L'Europa premia Napoli con le borse di studio Erc, pioggia di milioni per quattro ricercatori

di Rossella Grasso

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La bravura premia Napoli con ben quattro cospicue borse di studio assegnate dall’Erc-European Research Council ad altrettanti ricercatori che lavorano tra l’Istituto Italiano di Tecnologia e l’Università Federico II. Grazie a Velia Siciliano dell’IIT, Andreas Best del dipartimento di Astrofisica Nucleare, Bozhidar Velichkov, di Matematica e Roberta marchetti del dipartimento di chimica, tutti e tre della Federico II, a breve a Napoli arriveranno circa sei milioni di euro per una ricerca all’avanguardia. Oltre ai risultati specifici di ogni ricerca questo significherà posti di lavoro, un miglioramento radicale delle attrezzature da laboratorio, connessioni con tutto il mondo che renderanno ancora più avanzata la ricerca napoletana. L’assegnazione dei finanziamenti «Starting grant» è stata comunicata ufficialmente dall’Erc, con 408 vincitori in tutta Europa e un investimento complessivo di 621 milioni di euro, come parte del programma Ricerca e Innovazione di Horizon 2020. Dei 408 premiati dall’Erc, solo 18 saranno attivi in istituti di ricerca italiani. Inoltre, sebbene siano 37 i ricercatori italiani vincenti, rappresentando la terza nazionalità più rappresentata dopo la Francia (38) e la Germania (72), solo in 10 svolgeranno il loro lavoro in Italia. Gli «starting grant» possono ammontare fino a 2,5 milioni di euro e hanno la durata di 5 anni.
 
La stesura del progetto per partecipare al prestigioso premio dura circa 12 mesi durante i quali si deliano gli obiettivi da raggiungere. Poi ci sono due fasi di valutazione. La prima in cui la commissione preposta valuta il curriculum e gli obiettivi, poi se si supera il primo step il candidato vola a Bruxelles per un’intervista dopo una serie di valutazioni fatte da esperti del settore. Dopodichè una mail comunica al candidato se si è aggiudicato o meno la borsa. Gli «Starting grant» sono i più prestigiosi finanziamenti per i giovani ricercatori che l’Erc promuove per investire sui nuovi talenti e rendere l'Unione Europea un luogo di ricerca d’eccellenza. Ciascun ricercatore potrà, infatti, costruire la propria squadra di lavoro e condurre gli studi in autonomia. «Sono stata felicissima di ricevere la mail in cui mi comunicavano che avevo vinto - Racconta Velia Siciliano dell’IIT di Fuorigrotta – abbiamo subito festeggiato in laboratorio. Un'emozione grandissima dopo tanto lavoro».
 
 
Velia Siciliano, napoletana di 36 anni, è dal 2017 responsabile del laboratorio Synthetic and Systems Biology for Biomedicine presso il Centro di IIT a Napoli. Dopo la Laurea magistrale presso l’Università di Napoli Federico II, e il Dottorato di Ricerca in Genetica Umana presso il Telethon Institute of Genetics and Medicine nella stessa città, si trasferisce negli Stati Uniti, per lavorare come Postdoctoral fellow nel dipartimento di Bioingegneria e nel Centro di Biologia Sintetica del MIT a Boston. Nel 2015, ritorna in Europa, a Londra, in seguito alla vincita di una borsa di studio per giovani ricercatori indipendenti conferita dall’Imperial College. Si è aggiudicata la borsa con il progetto Synthetic T-rEx, che combina biotecnologie e medicina per potenziare le immunoterapie che si basano sull’uso di cellule T geneticamente modificate, dette Car-T. «Le Car-T – spiega Velia - che sono attualmente utilizzate nella clinica per il trattamento di tumori del sangue e che si stanno sperimentando anche per tumori solidi, in alcuni casi esse possono perdere di efficacia, ovvero si esauriscono. Il nostro progetto vuole realizzare delle Car-T munite di sensori che registrano il livello di attività della cellula e si attivano, potenziandolo, quando questa va incontro all’esaurimento». Grazie alla ricerca di Velia presto potremmo avere dei medicinali contro i tumori che siano davvero efficaci e che funzionino a lungo termine.   
 
«Ho lavorato alla formulazione del progetto nel primo anno e mezzo di lavoro all’IIT – continua Velia – È qui che ho avuto a disposizione tutti gli strumenti per sviluppare i dati preliminari che validassero il progetto e per avere un feedback sulle mie idee». Con il suo grant da un milione e mezzo ha intenzione di assumere ricercatori, comprare strumentazione e consolidare la rete internazionale di contatti. Velia, napoletana doc è molto fiera dei risultati raggiunti dai ricercatori a Napoli. «Penso che 4 borse di studio vinte in città sia un segnale importante – dice Velia – vuol dire che le idee che abbiamo, che sviluppiamo qui sono forti e di impatto internazionale e che costituiscono un modo di fare ricerca sempre più interdisciplinare. Dimostra che Napoli si sta mettendo in gioco in maniera competitiva sul piano internazionale».
 
Poi c’è Andreas Best, 40 anni, ricercatore tedesco di Fisica Nucleare, alla Federico II da tre anni nel dipartimento di Fisica. Si è aggiudicato una borsa da un milione e trecentomila euro che spenderà nei prossimi 5 anni per la costruzione di un rivelatore avanzato per la misura di reazioni nucleari per l’astrofisica delle stelle. Uno strumento enorme che intende costruire e testare nei prossimi 2 anni a Napoli per poi portarlo sul Gran Sasso e riuscire a misurare con precisione le reazioni nucleari delle stelle che generano la produzione di elementi pesanti nell’Universo. Un esperimento che sembra lontanissimo dall’uomo ma che invece ne è parte integrante. Basti considerare che gli uomini «sono fatti di stelle», come dice una canzone di Moby, cioè di tutti quegli elementi che producono le reazioni tra le stelle. «Voglio riuscire a misurare con precisione le reazioni nucleari attive nelle stelle grazie alle quali si produce il Ferro, l'Oro e tutti gli altri elementi pesanti che conosciamo nella nostra vita di tutti i giorni», spiega.

Best ha studiato e fatto ricerca in Germania e negli Stati Uniti e poi alla Federico II. È a Napoli che ha deciso di investire la sua borsa perchè «è qui che ho trovato validi colleghi che riescono a completare la mia ricerca. A Napoli ho un team con varie figure specializzate in diversi settori ed è qui che posso completare la costruzione del rivelatore. La mia ricerca qui è certamente più efficiente». Con i soldi della borsa appena vinta ha intenzione di mettere al bando almeno 4 posti di lavoro per ricercatori di cui 3 di post-doc. «Vorrei coinvolgere soprattutto giovani e se ci sono studenti che vogliono contribuire a questo progetto sono bene accetti, abbiamo tanto lavoro da fare».

Altro federiciano di adozione è Bozhidar Velichkov, matematico nato a Sofia. Una passione peri numeri che parte già da bambino quando entra nella scuola di matematica di Sofia. È qui che i professori della Normale di Pisa cercano studenti meritevoli e Bozhidar non rinuncia alla scommessa e parte per Pisa dove sarà prima studente e poi ricercatore. «Mi occupo soprattutto di campo di variazioni, di equazioni con derivate parziali, quindi analisi. Il progetto che ho presentato all’Erc punta a capire come, a partire da certi modelli, prevedere il comportamento di certi sistemi. Per esempio, se prendiamo un blocco di ghiaccio sappiamo che la sua forma dipende dalla temperatura e che questa varia nel tempo. Noi possiamo prevedere precisamente quale forma assumerà il ghiaccio in un determinato momento. La cosa più importante in questi studi non è il modello in se ma il metodo che stiamo costruendo per determinare anche strutture molto fini, microstrutture, quale sarà la loro forma, solo a partire da informazioni globali».
 
Bozhidar è stato chiamato dalla Federico II ad Aprile per lavorare nel dipartimento di Matematica, mentre lavorava all’Università di Grenoble in Francia. «Alla Federico II cercavano gente giovane, fresca e ambiziosa – racconta il matematico – per il dipartimento che negli ultimi anni sta crescendo molto. E sta diventando un posto sempre più attraente per i giovani ricercatori, un caso ancora purtroppo troppo raro in Italia. Penso che sia il posto perfetto per portare avanti il mio progetto che è molto ambizioso». Bozhidar ha intenzione di utilizzare il finanziamento di un milione e trecentotrentamila euro per assumere due dottorandi e almeno due post doc.  
 
Altra napoletana doc ad essersi aggiudicata la borsa da due milioni di euro circa è Roberta Marchetti, 34 anni. Prima studentessa poi ricercatrice del dipartimento di Chimica della Federico II, porterà avanti il progetto Glycoswitch. « È riferito all'idea di base del progetto – spiega la ricercatrice - creare mimetici di glicani batterici (glyco) che possano accendere o spegnere, come un interruttore ( switch), il nostro sistema immunitario». Si tratta di uno studio a livello molecolare del riconoscimento di batteri da parte del sistema immunitario. L’idea è quella di contrastare i batteri resistenti agli antibiotici creando molecole nuove. «Queste molecole si potranno sintetizzare solo dopo uno studio approfondito di come strutture tipiche dei batteri vengono riconosciute dai ricettori del nostro sistema immunitario», spiega Roberta che nei prossimi 5 anni punta a raggiungere risultati ottimali. «Vincere la borsa è stato un sogno, non me lo sarei mai aspettato – racconta Roberta – già essere diventata ricercatrice per me è stato realizzare il mio grande sogno sin da bambina. Un traguardo che ho raggiunto grazie al team di ricerca e ai miei mentori, i professori Antonio Molinaro e Alba Silipo, entrambi docenti di chimica organica presso il Dipartimento di Scienze Chimiche dove sarà condotta la ricerca».
Sabato 14 Settembre 2019, 20:00 - Ultimo aggiornamento: 14-09-2019 23:02
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