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Vaiolo delle scimmie, i dati del 2022 aggiornati su casi e decessi

Giovedì 11 Agosto 2022
Vaiolo delle scimmie, i dati del 2022 aggiornati su casi e decessi

Ecco i dati aggiornati sul vaiolo delle scimmie. Dal primo gennaio al 7 agosto, a livello globale sono 27.814 i casi confermati  e 11 i decessi segnalati all'Organizzazione mondiale della sanità da 89 Paesi/territori/aree in tutte e sei le regioni Oms. È quanto riporta l'aggiornamento dell'agenzia ginevrina, che nell'ultima settimana monitorata (1-7 agosto) conta 6.217 nuovi contagi, in aumento del 19% rispetto alla precedente (25-31 luglio, 5.213 casi). Numeri che l'Oms invita tuttavia a considerare con cautela, rilevando una sottostima delle infezioni reali. I 10 Paesi che hanno riportato più casi complessivi, pari all'89% del totale mondiale, sono Usa (7.510), Spagna (4.577), Germania (2.887), Regno Unito (2.759), Francia (2.239), Brasile (1.721), Paesi Bassi (959), Canada (957), Portogallo (710) e Italia, decima con 505 (599 nell'ultimo bollettino del ministero della Salute).

Il 99% dei contagi per i quali sono disponibili informazioni relative al genere del paziente riguardano maschi e l'età mediana è di 36 anni, si legge nel report; il 77% dei casi interessa maschi tra 18 e 44 anni. Il 97% dei pazienti di cui si conosce l'orientamento sessuale si sono identificati come gay, bisessuali o altri maschi che hanno rapporti sessuali con maschi. Nel 91% dei casi per i quali la modalità di trasmissione è nota, il contagio è avvenuto attraverso incontri sessuali. Ad oggi sono 344 gli infettati tra gli operatori sanitari, con almeno un caso che nell'epidemia attuale può essere associato a esposizione professionale. «Fatta eccezione per i Paesi della regione africana - sottolinea l'Oms - l'epidemia di Monkeypox virus in corso continua a colpire principalmente gli uomini che si identificano come gay, bisessuali o altri maschi che hanno rapporti sessuali con maschi, e che hanno riferito rapporti recenti con uno o più partner. Mentre contagi vengono registrati anche tra altri uomini, tra donne e bambini, non vi è alcun segnale - precisa l'agenzia delle Nazioni Unite per la sanità - che suggerisca una trasmissione sostenuta in questi nuovi gruppi».

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