VINCENZO DE LUCA

Dpcm Covid, l'altolà della Azzolina: gli orari li fissano i presidi. E il Tar sta con De Luca

Martedì 20 Ottobre 2020 di Lorena Loiacono
Dpcm Covid, l'altolà della Azzolina: gli orari li fissano i presidi. E il Tar sta con De Luca

Frenata sugli orari scolastici per le scuole superiori: la regola del doppio turno con gli studenti in classe anche il pomeriggio e dell'ingresso dopo le 9, la più discussa tra dirigenti e famiglie in allarme dopo la presentazione dell'ultimo Dpcm, ora passa in secondo piano. E' stata ridimensionata a semplice indicazione da seguire, così come la possibilità di ampliare le ore di didattica a distanza, nel caso in cui l'emergenza sanitaria la dovesse imporre. Per le scuole sarebbe praticamente impossibile far slittare l'orario di lezione in presenza di qualche ora: semplicemente perché manca il personale per farlo. Non ci sarebbero docenti da portare in classe il pomeriggio né addetti alla pulizie e alla sorveglianza per coprire praticamente due turni di lavoro. 

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Va quindi avanti il braccio di ferro tra il ministero dell'Istruzione (quindi Lucia Azzolina) e le Regioni che, di fatto, avrebbero preferito estendere la didattica online o comunque trovare, con un ulteriore scaglionamento degli ingressi in classe, una soluzione al caos dei trasporti pubblici alle prese con un sovraffollamento insostenibile. L'orario scolastico resta quindi in mano alle scuole ma intanto il Tar della Campania ha dato ragione sl presidente della Regione Vincenzo De Luca, respingendo l'istanza cautelare contro l'ordinanza regionale per la chiusura delle scuole fino al 30 ottobre. In Campania quindi si procede con la didattica online. E, anzi, le restrizioni fissate dal governatore De Luca saranno estese fino al 13 novembre.  

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Mentre sul Dpcm si sono accesi gli animi tanto che, dopo neanche 24 ore dalla presentazione da parte del premier Conte, il ministero dell'Istruzione ieri sera ha inviato alle scuole una circolare con cui sottolinea che non si tratta di una regola generalizzata e da mettere subito in pratica. Ma di misure da adottare nel caso di comunicazione da parte «delle autorità regionali, locali o sanitarie della situazione di criticità e di particolare rischio, riferita ad uno specifico contesto territoriale».

La precisazione si è resa necessaria dopo una giornata di fuoco, con i dirigenti scolastici sul piede di guerra perché non potevano accettare di veder saltare l'organizzazione con cui hanno avviato l'anno scolastico. «Siamo assolutamente convinti - ha spiegato Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale die presidi - che il Dpcm non possa snaturare e mettere in discussione l'autonomia scolastica, prevista dalla Costituzione. Pertanto riteniamo condivisibili i chiarimenti forniti in merito alla rimodulazione degli orari di ingresso e di uscita e all'orario di avvio delle attività didattiche. Sono comunque misure che ricadono nell'ambito dell'autonomia scolastica e su cui, ovviamente, non è legittimo né utile transigere. La pretesa di differire rigidamente l'orario di ingresso, peraltro, sarebbe stata irragionevole in quanto avrebbe riguardato indistintamente sedi scolastiche situate in realtà geografiche profondamente diverse tra loro: basti pensare alle differenze esistenti tra l'area metropolitana di qualsiasi grande o media città e un qualsiasi piccolo centro rurale o montano. In questi ultimi, spesso, vi è una sola corsa in grado di portare gli studenti a scuola».

 

L'idea dei doppi turni o dell'entrata in classe dopo le 9 in molti casi è impossibile. E comunque l'orario scolastico viene stabilito dalle singole scuole: la decisione spetta al Consiglio di istituto come rappresentanza di tutte le parti in causa, quindi docenti, famiglie e genitori. Non può, per questo, arrivare dall'alto. Ed il motivo, di base, è uno solo: ogni singola scuola conosce i problemi, le risorse e le necessità dei suoi iscritti. E soprattutto, in questo caso, del territorio. Che cosa significa? Significa che una scuola di Roma, con i problemi di traffico e di trasporto pubblico tra metropolitane e autobus sovraffollati, vive una realtà completamente diversa da un istituto di un paesino di provincia.

Il nodo, quindi, resta sempre il sovraffollamento del trasporto pubblico: «La scuola deve potersi sedere ad un tavolo con gli enti locali - sottolinea Maddalena Gissi, segretario nazionale della Cisl Scuola- anche perché posticipare semplicemente l'ingresso dopo le 9 potrebbe significare sovraffollare i bus dopo quell'orario. Se non si intensificano le corse e non si organizzano davvero in base alle necessità delle scuole, il problema non si risolve».

Ultimo aggiornamento: 20:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA