Scuole nel caos a Napoli e Salerno,
verso la stabilizzazione dei bidelli

Venerdì 31 Gennaio 2020 di Mariagiovanna Capone
Nelle scuole di Napoli e Salerno c'è ancora caos. Alcuni dirigenti scolastici ripristineranno il tempo pieno da oggi, altri lo faranno da lunedì, ma per tutta la giornata di ieri si sono rincorse voci contraddittorie sulla questione dei contratti di un mese ai collaboratori scolastici. Il caos nasce per via dello stato di crisi avviato da maggio dal consorzio Manital Idea di Ivrea che avrebbe dovuto garantire una quota di ex Lsu pari al 25 per cento dell'organico dei bidelli e assicurare servizi di pulizia e sicurezza nelle scuole del Lotto 6 Campania. Pulizia che non è stata dunque garantita, e i dirigenti costretti a ridurre gli orari del tempo pieno. Tempo pieno che è ancora un miraggio per gran parte degli istituti scolastici della Campania, e che rappresenta l'unico sistema in grado di sconfiggere la dispersione scolastica, anticamera di povertà educativa e avvicinamento alla criminalità.

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Il tempo pieno nella scuola primaria è ancora un miraggio per gran parte del Mezzogiorno. Il divario tra iscritti in scuole del Nord e quelli del Sud dove vige l'orario prolungato è davvero enorme. Alla media nazionale del 41,9 per cento, la Campania risponde con appena il 25,7 per cento che confrontato con il 59,6 del Lazio o il 58,5 del Piemonte, fa rabbrividire. Peggio di noi Puglia (20,5), Sicilia (13,5) e Molise (12,9), mentre la Basilicata con il suo 48,4 per cento è l'unica regione meridionale a ribaltare la classifica. Alla fine dei cinque anni di scuola primaria è come se gli alunni del Nord fossero rimasti in classe un anno in più rispetto ai coetanei del Sud. Gli orari, infatti, si sviluppano dal minimo di 24 ore settimanali a un massimo di 30, anche se la media è di 27 ore. Il 33,6 per cento delle classi primarie, infatti, svolge 27 ore di lezione settimanali. Solo quando si arriva a 40 ore settimanali si può davvero parlare di tempo pieno. In media, le regioni del Nord garantiscono 38 ore settimanali, al Sud solo 30.
 

La vertenza Manital Idea di Ivrea ha riproposto la questione del tempo pieno, poiché le poche scuole con orario prolungato, non avendo il personale sufficiente a garantire la pulizia, hanno dovuto ridurlo da 40 a 35 ore, facendo cioè uscire gli studenti un'ora prima. Mercoledì a Roma c'è stato un importante incontro tra parti sociali, ministero del Lavoro e ministero dell'istruzione sulla vertenza degli ex Lsu Manital. Mentre si discuteva a Roma del futuro di questi lavoratori, a Napoli l'Ufficio scolastico regionale inviava una circolare ai dirigenti scolastici, con cui li autorizzava a nominare collaboratori scolastici Ata, lasciando quindi a bocca asciutta gli ex Lsu. È scoppiato il caos, con mail ai dirigenti da parte dei sindacati in cui chiedevano di non considerare la nota, con personale invitato a non presentarsi nelle scuole se chiamati. Questo perché la graduatoria non avrebbe favorito gli ex Lsu rimasti senza lavoro per colpa di Manital, ma rimescolato tutti in un unico calderone. Contemporaneamente si è rifatta viva l'azienda che ha stabilito di dover far firmare ai suoi dipendenti i contratti, facendo quindi accantonare la circolare dell'Usr Campania e ristabilendo le priorità. La prospettiva, almeno per la maggioranza di loro, è la stabilizzazione nel Miur.

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Intanto ci sono circa 10 mila ex Lsu Manital in tutta Italia che aspettano gli arretrati degli stipendi (l'ultimo risale ad agosto) e le decisioni del tribunale di Torino su Manital Idea di Ivrea. La multiutility con sede a Ivrea è stata affossata da 60 milioni di debiti e i giudici dovranno deciderne il futuro, che quasi sicuramente decreterà il fallimento. Di questi lavoratori, 4.000 lavoravano al Lotto 6 Campania come bidelli nelle scuole, il resto è sparso in tutta Italia come addetti alle pulizie in uffici pubblici e privati. Oggi è prevista l'udienza decisiva, accompagnata da tre presidi dei lavoratori nel capoluogo piemontese. Ultimo aggiornamento: 7 Febbraio, 17:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA