CORONAVIRUS

Scuola, agli insegnanti fragili lavori fuori dalle aule: «Segretari o archivisti»

Domenica 13 Settembre 2020 di Lorena Loiacono
Scuola, agli insegnanti fragili lavori fuori dalle aule: «Segretari o archivisti»

Via dalla cattedra, i docenti fragili a rischio Covid si spostano nelle segreterie scolastiche o in biblioteca. Possono anche cambiare scuola. Al loro posto, in classe, arriverà invece il supplente. Sarà quindi importante capire quanti sono gli insegnanti che avranno bisogno di restare fuori dalla classe, anche per quel che riguarda la chiamata dei precari che li andranno a sostituire. Si andranno infatti ad aggiungere alle cattedre vacanti, che andranno a supplenza. 

E anche a quei docenti (pochi in verità) che, dopo essere risultati positivi al test sierologico, hanno avuto poi dal successivo tampone la conferma dell’infezione in corso. Non solo adesso, con i test volontari da cui sono emersi circa 13 mila casi di docenti positivi da sostituire almeno nei prossimi giorni, ma anche durante l’anno scolastico quando, inevitabilmente, si presenteranno nuovi casi di positività.

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Il tema dei lavoratori fragili, quest’anno, potrebbe essere più delicato rispetto agli anni passati. Il docente o il personale Ata, vale a dire addetti alle pulizie, alla segreteria o ai laboratori, possono chiedere al dirigente scolastico una visita ad hoc attraverso l’attivazione della sorveglianza sanitaria per valutare la loro idoneità o meno alle attività scolastiche. Non si tratta di un problema legato all’età del lavoratore ma a quelle patologie a rischio che, con il Covid, potrebbero avere conseguenze pericolose. 

Vale, ad esempio, per i malati cardiopatici o per quelli oncologici. Sarà un medico a certificare la condizione di lavoratore fragile. A quel punto si può decidere per diverse strade: il docente resta in classe ma con una protezione maggiore, ad esempio adottando le mascherine FFp2 o un maggiore distanziamento, oppure esce dalla classe. Può mettersi in malattia, restando quindi a casa, oppure può spostarsi a lavorare, ad esempio, in segreteria. «Un docente cosiddetto fragile - spiega Maddalena Gissi, segretaria nazionale Cisl Scuola - potrà coprire mansioni legate ai servizi di segreteria. Chiediamo uniformità di valutazione da parte dei medici». Tra le mansioni previste per un docente fragile ci sono il servizio di biblioteca e l’organizzazione dei laboratori, i supporti didattici ed educativi o nell’utilizzo degli audiovisivi e delle tecnologie informatiche o più in generale i servizi amministrativi da 36 ore settimanali. 

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Oggi un docente svolge 18 ore di lezione settimanali a cui si aggiungono comunque quelle di programmazione e preparazione delle lezioni oltre ai collegi pomeridiani. L’insegnante inidoneo alle sue mansioni dovrà ripetere le visite perché questa condizione, strettamente legata all’emergenza Covid, è ovviamente temporanea. 

Se in una scuola dovessero esserci più lavoratori fragili, è possibile anche che decidano di spostarsi su altre scuole. Per i presidi le indicazioni dal ministero dell’istruzione sono arrivate troppo a ridosso dell’avvio dell’anno scolastico: «potrebbero presentarsi difficoltà applicative - spiega Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi - il numero di utilizzazioni da disporre all’interno di ciascuna scuola può creare criticità e inconvenienti, considerato che la platea dei lavoratori interessati si configura senz’altro più ampia di quella che risulta coinvolta in condizioni non eccezionali». 
 

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Non solo, purtroppo non tutti i lavoratori fragili sono uguali: i supplenti sono, di fatto, ancora più fragili. Non possono rischiare di rimanere a casa e perdere un anno di lavoro e, quindi, di punteggi. «Abbiamo chiesto - spiega Francesco Sinopoli, segretario nazionale della Flc Cgil - che a questi lavoratori venga garantito lo stesso trattamento sia dal punto di vista del rapporto di lavoro, che del trattamento economico. Solo uno di questi due punti è stato acquisito: il diritto a stipulare comunque il contratto a tempo determinato spettante sia nel caso in cui, successivamente alla stipula, dovesse essere certificata la situazione di fragilità, sia nel caso in cui questa situazione sia già preesistente. Però manca ancora il mantenimento del trattamento economico pieno, visto che il personale per il ministero va considerato comunque in malattia e, pertanto, soggetto alle limitazioni riguardanti sia la durata sia il trattamento economico, rispetto al personale a tempo indeterminato». 
 

Ultimo aggiornamento: 15:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA