Asili gratis, ecco perché il bonus per il 94% va al Nord

Mercoledì 11 Settembre 2019 di Marco Esposito

«Il primo, immediato intervento sarà sugli asili nido. Non possiamo indugiare oltre». Ogni capo di governo cerca un'azione, concreta e simbolica, con la quale far partire il proprio mandato subito dopo avere ottenuto la fiducia. E Giuseppe Conte ha scelto di partire dai nidi, settore sia sociale sia educativo nel quale l'Italia è in forte ritardo rispetto all'obiettivo europeo di offrire un posto almeno al 33% dei piccoli sotto i tre anni, target che l'Italia si era obbligata a raggiungere entro il 2010 mentre nel 2016 - ultima rilevazione Istat - siamo appena al 21,6% tra strutture pubbliche e private, con il Mezzogiorno molto indietro in particolare per Puglia (13,6%), Sicilia (9,3%), Calabria (8,8%) e Campania (fanalino di coda con il 6,7%).
 
E se si considerano solo le strutture pubbliche, in massima parte comunali, le percentuali si dimezzano. L'impegno di Conte, quindi, sembra indirizzato soprattutto ai territori dove il servizio è particolarmente carente in modo da avviare «senza indugiare oltre» il riequilibrio annunciato da anni. Ma le cose non stanno esattamente così.

La «prima misura di intervento a favore delle famiglie» - seguendo le parole del premier pronunciate alla Camera e consegnate al Senato - sarà infatti un bonus in grado di «azzerare totalmente le rette per la frequenza di asili-nido e micro-nidi». Un'azione meritoria, certo, ma visto che oggi gli asili nido sono soprattutto al Centronord è chiaro che anche il bonus prenderà quella destinazione. Con uno squilibrio nettissimo: l'Istat calcola il contributo delle famiglie alle iscrizioni dei piccoli nelle strutture pubbliche in 276 milioni. Se il bonus per i nidi gratis dovesse azzerare queste rette, andranno 259 milioni al Centronord e 17 milioni al Mezzogiorno, ovvero il 94% nelle aree più dotate di servizi.

I conti esatti non è possibile farli perché il premier ha specificato che il nido gratis sarà riservato «a partire dall'anno scolastico 2020-2021» alle famiglie «con redditi bassi e medi», quindi non per tutti. Tuttavia le famiglie con redditi elevati di solito si rivolgono alle strutture private (più costose) per cui il dato finale e soprattutto la distribuzione territoriale non potrà discostarsi molto dal rapporto Istat.

E il Sud? Conte ha specificato che il governo si impegna ad «ampliare, contestualmente, l'offerta dei posti disponibili soprattutto nel Mezzogiorno». Mentre però il bonus per il nido gratis è facile da organizzare ed ha effetti immediati su tutta la platea da beneficiare, ampliare l'offerta di servizi fino a renderla adeguata richiede tempi lunghi. Siamo di fronte, insomma, a un bonus certo per il Nord e a una promessa per il Sud.

Con quali fondi si potrà coprire il bonus? E, soprattutto, con quali risorse si potranno costruire i nidi dove mancano? Il tesoretto già c'è ed è un fondo creato dal decreto legislativo 65 del 2017 sulla «Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni», una delle novità della legge sulla Buona Scuola. I soldi del fondo sono stati distribuiti alle Regioni, le quali li hanno ripartiti tra i Comuni, a partire dal 2017. Per l'esattezza 209 milioni il primo anno, 224 milioni nel 2018 mentre ancora sono da ripartire i 239 milioni dell'anno in corso. «Temo che per il bonus nidi si voglia proprio attingere a questo fondo - osserva Annamaria Palmieri, assessore all'Istruzione del Comune di Napoli - e sarebbe una vera e propria beffa visto che la finalità originaria del fondo 0-6 era proprio costruire i nidi dove mancano, anche se i primi due riparti hanno in gran parte deluso le aspettative. Peraltro in città a basso reddito come Napoli le rette pagate dalle famiglie, in base alle fasce Isee, sono mediamente più basse e quindi anche il bonus per bambino sarebbe minore. Ho chiesto in Anci un incontro urgente su questo tema».

La storia dei primi 209 milioni è nota ai lettori del Mattino. A fine 2017 l'allora ministro Valeria Fedeli firmò un riparto che vedeva come parametro principale il numero di bambini iscritti ai nidi e che quindi favoriva sfacciatamente i territori con più servizi. A coordinare la trattativa tra le regioni era stata l'assessore al ramo della Toscana, Cristina Grieco, mentre per i Comuni la delega nazionale era dell'assessore di Firenze, Cristina Giachi. Sempre la Toscana. Quasi inevitabile che alla fine il fondo per costruire asili nido dove mancavano fosse trasformato in un premio per chi li asili li aveva già. Nel 2018, proprio su denuncia della Palmieri, il riparto della quota, salita a 224 milioni, è stato parzialmente corretto, con 209 milioni assegnati in base ai vecchi (squilibrati) criteri e i 15 milioni aggiuntivi ripartiti in favore di territori con meno servizi, cioè al Sud. Ma le storture restavano, con Emilia Romagna e Toscana che hanno avuto le stesse risorse delle più popolose Campania e Puglia, come può leggersi in tabella.

Adesso di apre la partita per il riparto 2019, che avrà appunto effetti sul 2020. Se il governo confermerà la somma in bilancio pari a 239 milioni la gran parte sarà assorbita dal bonus per azzerare le rette, rinviando ancora una volta l'obiettivo di offrire un adeguato servizio di nidi a tutti i bambini, ovunque residenti. L'Anci, peraltro, è entrata nella fase congressuale e quest'anno ci sarà il rinnovo dalla presidenza, dopo i tre anni a guida di Antonio Decaro. L'ipotesi più probabile è la conferma del sindaco di Bari. Ma sarà importante la distribuzione delle deleghe e in particolare di quella per i servizi d'istruzione, oggi a Firenze. Il congresso si terrà dal 19 al 21 novembre ad Arezzo. Ancora la Toscana.

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