CORONAVIRUS

Scuola, il concorso spacca il governo ed è caos supplenze

Martedì 29 Settembre 2020 di Lorena Locaiono e Francesco Malfetano

La data ufficiale c'è (il 22 ottobre), una visione comune del governo sull'immediato futuro della scuola italiana e dei suoi docenti precari e supplenti ancora no. Ieri infatti, per l'ennesima volta dopo il lungo braccio di ferro di questa estate, la maggioranza ha rischiato di spaccarsi sul concorso straordinario per l'assunzione di 32 mila precari in partenza nella seconda metà del mese prossimo. Così, nonostante il via sia ormai ad un passo (le prove dureranno fino al 9 novembre) e i 64 mila candidati siano pronti a rispondere in 150 minuti ai 5 quesiti a risposta aperta e uno aggiuntivo sulla conoscenza B2 d'inglese previsti, Dem e 5Stelle continuano a scornarsi. I primi considerano ancora aperta la partita - «Fino alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ogni ripensamento è possibile» - mentre i secondi, per bocca della ministra Lucia Azzolina, fanno sapere che invece è chiusa: «Domani escono le date in Gazzetta Ufficiale».

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POLEMICHE
Ad innescare la polemica sono state le parole di Camilla Sgambato, responsabile scuola del Partito democratico da sempre considerata molto vicina ai sindacati scolastici che, abbracciandone le posizioni, è partita all'attacco della Azzolina portando diverse obiezioni: «Farlo ora significa stressare le scuole che verranno private di molti docenti» ha dichiarato. Non solo per Sgambato bisognerebbe anche studiare un modo di tutelare chi si trova ora in quarantena: «Magari per un positivo presente nella scuola in cui insegna: va cercata una soluzione, ad esempio trovando un'altra data per questi candidati o facendo loro svolgere la prova tutti in una stessa scuola: sarebbe ingiusto non farli partecipare al concorso». Infine, per la deputata dem c'è il problema che molti docenti precari per partecipare alle prove lascerebbero la cattedra di cui hanno appena preso possesso per almeno 5-6 giorni. «Solo in Lombardia la gran parte sono docenti delle regioni meridionali: spostare il concorso a Natale sarebbe insomma la cosa più giusta da fare» ha detto. Una proroga che dal fronte opposto (per questa volta) dei pentastellati è visto come impossibile. «Il concorso si farà» fanno sapere dal ministero «non ci sarà una riflessione su questo». A ribadirlo anche una nota dei senatori M5S in commissione Istruzione: «Respingiamo al mittente la proposta. Fosse stato per noi avremmo fatto tenere le prove ad agosto (o un concorso ordinario per tutti) ma con il superamento del test a crocette e l'introduzione della prova a risposta aperta abbiamo concordato il procrastinarsi della data all'autunno». Un secco no al rinvio a cui peraltro si unisce con chiarezza anche Italia viva, in compagnia, più discreta, di una parte dem che non aveva intenzione di andare allo scontro.

CONCORSO E SUPPLENTI
Le polemiche sul concorso straordinario (quello ordinario per altri 32 mila posti si terrà subito dopo con più di 440 mila candidati) in realtà hanno già rischiato di far implodere la maggioranza. E se è vero che il primo a promuoverlo fu l'ex ministro Bussetti della Lega ad aprile del 2019, a governo Conte I caduto, è stato l'arrivo dei ministri del M5S (Fioramonti e Azzolina) a far scoppiare gli scontri. Oggetto del contendere le modalità digitali della prova e i rifiuti della ministra di collaborare. Quando i sindacati chiesero una banca dati dei testi che sarebbero usciti, la Azzolina rifiutò causando lo sciopero generale del 17 marzo scorso. Allora dopo un primo stop causato dal Covid, i sindacati hanno chiesto di procedere con assunzioni per titoli, con una prova alla fine del primo anno di ruolo. Anche in quel caso però il ministero non accettò, puntando al concorso in autunno. Ora il giorno è arrivato e la scuola però non può permettersi un altro anno senza assunzioni perché le cattedre vacanti già sono destinate ad aumentare ancora e, quindi, dovranno essere assegnate ai supplenti. Solo che ogni anno la quota dei precari nelle classi sale. Ormai un docente su 4 è un supplente: si stima che quest'anno si raggiungeranno le 250 mila cattedre a tempo determinato. E non sarà semplice portare avanti la didattica così. Basti pensare alle difficoltà che sono emerse in queste settimane con le graduatorie provinciali: cattedre senza docenti (almeno 40 mila per il premier Conte), classi costrette ad organizzarsi con turni e tempo pieno che è un miraggio. Una situazione che il ministero vuole puntellare a breve, magari facendo funzionare la chiamata veloce per i circa 60 mila docenti Covid previsti per far fronte ai problemi dell'emergenza sanitaria. 

Ultimo aggiornamento: 17:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA