Scuola, lo scandalo dei bonus libri:
da Torino a Napoli niente aiuti

Mercoledì 8 Febbraio 2017 di Francesco Pacifico

Per fortuna ci sono i librai che accettano pagherò. O le mamme che si organizzano per scambiarsi le fotocopie. Per non parlare degli insegnanti che, di straforo, prestano il loro libro agli alunni. Una forma di sussidiarietà orizzontale, involontaria e casuale ma indispensabile per coprire le mancanze di uno Stato che fa iniziare la scuola dell'obbligo a settembre, ma che aspetta fino al secondo quadrimestre per erogare il buono destinato alle famiglie disagiate per l'acquisto dei volumi. Come sta avvenendo in centinaia di scuole medie in aree ada alto disagio sociale. Quanto denunciato dal Mattino nella periferia nord di Napoli, non è un'eccezione a livello nazionale. Save the Children ha calcolato che soltanto tre regioni (e tutte a Statuto speciale) su venti sono virtuose su questo versante, cioè i buoni libro (spesso nella formula del comodato d'uso) arrivano a inizio anno.

E in quattro Regioni - Campania, Sicilia, Piemonte e Molise - bisogna attendere almeno due anni. In Piemonte, addirittura, nel 2016 è stato lanciato un bando «su doppia annualità» per l'erogazione degli assegni di studio per gli anni scolastici 2014/15 e 2015/16. A Palermo, racconta Barbara Evola, assessore alla scuola e alla realtà dell'infanzia, «stiamo pagando i libri di studio della secondaria risalenti al 20132014 e le borse di studio per i meritevoli concesse nel 2011. È un qualcosa che riguarda 9mila bambini». A Terni, aggiunge il sindaco Leopoldo Di Girolamo, «lo scorso anno li abbiamo erogati con tre o quattro mesi di ritardo. Quest'anno poi, visto che abbiamo presentato richiesta per il dissesto dei conti, i fondi poi sono congelati fino al via libera del ministero dell'Economia». Di conseguenza, iniziare la scuola avendo in dotazione i libri di testo, è una questione di fortuna. Fortuna, prima ancora di nascere in una famiglia abbiente, di vivere in una Regione ricca e ben organizzata, in grado di anticipare ai Comuni le risorse che lo Stato centrale ritarda a trasferire e di mettere in campo una serie di procedure e strumenti per semplificare un sistema che abbastanza farraginoso. «Chiediamo al governo - dice Cristina Giachi, vicesindaco di Firenze e coordinatrice del settore Scuola per l'Anci - di introdurre nel decreto per il diritto allo studio uno standard organizzativo nazionale, che le Regioni possono migliorare ma al quale non possono venire meno. Le Regioni appaiono contrarie, però il nostro obiettivo è l'equità».

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Ultimo aggiornamento: 9 Febbraio, 10:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA