Covid e scuole, ritardi e gap tecnologico: l'illusione didattica digitale

Sabato 17 Ottobre 2020 di Lorena Loiacono
Covid e scuole, ritardi e gap tecnologico: l'illusione didattica digitale

Studiare da casa senza un computer o un tablet e senza un'adeguata connessione: per tante famiglie l'idea di poter tornare alla didattica a distanza rappresenta un incubo. E lo è anche per molti docenti. La prima esperienza, nella fase del lockdown, è servita solo a non perdere completamente il filo delle lezioni ma ora la situazione è decisamente più critica. La scuola è da un lato nella fase di dover recuperare quello che non è stato fatto lo scorso anno, con la chiusura delle aule, dall'altro però resta schiacciata da un'allerta Covid che, in un modo o nell'alto, la blocca. 

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I contagi non avvengono a scuola ma, per ogni positivo, viene chiusa una classe se non di più. I docenti che vanno in quarantena sono sempre più numerosi e la didattica in presenza salta. Accade tutti i giorni, in Italia. E tutti i giorni si fa ricorso alla didattica a distanza, però solo per pochi giorni. Chi invece ha scelto le lezioni online per limitare il sovraffollamento delle aule, non potendo contare su docenti e spazi aggiuntivi, ha organizzato turni in presenza a gestisce orari ridotti. Insomma, la didattica a distanza non può andare realmente a regime. Lo sanno bene le famiglie e lo vivono quotidianamente gli insegnanti. 

Basti pensare che, secondo i dati Istat, in Italia una famiglia su quattro non può contare sulla banda larga. Ma si tratta di un elemento fondamentale per supportare senza problemi il flusso della didattica online. I disagi crescono ulteriormente nelle regioni del Mezzogiorno come in Puglia e in Sicilia, in Molise, in Calabria e in Basilicata dove, in media, addirittura una famiglia su tre non dispone di un collegamento online adeguato. Ma non serve solo la connessione, è indispensabile un computer o un tablet: un ragazzo su cinque non dispone di strumenti informatici. Ma anche se in casa ce ne fosse uno, andrebbe comunque condiviso con sorelle o fratelli. O con mamma e papà se sono in smart working. E uno dei due genitori, presumibilmente, lavora in casa, visto che qualcuno deve restare con i figli minorenni.  

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Senza rete e senza computer, accade che le differenze si ampliano sempre di più. Lo sottolinea il Telefono Azzurro che, provando a scongiurare una nuova chiusura degli istituti, lancia l'allarme: «La scuola - ha spiegato il presidente Ernesto Caffo - oltre a potenziare lo sviluppo cognitivo, deve continuare a rappresentare il luogo dove si fondano le competenze che nascono rapportandosi con gli altri. Inoltre le famiglie più fragili risulterebbero quelle maggiormente colpite dalla chiusura delle scuole e dalla conseguente adozione della didattica a distanza, come già avvenuto, creando disuguaglianze tra gli studenti. È necessario, quindi, che la scuola resti aperta».

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Non va meglio per i docenti, che si sentono impreparati. Secondo un' inchiesta della Flc Cgil sulla didattica a distanza, svolta con la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, l'Università La Sapienza e l'Università di Teramo, per circa 4 insegnanti su 10 non state attivate iniziative di formazione. Va peggio nella scuola elementare e negli istituti professionali. Per almeno un docente su 5 risulta inadeguata anche la piattaforma utilizzata e più di 8 insegnanti su 10 hanno dovuto utilizzare un dispositivo personale, non condiviso con altri membri della famiglia.

Ma l'aspetto peggiore, per gli insegnanti, riguarda la possibilità di raggiungere tutti i loro studenti: ci riesce meno di un docente su tre. E la situazione, anche in questo caso, peggiora al Sud, dove la quota degli insegnanti che dichiarano di riuscire a raggiungere tutti gli studenti della classe si abbassano a meno di uno su 4 per la difficoltà dovuta sia alla disponibilità dei dispositivi da parte delle famiglie sia a fattori organizzativi, come l'infrastruttura tecnologica messa a disposizione dalla scuola.

Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre, 08:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA