Scuola, i professori no vax che minano il rientro in classe: servono 50 mila supplenti

Mercoledì 5 Gennaio 2022
Scuola, i professori no vax che minano il rientro in classe: servono 50 mila supplenti

Lavorano dal mese di ottobre, ogni giorno nelle scuole di tutta Italia, ma dei loro stipendi non c’è ancora traccia. Un’emergenza nell’emergenza, quella di buona parte del personale Covid assunto a tempo determinato proprio per provare ad affrontare al meglio i problemi causati dalla pandemia, che rischiano di mettere in ginocchio la scuola. In tutto si tratta di circa 18mila docenti, messi in campo per coprire le assenze dei colleghi, in malattia o in quarantena, o per dividere le classi e assicurare quel distanziamento tanto difficile da realizzare. A cui si aggiungono 22mila bidelli e amministrativi, sempre parte dell’organico Covid, chiamato proprio per mantenere pulite le aree della scuola maggiormente a rischio per aiutare le classi ad entrare o ad uscire senza assembramenti, per dare supporto ai docenti o per lavorare nelle segreterie e sostenere i colleghi nelle convocazioni e nella ricerca di supplenti. 

Sono tutti precari e, molti di loro probabilmente il 50%, non percepiscono lo stipendio con regolarità. Anzi, non lo ricevono proprio per niente. La loro retribuzione rientra nei fondi stanziati dal Mef per coprire le spese dell’emergenza sanitaria in ambito scolastico: dal personale agli strumenti per la pulizia e la sanificazione. Ma da ottobre molti di loro non hanno mai avuto neanche un accredito, alcuni solo quello parziale del mese di ottobre.

«Eppure – racconta una bidella della provincia di Roma – continuiamo a lavorare come sempre, tutti i giorni. E continuiamo anche a pagare l’affitto di casa e le bollette. Siam allo stremo. Dallo scorso anno va così». Già a settembre, alla ripresa della scuola, molti docenti e bidelli dell’organico Covid denunciavano il fatto di non aver ancora ricevuto soldi per i mesi di aprile, maggio e giugno scorsi. Ora la storia si sta ripetendo. «Nella mia scuola nessun docente né bidello dell’organico Covid ha avuto lo stipendio in questo anno scolastico – denuncia Carlotta Manduca, professoressa di lettere in una scuola media della periferia di Palermo – ci dicono che al Mef è tutto fermo, in una fase di stallo. Per me è una beffa: già a settembre a causa di un errore nell’algoritmo non sono stata convocata per un incarico di lunga durata. Mi hanno chiamata a ottobre inoltrato come supplenza Covid e ora, tra mille disagi, neanche prendo lo stipendio. Nella mia scuola, cosiddetta di frontiera, facciamo tanti progetti contro la dispersione dei ragazzi: ci impegniamo tantissimo e questo è il risultato. Ci è stato detto che ci avrebbero pagato entro dicembre, ma così non è stato, ora la nuova data è stata spostata a gennaio: vedremo».

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Il ministero dell’istruzione ha infatti assicurato che i soldi arriveranno entro il mese di giugno. Come ribadito anche nell’incontro di fine anno con i sindacati per la proroga dei contratti agli ata, vale a dire il persone assistente, tecnico e amministrativo. Il termine di scadenza di tutti i contratti a tempo determinato, sia del personale docente sia del personale Ata, è stato prorogato contando sullo stanziamento in legge di bilancio: per gli ata però ci si ferma al 31 marzo, in linea con lo stato di emergenza. Una situazione che non fa dormire sonni tranquilla a decine di migliaia di precari: «L’organico Covid – denuncia Marcello Pacifico, segretario nazionale Anief - rispetto al passato anno scolastico è stato prima dimezzato e adesso messo a convivere con il rischio di vedersi rescindere il contratto a marzo».  

Intanto non tutti i precari stano ricevendo la proroga: se non dovesse arrivare entro il 7, le scuole resterebbero senza organico necessario. Senza contare che mancherà all’appello circa il 5% dei docenti e del personale Ata No vax, che verrà sospeso e dovrà essere sostituito. Tutti coloro che lavorano nella scuola, infatti, dal 15 dicembre scorso devono avere il vaccino, altrimenti verranno sospesi e lasciati a casa senza stipendio. Hanno avuto 5 giorni per mettersi in regola e quindi, al rientro in classe dopo la pausa natalizia, si tireranno le somme delle assenze: si stima una quota di 50mila no vax, che resteranno senza vaccino pur non avendo problemi di salute quindi nessuna esenzione. 

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