Parlamentarie, rigettato ricorso: «M5S dispotico ma scelte di Di Maio insindacabili» L'ordinanza

Martedì 20 Febbraio 2018 di Stefania Piras
Vittoria in tribunale
Luigi Di Maio contro esclusi alle parlamentarie, uno a zero. Nel M5S mancano i «canoni minimi di democrazia interna» ma i candidati li sceglie il capo politico a prescindere dalle parlamentarie. Il Tribunale di Roma ha rigettato il ricorso urgente presentato da un'attivista veneta che pur avendo tutti i requisiti non compariva nelle parlamentarie online, il metodo di selezione dei candidati escogitato dal M5s sul sito Rousseau. L'attivista storica, Maria Elena Martinez, chiedeva  in via urgente la sospensione delle parlamentarie del M5S e la loro ripetizione.

Il giudice Cecilia Pratesi, della sezione del Tribunale di Roma, quella dei diritti alla persona, ha rigettato tutte le richieste di Martinez perché come si legge nell'ordinanza «l’adesione a un partito avviene su base volontaria, ed il partito, per quanto funzionale alla “determinazione della politica nazionale”, mantiene la natura di associazione di diritto privato; pertanto l’eventuale lesione di prerogative, aspettative individuali o veri e propri diritti soggettivi conseguenti ad una gestione dispotica o poco trasparente delle dinamiche associative, non può ritenersi ad oggi dotata di copertura costituzionale».

Tradotto: i partiti e quindi anche il Movimento 5 stelle, candidano chi vogliono. 
Martinez aveva tutti i requisiti per aderire al M5S (per votare e farsi votare bisognava iscriversi alla nuova associazione politica) e pure quelli specificati nel regolamento che disciplinava l'autocandidatura. Infine, ha seguito pedissequamente tutto l'iter burocratico, e quindi ha inviato i certificati giudiziari e gli altri documenti. Anche l'avvocato  Ciannavei che ha difeso il M5S ha confermato questa ricostruzione. Ciannavei però ha ricordato che nel nuovo statuto del M5S è il M5S  che sceglie prima e dopo le parlamentarie. «Il M5S evidenzia che secondo le previsioni statutarie al Capo Politico (organo del Movimento) - si legge nell'ordinanza - è attribuita la facoltà insindacabile di valutare la compatibilità della candidatura con i valori e le politiche del Movimento 5 stelle, e di escludere con proprio parere vincolante l’accettazione della candidatura». Capito?

Il Movimento, o meglio il suo capo politico Luigi Di Maio, non ha fatto altro che esercitare il proprio parere vincolante. «Sostiene dunque la difesa del Movimento che in concreto tale facoltà sia stata esercitata nei confronti della Martinez, come emerge implicitamente dalla circostanza che il suo nominativo non sia apparso nelle liste pubblicate il 16.1.2018 sulla così detta “Piattaforma Rousseau”» prosegue il giudice che sottolinea la totale discrezionalità del processo di selezione: «L’obiezione appare fondata, prescindendo da ogni considerazione circa la evidente distanza di tale clausola statutaria da canoni minimi di democrazia interna (distanza che si ravvisa peraltro in più di un passaggio statutario)». 

Il giudice scrive tra l'altro che Di Maio non è nemmeno tenuto a comunicare i motivi dell'esclusione: «Né vale contrapporre – come fa la ricorrente – la tesi che il “veto” del Capo Politico avrebbe dovuto esserle formalmente comunicato, posto che le norme statutarie in proposito non prevedono alcun iter procedimentale specifico né alcuna formalità tipica di adozione, manifestazione o motivazione del parere negativo vincolante». Gli avvocati del M5S  infatti non hanno comunque fornito i motivi dell'esclusione di Martinez che quindi rimane un mistero.  

Un'altra considerazione che fa il giudice è l'assenza normativa delle primarie nell' iter elettorale che quindi rende ancora più discrezionale la scelta dei candidati: «Solo laddove l’ordinamento giuridico includesse espressamente le primarie nell’iter elettorale (come avviene per gli ordinamenti di alcune regioni italiane), le consultazioni assumerebbero valenza pubblicistica e si giustificherebbe in primo luogo un intervento legislativo volto a democratizzare e rendere trasparente il procedimento di pre – selezione, e, conseguentemente, il ricorso a rimedi giurisdizionali volti a ripristinare l’eventuale legalità violata».

Martinez lascerà il Movimento? In una nota lei scrive:«Ieri ho letto l’ordinanza del Tribunale di Roma. E’ stato sì rigettato il ricorso proposto dai miei Legali in quanto le disposizioni statutarie attribuirebbero al Capo Politico Luigi Di Maio una facoltà insindacabile sulle candidature. Ma il Tribunale ha anche affermato che tali disposizioni sono lontanissime da canoni minimi di democrazia interna (anzi, la distanza “si ravvisa peraltro in più di un passaggio statutario”) e che neppure nel costituirsi in giudizio il M5S ha reso note le ragioni del veto del Capo Politico. Apprezzo l’ordinanza in quanto il Giudice ha evidenziato la verità storica relativa alla selezione dei candidati del M5S in questa tornata elettorale – sono scelti dal Capo Politico che non ha alcun obbligo di fornire alcuna motivazione per escludere un autocandidato alle parlamentarie, motivazione che non ho mai ricevuto – ed ha sancito come io non sia mai stata un’impresentabile (come sa bene chi ha portato avanti con me le battaglie ambientali sul territorio o chi ha lavorato e lavora con me in Ospedale). Certo non ho gradito che il Tribunale mi abbia imposto di pagare le spese processuali, quasi che chiedere una maggiore democrazia nella scelta dei candidati politici non sia lecito per la legge Italiana, ma sapevo che sarebbe potuto accadere. Peraltro, se il M5S mi chiederà di pagarle, sarà mia cura invitarlo a devolverle a fini di beneficienza».

L'ordinanza

Il Tribunale Civile di Roma si è espresso anche sul ricorso di un altro escluso Ugo Morelli e si è riservato di decidere nei prossimi giorni. Anche l'avvocato Ugo Morelli combatte contro la sua esclusione dalla partecipazione alle Parlamentarie per la scelta dei candidati alle elezioni politiche. Ne dà notizia lo stesso Morelli, che ha chiesto tra l'altro l'annullamento della consultazione online. «Non mi hanno ancora dato una motivazione ufficiale della mai esclusione - dice il legale, 68 anni - l'avvocato Ciannavei (che rappresenta M5S, ndr) ha detto che Di Maio non aveva nulla contro di me, ma che esponenti romani hanno messo il veto per aver criticato l'operato della sindaca Raggi. Ho esercitato solo il mio diritto di critica. Ogni associato al Movimento ha diritto di essere inserito tra gli aspiranti candidati, invece mi hanno tagliato le gambe».

«Sono coordinatore dei Meet Up di Roma e Provincia - continua - sto nel Movimento da 15 anni, sanno che sarei stato eletto». «Dopo l'udienza al Tribunale il loro avvocato mi ha passato Grillo che mi ha detto 'Morelli, hai fatto succedere un casino, ora basta!» - racconta il legale romano -. Ma in tutta Italia sono stati esclusi 3 mila aspiranti e la base è in rivolta. Voglio democrazia interna e regolari congressi, non voti online«. Morelli ha presentato anche una denuncia-querela alla procura di Roma per violenza privata, truffa aggravata e altri reati per la stessa vicenda.


Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio, 14:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA