Scuola, lezioni solo a distanza per il 60% dei liceali. Ed è allarme sostegno

Giovedì 17 Settembre 2020 di Lorena Loiacono
Scuola, lezioni solo a distanza per il 60% dei liceali. Ed è allarme sostegno

Sei ragazzi su 10, alle scuole superiori, non sono rientrati in classe e stanno facendo didattica solo a distanza. L'allarme, lanciato ieri dai sindacati sulla difficile ripresa delle lezioni del nuovo anno scolastico, porta con sé un'altra emergenza: studiare fuori dalle aule in questo momento delicato può aiutare ma solo se funziona davvero. Purtroppo non è così. Questi studenti non possono tornare in aula perché, ad attenderli, non ci sono banchi né docenti e aule a sufficienza: una necessità con cui dover fare i conti, visto che il distanziamento deve essere rispettato. La fotografia di quel che sta accadendo nelle classi è chiara: «Sono soprattutto le scuole superiori a soffrire la mancanza di spazi e di docenti - denuncia il coordinatore nazionale della Gilda, Rino Di Meglio - come dimostra il fatto che soltanto il 40% degli studenti ha ripreso le attività didattiche completamente in presenza».

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Ma la didattica a distanza non ha funzionato come avrebbe dovuto: secondo il Moige, associazione dei genitori, ha funzionato solo a macchia di leopardo. E per i presidi il problema di base riguarda proprio gli strumenti informatici, come pc e tablet, e la connessione su cui tante famiglie non possono ancora contare: «Abbiamo ricevuto numerose segnalazioni da parte dei dirigenti scolastici denuncia Roberta Fanfarillo, responsabile nazionale dei dirigenti scolastici della Flc Cgil - in merito a difficoltà a programmare l'attivazione della modalità digitale integrata sincrona con gli allievi che stanno a casa mentre gli altri sono in classe per incapacità delle infrastrutture di rete destinate al flusso dei dati a disposizione delle scuole». E allora, soprattutto in questi casi, va garantita la presenza a scuola: mancano i banchi monoposto, perché ne sono stati consegnati 400mila su 2milioni e 400mila, e mancano maestre e professori da portare in cattedra. Servono i concorsi: si sarebbero dovuti svolgere nella scorsa primavera ma poi l'emergenza Covid ha bloccato tutte le selezioni e quindi sono slittati al prossimo autunno.

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Sono anni che il ministero dell'economia autorizza le assunzioni sulle cattedre ma si riesce a concretizzarne meno della metà. E di anno in anno la situazione peggiora, anche perché il personale va in pensione. Quest'anno addirittura è andato a buon fine poco più di un quarto delle assunzioni possibili: in base ai dati forniti dai maggiori sindacati della scuola Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, si tratta di 22.500 immissioni in ruolo su 84.808. Tra le maggiori criticità spicca il sostegno: su oltre 21.000 posti disponibili, gli assunti sono meno di 2.000. Praticamente meno di uno su 10. Tutti gli altri posti saranno coperti con i supplenti anche se il precariato non può proprio funzionare in un ambito così delicato: per un ragazzo autistico, ad esempio, non è certo di aiuto cambiare ogni volta docente e, oltretutto, aspettare che il supplente venga nominato, restando quindi a scuola senza un sostegno personale.

Per ora il ministero dell'Istruzione ha avviato 80mila contratti di supplenza annuale, ne servono circa 115 mila e arriveranno nelle prossime settimane. A questi si aggiunge poi il contingente Covid, vale a dire circa 70mila contratti a tempo determinato tra docenti e collaboratori scolastici che saranno utilizzati proprio per fare fronte all'emergenza. Sul fronte dei collaboratori scolastici, per i sindacati emerge una divario marcato tra quanti ne servirebbero, circa 25mila, e quanti ne vengono realmente assunti, poco più di 11mila. Meno della metà. Ad oggi la situazione è ancora molto critica: i sindacati saranno in piazza il 26 settembre, a Roma. Ma intanto scoppia il caso politico.
 

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«Come promesso - ha annunciato ieri Matteo Salvini - la Lega ha depositato la mozione di sfiducia per mandare a casa la ministra Azzolina. Ci sono 700mila insegnanti precari che grazie al cambio delle graduatorie non sanno ancora se, dove e per quante ore insegneranno». Nella mozione di sfiducia si leggono dubbi sulla tesi della ministra e sul conflitto di interessi per il concorso da dirigente, a cui si è iscritta quando era ancora in Parlamento. «E' l'elenco delle assurdità - replicano dal M5S - che giorno dopo giorno siamo stati costretti a smentire, supportati dai fatti».
 

Ultimo aggiornamento: 08:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA