Il nesso diretto con la vaccinazione viene ipotizzato ma difficile da provare. 

Il report segnala 213 decessi dopo Pfizer (0,96 per 100 mila dosi somministrate), 58 dopo Moderna (1,99 per 100 mila dosi somministrate), 53 dopo Vaxzevria, il vero nome di AstraZeneca, (0,79 per 100mila) e 4 dopo Janssen (stesso tasso di Astrazeneca). In pratica dall’ultimo report di Aifa (in continuo aggiornamento) Moderna e Pfizer sono correlabili (la prudenza è d’obbligo in quanto non vi è mai certezza) con reazioni che portano a decessi come e più dei vaccini a virus vettore come Astrazeneca e Jhonson. L’età media è di 78,6 anni ma gli anziani sono evidentemente quelli più vaccinati e anche più fragili. Il tempo tra somministrazione e decesso varia da due ore fino ad un massimo di 55 giorni ma più ci si allontana dalla puntura più la causa è difficile da correlare. In 211 casi il decesso è registrato dopo la prima dose, in 98 dopo la seconda. Non sono segnalati decessi a seguito di shock anafilattico o reazioni allergiche mentre è frequente la correlazione con cause cardiovascolari in pazienti già ammalati. 

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«Sulle 328 segnalazioni di eventi o reazioni avverse a esito fatale (1 ogni 100mila dosi somministrate) – avverte Giampiero Nitrato Izzo, dirigente medico di Ematologia dell’ospedale del mare – bisognerebbe approfondire se vi è stata la dovuta attenzione nella raccolta dei dati clinici e un attento monitoraggio anche con prelievi di sangue ripetuti prima e dopo la somministrazione. Il vaccino di Astrazeneca conferisce maggiore reazione immunitaria e protezione più durevole nel tempo ma è gravato da effetti collaterali soprattutto in pazienti con criticità coagulative, trombofilia, precedenti accidenti vascolari. Questi aspetti vanno valutati con una accurata analisi preliminare e maggiore attenzione dei vaccinati di cui bisognava tenere conto». 

In molti casi la presenza di informazioni dettagliate e complete sullo stato clinico del paziente riportano cause di morte alternative al vaccino: complicanze di patologie precedenti che rendono complessa la valutazione della causa di morte. Per superare questo scoglio ci si affida agli algoritmi, complesse equazioni in base a cui oltre la metà dei casi non è correlabile, il 36,9% indeterminato e il 3,6% inclassificabile per mancanza di informazioni. In pratica solo in quattro casi (1,8% del totale), il rapporto sembra essere diretto. Tre sono già stati descritti nei precedenti report. Il quarto è un uomo di 58 anni (sottoposto a tiroidectomia), deceduto dopo 17 giorni dalla prima dose per trombosi in sede atipica e caduta delle piastrine (Astrazeneca). Si è poi aggiunto di recente il caso di Camilla Canepa, la giovane di Sestri Levante su cui sono in corso ulteriori indagini per approfondire la storia clinica. Per Astrazeneca viene comunque confermato il dato di un caso di trombosi ogni 100mila dosi somministrate in Italia, e nessun caso dopo la seconda dose prevalentemente in persone con meno di 60 anni. Nessun caso è stato segnalato dopo il richiamo in linea con i dati europei. 

«Il differente tasso di eventi fatali tra i vari paesi è in parte dipendente dalla diversa popolazione target – conclude Franco Buonaguro, primario di virologia del Pascale - la bassa frequenza di eventi avversi nei paesi in via di sviluppo e negli anziani di quelle popolazioni è ad esempio dovuta alla maggiore esposizione ad adenovirus vettori. Negli Usa ci sono stati 36 casi di infarto con Astra (17 fatali) e 30 con Pfizer (6 fatali), 71 ictus con Astra (10 fatali), 100 con Pfizer (10 fatali) e poi casi di embolia polmonare con Astra di cui uno fatale ma lo stesso con Pfizer con 275 morti in totale con Astra Zeneca e 227 con Pfizer. I dati sono continuamente aggiornati e variano da paese a paese».

Al 4 Aprile 2021 in Europa su circa 34 milioni di vaccinati si segnalano 169 casi di trombosi del seno venoso cerebrale e 53 della vena addominale con Astrazeneca. Negli Usa si segnalano 6 eventi di trombosi su 6,8 milioni di vaccinati con Johnson, nessun evento trombotico su 98 milioni di Pfizer e 3 casi di trombosi su 84 milioni di dosi di Moderna che è a Rna messaggero come Pfizer. In supplementi di analisi sono poi emersi 10 casi di trombosi con 10 milioni di dosi ripartite tra Pfizer e Moderna ma solo in soggetti che già soffrivano di patologie correlate. «Dati andrebbero analizzati a fondo per valutare le precauzioni più adatte per ogni fascia di età».

Ultimo aggiornamento: 16 Giugno, 19:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA