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Crollo immatricolazioni, Tommasetti: «Università pubbliche del Sud a rischio desertificazione»

Martedì 29 Marzo 2022 di Barbara Landi
Aurelio Tommasetti lancia l'allarme sul contrazione delle immatricolazioni in Italia del 5,2%. Crescono le private, come il Suor Orsola Benincasa. Segno negativo per le università pubbliche in Campania

Crollo delle immatricolazioni universitarie in Italia. Una contrazione del 5,2% nell’anno accademico 2021-22, dopo il boom post pandemia registrato lo scorso anno per effetto Covid. 17mila studenti in meno, secondo lo studio dell’Osservatorio Talent Venture, sulla base delle statistiche ministeriali aggiornate a marzo. Lo scenario, delineato dal dossier, vede l’università pubblica statale sempre più contrastata dagli atenei privati, oltre all’acuirsi della distanza con il Mezzogiorno d’Italia. Nella classifica talent venture, tra gli atenei di medie dimensioni (tra i 2.500 e i 10mila immatricolati) l’università di Salerno presenta un -8% (rispetto all’andamento degli anni precedenti, sempre in controtendenza positiva rispetto agli standard nazionali). E ancora Napoli Vanvitelli -1%, Napoli Orientale -14%, la Federico II (di grandi dimensioni) entra in classifica con un meno -2%. Cresce la privata Suor Orsola Benincasa di Napoli con un +6% nelle immatricolazioni e le non statali Bocconi (+2%), Luiss (+5%), Iulm (+8%). A lanciare l’allarme del drastico calo di immatricolazioni dell’intero sistema universitario nazionale evidenziato dai report, interviene Aurelio Tommasetti, già rettore dell’università di Salerno ed oggi ordinario Unisa e responsabile Nazionale Dipartimento Università della Lega.

«Uno scenario preoccupante. Poche le eccezioni: regge il Nord-Est, registrano un incremento gli atenei privati e le telematiche, cominciano a recuperare terreno le lauree STEM e quelle in ambito medico e farmaceutico (+3% di immatricolati). Questi dati segnalano che, nonostante la No Tax Area (l’azzeramento della tassazione per la fasce sociali più fragili, estesa quest’anno ad Isee da 20 a 23 mila euro, con possibilità per gli atenei di spingersi fino a 30 mila), si allontana ancora di più l’agognato obiettivo di avvicinarsi alla media europea. Il merito si conquista. Colpisce il silenzio assordante non solo del ministero, ma anche degli altri principali attori istituzionali”, insiste Tommasetti. A rischio, secondo l’ex rettore, l’università pubblica italiana e la necessità, quindi, di rivedere le modalità ibride con aule svuotate. “L’università italiana deve ritornare in presenza, nel rispetto delle regole sanitarie. Ciò accade già in molti atenei: è fondamentale il recupero della dimensione comunitaria dell’accademia, dell’aggregazione». E se le discipline Stem tecnico scientifiche e mediche confermano il proprio appeal, lo scenario che si apre al futuro è disarmante, complice anche la riduzione delle nascite, come evidenzia la Dinamica Demografica Istat del 14 marzo scorso (-1,3% al 2021 e quasi del -31% a confronto con il 2008, anno di massima più recente) e la ripresa del tasso migratorio sia interno al Paese, che diretto verso l’estero. “Secondo un recente studio di Neodemos, potrebbe determinarsi una desertificazione di molti atenei, con diverse università del Sud a rischio chiusura entro il 2041 – prosegue Tommasetti – DAD e Covid hanno inciso, ma la perdita del capitale umano è riconducibile a più fattori: l’Italia è penultima per numero di giovani laureati e per spesa pubblica in istruzione terziaria. Critico anche il diritto allo studio. Il PNRR deve colmare i ritardi del sistema universitario. I 7 miliardi l’anno di FFO (fondo finanziamento ordinario) devono essere orientati ad una strategia condivisa”. Intanto a Salerno, dopo le prime sei giornate a distanza, riparte in presenza l’evento di orientamento UnisaOrienta, con visite guidate ai campus di Fisciano e Baronissi, con un ciclo di open days aperti alle future matricole, che potranno partecipare di pomeriggio alle ore 15, fino a settembre (il calendario è verificabile sul sito di ateneo), sia in forma autonoma che in gruppi studenteschi. “C’è voglia di venire a visitare gli spazi, di conoscere le strutture, di immaginare come sarebbe vivere l’università di Salerno – afferma Ornella Malandrino, delegata all’orientamento -  il legame Scuola-Università conferma la sua efficacia nel supportare gli studenti nel momento più importante per la loro crescita formativa e di vita”.

Ultimo aggiornamento: 11:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA