Insegnanti di religione, arriva il concorso: ma i posti non sono sufficienti per tutti i precari

Venerdì 10 Gennaio 2020 di Franca Giansoldati

Forte allarme e preoccupazione per il futuro di migliaia di insegnanti di religione. Quest'anno verrà bandito un concorso pubblico per mettere in regola i precari ma i posti previsti non sono sufficienti per tutti. E' così iniziato il pressing della Cei sul governo per chiedere di aggiustare il bando «in dialogo con il Ministero dell'Istruzione e con i sindacati» a sostegno di quei docenti che, di fatto, verrebbero tagliati fuori.

«L’auspicio è che quello che si apre possa essere un percorso fruttuoso che, accanto all’ascolto delle diverse esigenze e al rispetto per le varie posizioni, trovi il modo di valorizzare la preparazione e le competenze degli insegnanti di religione, molti dei quali in servizio da tanti anni» dicono i vescovi.

In pratica dopo anni di precariato, i docenti dovranno affrontare un concorso per la copertura del 50% dei posti disponibili. In questa quota rientreranno però anche i vincitori dell'unico concorso del 2004, che ancora non sono stati immessi in ruolo. I risultati del prossimo concorso azzereranno la graduatoria del 2004 e non creeranno uno scorrimento per gli anni successivi.

E' chiaro che gli insegnanti di religione precari da anni hanno diffuso il loro grido d'allarme per fare sapere che per migliaia si tratterebbe di perdere il posto. La speranza è che il pressing della Cei possa semplificare il più possibile il concorso, come per esempio tenendo conto degli anni di servizio (e dell'età di molti precari che hanno superato i 20 anni di lavoro a tempo determinato).

Gli insegnanti di religione fanno presente che per l'Intesa pattizia tra Stato e Chiesa, siglata nel 1984, solo il 70% delle cattedre di religione può essere ricoperto da docenti di ruolo, mentre il restante 30% va assegnato con incarichi annuali facendo scorrere apposite graduatorie diocesane.

 

Ultimo aggiornamento: 11 Gennaio, 08:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA