Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Scuola, Bianchi: «Basta evasione scolastica ecco il piano da 255 milioni per gli studenti del Sud»

Venerdì 13 Maggio 2022 di Valentino Di Giacomo
Scuola, Bianchi: «Basta evasione scolastica ecco il piano da 255 milioni per gli studenti del Sud»

«500 milioni per le scuole di tutto il territorio nazionale, oltre la metà andranno alle scuole del Sud. Per le scuole della Campania raggiungeremo quasi gli 80 milioni, di cui più di 40 per le scuole dell'intera area metropolitana napoletana e quasi 15 per le sole scuole di Napoli. In Campania il progetto riguarda 443 scuole, di cui 217 nell'area metropolitana di Napoli». Parte dai numeri il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi. Numeri che snocciola non senza orgoglio e con tanto entusiasmo: sono i milioni di euro che, nella cornice dei fondi del Pnrr, serviranno alle scuole per contrastare la dispersione scolastica che, proprio a Napoli, tocca in alcuni quartieri percentuali superiori al 50%. Bianchi sarà oggi in città per firmare finalmente quel Patto educativo più volte richiesto dall'arcivescovo Mimmo Battaglia. Oggi a Nisida, nella chiesa dell'Immacolata a Mezzacosta, il ministro dell'Istruzione firmerà quel patto non solo con l'arcivescovo, ma con tutte le principali istituzioni cittadine: il presidente della Regione Vincenzo De Luca, il sindaco Gaetano Manfredi, il prefetto Claudio Palomba e poi i referenti del Forum del Terzo Settore con le associazioni che si occupano di minori e i maestri di strada. Un patto globale con tanti fondi in arrivo per le scuole nei territori a rischio, ma anche interventi sulla sicurezza e la repressione della devianza minorile e, infatti, oggi a Nisida ci sarà anche il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese.

Ministro, da quando l'arcivescovo Battaglia lanciò il suo appello per un Patto educativo sono trascorsi sette mesi. Adesso si partirà concretamente?
«Chiudiamo un percorso che è stato lungo ma è stato straordinariamente fruttuoso perché abbiamo voluto che fosse la comunità napoletana a stabilire dove c'è maggiore necessità di interventi. I dati sono eloquenti e sulla dispersione sono allarmanti».

In questi anni c'è stato però anche un pasticcio di dati: la Prefettura ha dei numeri, il Comune altri, i tribunali per i minorenni altri ancora. Per il suo ministero quanti sono i ragazzini napoletani che non vanno a scuola?
«La media dell'interruzione di frequenza alle superiori è del 5,2% nell'area del Comune di Napoli, ma c'è un'enorme differenza tra le varie aree della città. Ci sono quartieri con zero dispersione e altri con tassi più alti. È evidente che la media generale non offre alcuna informazione utile, ma sono proprio quei picchi di dispersione in zone circoscritte che invece generano allarme. Il problema principale, oltre a chi abbandona completamente la scuola, è la frequenza irregolare: noi dobbiamo fare in modo che quei ragazzi che sommano tante assenze siano subito intercettati e riportati a scuola. Per quanto riguarda i dati noi abbiamo le nostre rilevazioni che indicano le presenze quotidiane scuola per scuola, sono dati che mettiamo al servizio di tutti».

Video

I fondi sono considerevoli, ma non si rischia l'ennesimo stanziamento con soldi a pioggia? Siamo sicuri che la montagna non partorisca il solito topolino?
«Ecco perché la firma di questo patto è frutto di un lavoro che parte da lontano e che è stato fatto in maniera partecipata con tutti gli attori sociali che sono sul territorio. I soldi non saranno distribuiti a pioggia, ma solo agli istituti che hanno indici chiari sia in relazione alle condizioni del territorio che delle specificità della singola scuola. Partiremo proprio dove ci sono i picchi più alti di dispersione. Domani (oggi ndr.), prima di andare a Nisida, farò visita prima alla Comunità energetica e solidale di San Giovanni a Teduccio e poi alla Comunità educante di Porta Capuana. In questi anni abbiamo imparato tanto dall'esperienza di Napoli e dai maestri di strada, per questo la città farà da apripista con questo progetto pilota, il primo in Italia».

Cosa si farà in sostanza per portare i ragazzi a scuola o per fare in modo che i giovani non lascino anzitempo il percorso scolastico?
«Tutoraggio, accompagnamento personalizzato degli studenti a rischio di abbandono, attività pomeridiane. E poi per sviluppare nuove figure dedicate per dei percorsi di prevenzione nelle scuole anche attraverso la creazione di nuovi progetti».

Ministro, perché ha aspettato 7 mesi per venire a Napoli da quando don Mimmo ha lanciato il suo appello disperato?
«Quello di oggi è invece il risultato di un lavoro svolto in questi mesi, partito ancor prima dall'appello dell'arcivescovo. Abbiamo lavorato, anche con lui, a fari spenti confrontandoci con tutti gli attori sociali e istituzionali della città, non serviva clamore, ma portare concretezza».

Che ne pensa dell'idea del Comune di Napoli di voler aprire le scuole a sera e anche in estate? Servirà a frenare l'escalation di violenze tra giovanissimi?
«Un'operazione fondamentale perché la scuola deve tornare ad essere un luogo di riferimento del territorio. La pandemia ha acuito il disagio dei ragazzi, aumentando anche le violenze. Per questo è importante aver riaperto le classi».

Non crede, come molti chiedono, che oltre a fare prevenzione serva anche fare repressione contro la violenza?
«La scuola è il luogo dell'accoglienza e della convivenza, non della repressione».

Serve più cultura della legalità nelle scuole. Il nostro giornale sta portando nelle classi un questionario per cercare di capire le sensibilità degli studenti. Può servire?
«Questo è uno dei grandi temi che stanno a cuore al Presidente Mattarella. È un lavoro importantissimo quello del vostro giornale perché si fa portavoce di quella cultura della legalità che serve a far capire che non si tratta solo di infrangere un codice, ma essere parte di un Paese, di una comunità che vuole vivere nella trasparenza e nell'appartenenza».

Ultimo aggiornamento: 16:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA