Vaccino anti-influenzale in ritardo. Mancano le fiale in dodici regioni

Lunedì 25 Ottobre 2021 di Graziella Melina
Anti-influenzale in ritardo. Mancano le fiale in dodici regioni

La raccomandazione del ministero della Salute è chiara: la vaccinazione antinfluenzale va anticipata a partire dall’inizio di ottobre. Il rischio che il virus influenzale circoli senza controllo, in una situazione già sotto pressione a causa del Covid, bisogna evitarlo a tutti i costi. L’indicazione, messa nero su bianco dal ministero in una circolare firmata da Giovanni Rezza, risale all’8 aprile scorso. Eppure, non tutte le Regione sembrano aver recepito l’urgenza. 

E così, dopo un mese dalla data di inizio raccomandata, da Nord a Sud in molti sono ancora alle prese con la distribuzione del vaccino. Secondo un monitoraggio della Fimmg (la Federazione italiana medici di medicina generale), che già da un mese sta raccogliendo segnalazioni da tutta Italia di medici che non hanno ancora ricevuto le dosi necessarie, le Regioni pronte sono meno della metà: Lombardia, Veneto, Liguria, Friuli, Toscana, Lazio (già iniziato il 5 ottobre), Abruzzo, Basilicata e Puglia. In altre, invece, le dosi ci sono, ma solo per gli anziani: i medici di famiglia dell’Emilia Romagna, Piemonte, Marche, Campania, Calabria e Sicilia hanno infatti ricevuto solo le dosi di vaccino con gli adiuvanti, cioè quelli potenziati con sostanze che vengono aggiunte al principio attivo del vaccino per rafforzare l’efficacia della risposta immunitaria alla vaccinazione.

Tra le Regioni che si trovano indietro nella tabella di marcia, Molise, Umbria e Valle d’Aosta. In realtà, di tempo per organizzarsi ce n’era per tutti. «Le Regioni decidono annualmente - si legge in un documento del ministero della Salute - attraverso gare per la fornitura di vaccini, tra i prodotti disponibili in commercio, quelli che saranno utilizzati durante le campagne vaccinali». 

ANDATO STORTO

Ma qualcosa è andato storto. «Attualmente ci risultano ordini tra i 14 milioni e 15 milioni di dosi - spiega Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie - Ciascuna regione fa un ordinativo per conto proprio e lo comunica al ministero. Si definisce così un fabbisogno regione per regione. I vaccini vengono poi distribuiti per lotti».

Ma c’è già chi ha dato il buon esempio. «Il Lazio ha già somministrato la settimana scorsa 150mila dosi di vaccino e ne ha ricevute almeno il doppio - rimarca Cricelli - In Toscana già prenotate tra 300 e 400mila dosi. I medici hanno già fatto la prenotazione, il vaccino non viene consegnato tutto insieme, ma un po’ per volta settimana per settimana, da qui a novembre».

Fatto sta che la profilassi per il momento non è disponibile per tutti. «Siamo in ritardo per la consegna del vaccino per le popolazioni più giovani - rimarca Silvestro Scotti, segretario generale nazionale della Fimmg - in buona parte di Italia è stato distribuito quello coadiuvante per le persone più anziane. Dipende tutto dalle gare regionali. In Sicilia, per fare un esempio, stanno avendo i vaccini adiuvati, ma gli altri non saranno consegnati prima del 20 novembre. Al medico resterà così un mese e mezzo per vaccinare quella parte di popolazione che necessita degli altri farmaci. A fine novembre si dovranno completare due terzi della vaccinazione in un terzo di tempo. È ovvio che siamo di fronte ad una disorganizzazione. Continua a non funzionare la governance di chi dovrebbe avere la responsabilità nel territorio». 

E intanto in molti studi medici non sanno come fare per programmare le somministrazioni per fasce di età. «Ora siamo in difficoltà rispetto alle forniture - prosegue Scotti - comincia a venire il diabetico sotto i 65 anni o l’iperteso e non posso vaccinarlo perché non ho il vaccino adatto. Questo ritardo non favorisce la campagna vaccinale». 
 

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Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre, 12:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA