Università, se il Sud resta indietro

di Marco Esposito

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Per Raffaele Cantone alcune università del Sud sono delle «zavorre» che «forse bisognerebbe proprio chiudere». Parole - pronunciate all'università di Padova una settimana fa - che riecheggiano quelle scritte da Francesco Giavazzi, che nel 2013 propose di chiudere gli atenei di Bari, Urbino e Messina perché «fabbriche di illusioni». Ma se l'economista bergamasco è noto per le tesi liberiste, il presidente dell'Anticorruzione è un magistrato che si è formato nel sistema universitario campano, per cui le sue parole suonano ancora più dure. E così ieri a Bari - in uno degli atenei che dovrebbero sparire dalla cartina geografica in base alle classifiche Anvur del 2004-2010 - in occasione degli Stati generali dell'università pugliese il tema del divario di qualità tra atenei del Nord e del Mezzogiorno era ineludibile.

Gaetano Manfredi, presidente della Conferenza dei rettori e rettore della Federico II, ha segnalato intanto che le classifiche non sono immobili. «Credo - ha detto - che il divario tra università del Nord e del Sud si stia riducendo dal punto di vista della qualità dell'offerta formativa e anche della competitività scientifica». In effetti la valutazione Anvur 2004-2010 era la sola nota nel 2013, quando scriveva Giavazzi, ma già con la valutazione successiva - relativa al 2011-2014 - Bari aveva recuperato posizioni e non era più un ateneo da chiudere. Solo che, se nel frattempo lo avessimo chiuso, non lo avremmo mai saputo.

Tuttavia il recupero, relativo, del Mezzogiorno nell'ultima classifica Anvur non cancella il problema del divario. E Manfredi ne è ben consapevole: «È un lavoro lungo da fare e su cui ci vuole un piano integrato con un impegno forte da parte del governo e degli enti locali, per fare in modo che le università del Mezzogiorno possano essere un riferimento solido per i propri ragazzi». Senza un «piano integrato», insomma, non si riusciranno a «vincere - ha concluso il presidente della Crui - anche una serie di diseconomie di contesto, legate alle minori opportunità di inserimento lavorativo che esistono nel Mezzogiorno e che spesso allontanano i nostri giovani».
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Martedì 23 Gennaio 2018, 10:00
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