Variante indiana continua a far paura al mondo, Ricciardi: «È più contagiosa di quella inglese»

Lunedì 17 Maggio 2021 di Claudia Guasco
Variante indiana continua a far paura al mondo, Ricciardi: «È più contagiosa di quella inglese»

Oggi in Inghilterra scatta la fase tre: si riaccendono le luci di teatri e cinema, pub e ristoranti possono accogliere i clienti anche nei propri locali interni e non solo negli spazi esterni. Revocato anche il divieto di viaggiare, sostituito da un sistema «a semaforo». Il governo britannico non ha deviato dal cronoprogramma di riaperture, nonostante il crescente timore per la diffusione della variante indiana del coronavirus. Da oggi è nuovamente consentito socializzare all’interno delle abitazioni private, ma anche al chiuso nei pub e nei ristoranti, dopo oltre un anno di distanziamento. Tuttavia, gli esperti mettono in guardia sul fatto che, nonostante la vaccinazione di massa effettuata nel Regno Unito, la variante indiana potrebbe essere al 50% più contagiosa della cosiddetta variante inglese.

Sangue freddo - Il sottosegretario alla Sanità, Edward Argar, ha spiegato che il governo sta agendo con «sangue freddo» e «calma» nel procedere con la terza fase delle riaperture. La British medical association (Bma) ha però sostenuto che la decisione dell’esecutivo suscita «reale preoccupazione», poiché molti britannici ancora non sono vaccinati. Argar, parlando alla Bbc, ha difeso l’esecutivo dall’accusa di avere inserito con ritardo l’India tra i Paesi a rischio per i viaggi e gli arrivi internazionali, sostenendo che è «impossibile sigillare ermeticamente» i confini della nazione. Riguardo alla variante indiana, il sottosegretario ha affermato che «tutte le prove» finora suggeriscono che non vi sono certezze sul fatto che essa sfugga ai vaccini o che provochi danni maggiori in caso di malattia. Anche se, ha aggiunto, la situazione viene costantemente monitorata. La mutazione indiana è sotto stretta osservazione anche in Italia, dove al momento sono 52 i casi segnalati sulla base delle sequenze del virus SarsCoV2 trasmesse alla banca dati internazionale Gisaid. Le sequenze sono state individuate la ricerca condotta da Angelo Boccia e Rossella Tufano, del gruppo di Bioinformatica del Ceinge-Biotecnologie avanzate coordinato da Giovanni Paolella. «Il dato si riferisce del numero delle particelle virali delle quali è stata fatta la sequenza e non al numero dei casi reali presenti in Italia: andando avanti avremo nuovi numeri», precisa il genetista Massimo Zollo, dell’Università Federico II di Napoli e coordinatore della Task force Covid-19 del Ceinge. Della variante indiana B.1.617 sono state finora identificate tre sotto-varianti chiamate B.1.617.1, B.1.617.2 e B.1.617.3. I dati più recenti disponibili, relativi al 14 maggio, indicano che delle 52 sequenze del virus con la variante indiana rilevate in Italia, tre sono del tipo B.1.617.1 e 49 del tipo B.1.617.2; nessuna sequenza al momento appartiene al tipo B.1.617.3. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, i tre casi della variante B.1.617.1 sono stati individuati in Veneto, Liguria e Lazio. Dei 49 casi della variante B.1.617.2, la maggior parte è stata individuata nel Lazio (66%), dove nella zona di Sabaudia (Latina) era stata individuata più grande concentramento di persone con questa variante; le altre sequenze provengono da Trentino Alto Adige (14%), Lombardia (10%), Puglia (6%), Friuli Venezia Giulia e Sicilia, ciascuno con il 2%. «È una fotografia della situazione al 14 maggio delle sequenze depositate ma questo non è la situazione che rappresenta l’incidenza della variante in Italia, e questi rapporti potrebbero cambiare», osserva Zollo.

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Dall'Australia al Kenya - Così in Italia come nel resto d’Europa, dove la concentrazione prevalente della variante indiana è attualmente in Gran Bretagna, conseguenza del massiccio programma di sequenziamento nazionale promosso nel Paese. Nel resto del mondo concentrazioni della variante sono presenti in Australia, Nuova Zelanda, Indonesia e Sri Lanka. Quella indiana è una variante complessa, nella quale si trovano alcune mutazioni tipiche di quella inglese B.1.1.7, alcune della variante nigeriana B.1.1.207 e altre mutazioni non presenti su altre varianti, sottolinea Zollo, come quelle che riguardano una zona diversa dalla parte della proteina Spike chiamata Rbd e che si lega alla porta d’ingresso del virus nella cellula, il recettore Ace2. «In particolare la variante indiana - prosegue - ha stessa mutazione della variante isolata in California e di quella sudafricana B.1.351. È una mutazione che tutti i virus della famiglia SarsCoV2 si sono adattati ad avere: è una mutazione che si sta adattando a trovare interazioni diverse e sta imparando a riconoscere recettori che non conosciamo». Altre mutazioni, conclude, «si stanno distribuendo nel mondo, dall’Australia al Kenya, fino alla Nuova Zelanda».

Seconda ondata - In India la pandemia è devastante, ma alcuni segnali incoraggiano a sperare: ieri per la prima volta da 26 giorni sono stati registrati meno di 300 mila nuovi positivi. I nuovi positivi sono stati infatti 281.386, ma le persone morte anche più di 4.000 (4.106). La campagna di vaccinazione prosegue, con 700 mila dosi somministrate nelle ultime ventiquattr’ore, che portano il totale degli immunizzati a 182 milioni 926 mila. I virologi chiedono ancora più slancio per sostenere il trend in leggera discesa dei nuovi casi, che già porta alcuni a parlare di «superamento del picco» della devastante seconda ondata. «L’India paga caramente delle aperture sconsiderate e il fatto che è stata autorizzata una serie di manifestazioni che hanno coinvolto milioni di persone, che sono state l’una a contatto con l’altra. E questo, insieme all’impreparazione del Paese dal punto di vista sanitario e al mancato avvio della campagna vaccinale ha determinato dei numeri terribili che sono preoccupanti per tutto il pianeta. Perché dall’India la gente si muove e con un volo può andare in qualsiasi altro Paese del mondo e portare questa variante, che è molto più contagiosa persino di quella inglese», è il monito lanciato da Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza e presidente della Federazione mondiale delle associazioni di sanità pubblica (Wfpha). «Noi - spiega - abbiamo lanciato una coalizione internazionale perché il mondo è caratterizzato in questo momento da aree e Paesi in cui la pandemia sta migliorando, e anche molto, soprattutto grazie alle vaccinazioni e a misure di cautela nella circolazione delle persone, e altre aree in cui la situazione purtroppo è drammatica. C’è un segnale d’allarme anche a Taiwan, per non parlare della situazione indiana. Quindi ci siamo uniti, leader scientifici di tutti i continenti, per mettere a disposizione della politica soluzioni per cercare di accelerare l’uscita da questa situazione o per tamponare situazioni di gravissima emergenza come quelle che si stanno determinando in India».

 

 

Ultimo aggiornamento: 21:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA