CORONAVIRUS

Scuola, città in ordine sparso e scioperi: si parte col freno a mano tirato

Lunedì 18 Gennaio 2021 di Lorena Loiacono
Scuola, città in ordine sparso e scioperi: si parte col freno a mano tirato

Tra scioperi e sit-in, si torna a scuola. La protesta parte da Roma, visto che il Lazio è tra le Regioni che hanno indicato la data odierna per il rientro in presenza, ma sta dilagando a macchia d'olio in molte province, da nord a sud. Il motivo? Troppi disagi nella didattica e nell'organizzazione degli orari. Oggi comunque riaprono le superiori in quattro Regioni (Lazio, Piemonte, Emilia Romagna e Molise), con presenza dal 50 al 75%, due orari di ingresso ben separati, uno alle 8 e l'altro alle 10. Le singole province poi, partendo da questo impianto generale e uguale per tutti, hanno dato le loro indicazioni su misura per i problemi legati al territorio. 

Decisamente soddisfatta la ministra all'istruzione Lucia Azzolina, la speranza è che le nuove indicazioni possano funzionare: la giornata di oggi sarà infatti il banco di prova. La necessità di scaglionare in maniera così accentuata gli ingressi, distanziandoli l'uno dall'altro di due ore e non di 15-30 minuti come avveniva a settembre e ottobre, nasce dalle esigenze legate al trasporto pubblico che, per l'emergenza Covid, deve viaggiare al 50% della capienza massima. Le ore di punta, in una città come Roma, vanno dalle 7,30 alle 9 circa. Inutile quindi fare arrivare gli studenti a scuola scaglionati a distanza di pochi minuti, perché si metterebbero in moto comunque nella stessa fascia oraria. Da qui le due ore di distanza. Ma in realtà questa organizzazione, che serve al trasporto pubblico per alleggerire i flussi, ha messo in difficoltà le scuole, tra orari lunghi fino alle quattro del pomeriggio e le pause per il pranzo da organizzare in classe, seduti ai banchi. Le lezioni diventano anche di 40 minuti, per ridurre la presenza in aula, ma poi bisogna recuperare una parte del tempo perduto con lezioni aggiuntive. Un incubo di programmazione a cui hanno lavorato senza sosta presidi, segreterie e docenti: «L'idea che a poche ore dalla campanella potesse saltare tutto - spiega Mario Rusconi, presidente dell'Associazione nazionale dei presidi di Roma e del Lazio, riferendosi alla richiesta da parte del ministero della salute del parere del Cts di ieri mattina - è assurda. Siamo sconcertati: non è ammissibile che le istituzioni nazionali e regionali non riescano a dialogare in tempo. Se il Cts avesse dato parere negativo, la scuola che figura avrebbe fatto? Sarebbe stata una terribile mancanza di rispetto anche verso le famiglie». C'è poi l'incubo dei contagi, gli esperti garantiscono che la scuola è sicura ma i dati che arrivano dal Veneto non sono affatto confortanti: a dieci giorni dalla riapertura delle scuole elementari e medie, dopo le vacanze di Natale, sono circa 200 infatti le classi già sottoposte a quarantena perché uno o più studenti è risultato positivo. 

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A questo tipo di disagi e problemi si riferiscono tanti studenti e docenti nelle proteste che si stanno moltiplicando da nord a sud e l'agitazione maggiore arriva proprio dagli istituti. Se da una parte gli insegnanti manifestano preoccupazione e chiedono di essere vaccinati, dall'altra gli studenti continuano le proteste con occupazioni e scioperi. La Gilda chiede di «includere tutto il personale scolastico tra le categorie professionali più esposte al rischio di contagio da Covid-19 e, dunque, assegnare priorità a docenti, dirigenti e Ata nel piano vaccinale». Oggi molti istituti di Roma saranno in sciopero, sia per le lezioni in presenza sia per quelle online, qualcuno in assemblea studentesca e altri in sit-in al Pantheon e al ministero dell'Istruzione. I rappresentanti degli studenti nei consigli d'istituto si ritroveranno per manifestare prima in Campidoglio e poi davanti alla sede del ministero. «Si richiede un rientro in presenza, ma in sicurezza e a condizioni sostenibili per gli studenti», fanno sapere i promotori. Scuole in agitazione anche a Milano, con numerose occupazioni e i rappresentanti del liceo scientifico Vittorio Veneto che «a nome di tutti gli studenti» hanno incontrato il sindaco Giuseppe Sala, a Napoli e a Trieste dove il comitato Priorità alla scuola, composto di genitori, insegnati e studenti, è tornato a chiedere il rientro in classe al 100%. Perché, spiegano, «con le scuole chiuse non c'è futuro». 

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