GIUSEPPE CONTE

Scuola, la Campania dice no al governo: «Qui si torna in aula il 24 settembre»

Sabato 27 Giugno 2020 di Mariagiovanna Capone

Tutti hanno accettato le nuove linee guida per il ritorno a scuola da settembre. Tutti tranne la Regione Campania che per voce del governatore Vincenzo De Luca ha ribadito il suo «dissenso» motivando i «no» con l’organico ancora non definito, fondi insufficienti per l’edilizia scolastica e responsabilità scaricate solo sui dirigenti, sottolineando «scelte irresponsabili da parte del governo, delle opposizioni e del ministro Azzolina». Non c’è stato accordo neanche sulla data di inizio, che in Campania è confermata per il 24 settembre - come per altro ribadito dall’assessore al ramo, Lucia Fortini, in un’intervista al Mattino - per via delle elezioni regionali (che si svolgeranno il 20 e il 21 settembre), dieci giorni dopo il resto del Paese. E per qualche ora scoppia anche un caso Scampia dopo le dichiarazioni in conferenza stampa del ministro Azzolina su una «scuola-appartamento» nel quartiere, smentita con indignazione dal presidente della Municipalità Apostolos Paipais. In serata il Ministero farà il dietrofront spiegando che «l’esempio non era corretto e che si riferiva ad altri territori, della stessa provincia, ad alta densità abitativa». Ma ormai la frittata era fatta. 

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Già nei giorni scorsi l’assessore regionale all’Istruzione Fortini aveva esternato le proprie perplessità per una bozza del Piano Scuola ritenuta «inaccettabile» e non in grado di garantire un inizio di anno scolastico sereno e in sicurezza per tutti. Dopo una revisione di alcuni punti, ma più probabilmente per il miliardo in più promesso dal governo Conte, ieri pomeriggio è arrivato il via libera dalla seduta straordinaria della Conferenza Unificata con le Regioni tutte d’accordo. Tutte tranne la Campania. Oltre alle tematiche scolastiche, in ballo c’è anche la questione elezioni regionali fissate per il 20 settembre, con De Luca ancora convinto che luglio sarebbe stato più adeguato poiché «anziché essere concentrati il mese prima sul problema della scuola, siamo costretti a pensare alle liste, ai comizi, alle fesserie». Lo strappo è ormai compiuto eppure il ministro Azzolina lo ritiene sanabile al punto da dichiarare durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte che «si arriverà a una soluzione anche con il presidente De Luca».  
 


Ma oltre a riparare con De Luca, Azzolina dovrà fare i conti con i dirigenti scolastici, molti dei quali, soprattutto al Sud, decideranno con molta probabilità di non seguire le linee guida ministeriali. Sebbene il Piano Scuola sia andato incontro alle richieste delle Regioni, come lo stesso presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, ha dichiarato, da parte di dirigenti scolastici e docenti regnano ancora molte perplessità. Dopo la firma con le Regioni, infatti, in conferenza stampa il ministro Azzolina ha iniziato a precisare alcuni punti che fanno crollare il castello di unione e collaborazione annunciato poche ore prima dallo stesso Bonaccini ossia che il Piano scuola 2020-2021 «rispondesse il più possibile alle diverse esigenze dei docenti e dei dirigenti scolastici, degli studenti e degli enti locali». Azzolina ha dichiarato che dai calcoli del Miur, per rispettare il distanziamento sociale, il 15 per cento degli studenti dovrà essere ricollocato in luoghi alternativi alle scuole. Una situazione che i ds non accetteranno affatto, soprattutto quando si citano come luoghi alternativi alla scuola «musei, archivi, biblioteche, cinema, teatri, facciamo in modo che respirino cultura. E i più piccoli portiamoli al parco, se il tempo lo consente». Nel documento firmato finora da circa 300 ds di ben 15 Regioni si ribadisce che la «scuola va fatta a scuola» e i luoghi alternativi non garantirebbero «condizioni di sicurezza né per gli alunni né abbiamo personale sufficiente, senza contare la responsabilità di portare (come? Con quali mezzi e fondi? O secondo il ministro li portiamo a piedi in fila indiana?) gli studenti in questi cosiddetti spazi alternativi». Insomma, lo scontro continua.
 

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