CORONAVIRUS

Vaccino Pfizer, le testimonianze di chi lo ha testato: «È attivo dopo 28 giorni»

Sabato 5 Dicembre 2020 di Mauro Evangelisti
Vaccino Pfizer, le testimonianze di chi lo ha testato: «È attivo dopo 28 giorni»

Dopo il Regno Unito, anche il Bahrein ha autorizzato il vaccino anti Covid-19 di Pfizer-BioNTech, mentre l’Organizzazione mondiale della sanità ha avvertito che la strada per superare la pandemia è ancora lunga. Mike Ryan, esperto dell’Oms, ha fatto sapere: «I dati ci dicono che la protezione potrebbe non durare per tutta la vita e quindi potrebbero verificarsi nuove infezioni, i vaccini non sono uguali a “zero Covid”». C’è un percorso ormai definito per il prodotto elaborato dal colosso americano Pfizer e dalla tedesca BioNTech. Descrive la complessità della somministrazione. Non sarà “un’iniezione e via”.  

No, dopo la prima, bisognerà attendere 12 giorni perché si sviluppi una parziale protezione da Covid-19; dopo altri 21 ci sarà la seconda iniezione e, infine, al ventottesimo giorno, secondo quanto emerge dalla sperimentazione, ci sarà la protezione totale. Primo problema: sarà necessario essere chiari e convincenti con coloro che saranno vaccinati inizialmente, perché dopo la prima iniezione dovranno continuare ad essere estremamente prudenti, visto che ancora la protezione non sarà completa.

Ma c’è un altro scoglio, sul quale gli esperti si sono concentrati. No, non è quello della “catena del freddo”, della temperatura di conservazione che deve essere inferiore a meno 70 gradi, di cui si è già parlato molto e per la quale l’Italia sta organizzando una rete di 300 punti, diffusi in tutta la Regione, con gli “ultra frigoriferi”.

Stando ai risultati molto incoraggianti della sperimentazione (si parla di una efficacia del 95 per cento), comunque la somministrazione di questi nuovi vaccini, che sfruttano la tecnica dell’mRNA, non è una banale iniezione. 

Servirà una costante vigilanza e anche alla Regione Lazio hanno già fatto sapere che, per quanto riguarda Pfizer, le vaccinazioni avverranno solo in strutture ospedaliere. La Cnn ha intervistato alcuni dei volontari che hanno partecipato alla fase 3 e dunque sono stati vaccinati con i prodotti sviluppati grazie alla tecnologia mRNA. Tutti hanno dimostrato entusiasmo, perché non hanno avuto effetti collaterali pesanti, ma hanno anche precisato che «non è una passeggiata nel parco». In particolare, il canadese Yasir Batalavi, 24 anni, ha spiegato: «L’iniezione vera e propria sembrava, all’inizio, proprio come un vaccino antinfluenzale, un piccolo pizzicotto sul braccio. Una volta uscito dall’ospedale la rigidità è peggiorata un po’. Era decisamente gestibile, ma in un certo senso non hai voglia di muovere il braccio troppo sopra la spalla. Gli effetti collaterali sono piuttosto localizzati». Questo dopo la prima dose.

E dopo la seconda? «Ho sviluppato una febbre bassa e stanchezza». Secondo gli esperti, comunque, si tratta di una reazione del sistema immunitario del tutto normale, anzi dimostra che il processo si sta attivando. Più in generale, comunque, come ha già anticipato il ministro della Salute, Roberto Speranza, per tutti i vaccini che l’Italia (insieme al resto dell’Unione europea) ha opzionato, sarà attivato un sistema di vigilanza sanitaria, in modo da potere seguire la reazione di coloro a cui sarà somministrato.

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Durante la conferenza stampa di ieri, il professor Gianni Rezza, è intervenuto su un tema ormai molto dibattuto. Bisogna vaccinare anche chi è già stato positivo? «Non c’è una evidenza che ci dica che chi è stato infetto o malato non possa essere vaccinato, quindi in teoria chiunque può fare il vaccino anti Covid. È solo una questione di priorità. Se si dovessero decidere delle priorità, allora si potrebbe vaccinare prima chi non si è ammalato perché si presuppone che chi si è infettato abbia una certa protezione».

Prima gli anziani (per salvare i più fragili) o prima i giovani (sono i più attivi diffusori del contagio)? «Nel caso di Sars-CoV-2 abbiamo bisogno di più dati, dobbiamo capire se i vaccini proteggeranno dalla malattia o anche dall’infezione». Dunque, meglio proteggere prima chi è maggiormente a rischio, gli anziani. Altro tema: già alcune compagnie aeree e alcuni paesi, come Australia e Cipro, hanno annunciato che accoglieranno (senza quarantena) solo chi è già stato vaccinato. Succederà lo stesso anche in Italia? Vi saranno luoghi come le Rsa o manifestazioni pubbliche aperte solo a chi si è già vaccinato? Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di Sanità: «Ancora non possiamo dirlo, dobbiamo conoscere bene il tipo di protezione che produce il vaccino».

 

Ultimo aggiornamento: 12:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA