Fase 2, centri estivi da metà giugno: triage e ingressi scaglionati, ecco come saranno

Mercoledì 20 Maggio 2020 di Rosario Di Mito e Lorena Loiacono
Centri estivi da metà giugno: triage e ingressi scaglionati

Hanno bisogno di stare con i loro amichetti, ma anche di restare al sicuro. E far coincidere questi due aspetti non è poi così semplice. I centri estivi dell’era Covid-19, infatti, inizieranno non più con la canzone di rito ma con l’igienizzazione delle mani e la misurazione della temperatura. Percorsi protetti e, soprattutto, niente abbracci. Ma soprattutto le ultime raccomandazioni del Cts puntano a una maggiore responsabilizzazione dei genitori, specie rispetto a bambini fino a 6 anni dove si sta studiando la possibilità di creare mascherine ad hoc.  

Si tratta di dispositivi sagomati in funzione delle dimensioni del viso ed eventualmente per coinvolgere i bambini, potrebbero essere decorati con i pupazzi dei loro giochi. Sicuramente il coinvolgimento di papà e mamme viene ritenuto dagli esperti un passaggio chiave, di qui la necessità che ci sia una informazione adeguata da parte del ministero per le pari opportunità e la famiglia. Non caso due giorni fa la ministra Elena Bonetti è stata ospite del Cts su iniziativa del pediatra Alberto Villani.

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Per far tornare alla socialità i bambini, essi saranno divisi in gruppi da 5. Con uno stanziamento di 185 milioni anche per i più piccoli inizia la Fase 2: la data fissata è quella del 15 giugno, ma sui tempi l’ultima parola spetterà alle Regioni. Per esempio il Veneto, come annunciato dal presidente Zaia, già dalla prossima settimana potrebbe aprire i suoi centri organizzati anche dalla Diocesi, da fattorie didattiche e scuole paritarie. Ma i protocolli di sicurezza, come da ultimo Dpcm, sono uguali per tutti.

Si tratta di regole e indicazioni precise e dettagliate: va da sé che le indicazioni seguono il criterio del distanziamento, ora l’unica strada percorribile. Innanzitutto le aree destinate ai centri estivi, con ampi spazi all’aperto, dovranno avere una sorta di triage all’accoglienza: un punto di ingresso separato dall’uscita e con accessi scaglionati per non creare flussi eccessivi. All’ingresso il bambino dovrà igienizzare le mani e, possibilmente, gli verrà misurata la temperatura. Solo dopo aver svolto questa fase fondamentale, si entra. 

 


Ma non ci saranno più i fiumi di bambini che si rincorrono giocando con il pallone, o, peggio, ad “acchiapparsi”. Il contatto fisico e gli assembramenti devono essere scongiurati, quindi i gruppi devono avere pochissimi componenti così da poter permettere all’educatore di controllare i movimenti. 

Il rapporto numerico minimo fra operatori, bambini e adolescenti sarà graduato in relazione all’età: per i bambini della scuola dell’infanzia, quindi dai 3 ai 5 anni, ci sarà un operatore ogni 5 bimbi mentre per quelli delle elementari, dai 6 agli 11 anni, i gruppi arriveranno fino a 7 bambini. Gli ingressi e le uscite dei gruppi saranno scaglionati ogni 5-10 minuti per evitare flussi troppo forti. Resta decisiva «a pulizia approfondita frequente – si legge nei protocolli - delle attrezzature e degli oggetti utilizzati per la realizzazione delle attività» oltre al lavaggio frequente delle mani e all’utilizzo di posate e bicchieri monouso.

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Probabilmente non sarà semplice mantenere questi ritmi con i bambini. «Ma è importante iniziare - spiega la dottoressa Maura Manca, psicoterapeuta dell’età evolutiva – servirà anche per preparare il bambino a quelle norme igieniche e di comportamento con cui purtroppo, dovrà convivere ancora a lungo: probabilmente anche a settembre, con la ripresa della scuola. La difficoltà sarà quella di dover contenere l’istinto naturale al contatto fisico con gli altri bambini: la parte naturale predisposta al gioco e all’interazione fisica dovrà vedersela con la parte razionale che gli dirà “fermati è pericoloso"».
 

Ultimo aggiornamento: 21:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA