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«Per amore del mio popolo, non tacerò», monsignore Antonio Di Donna: «Ora una nuova resistenza»

Mercoledì 22 Giugno 2022 di Antonio Di Donna *
«Per amore del mio popolo, non tacerò», monsignore Antonio Di Donna: «Ora una nuova resistenza»

Il 29 giugno 1982 la Conferenza Episcopale Campana pubblicava il documento contro il fenomeno della camorra dal titolo: «Per amore del mio popolo, non tacerò». Forse per la prima volta, con quell'atto così solenne e collegiale, i vescovi della Campania affrontarono il fenomeno della camorra. Ma quale fu la genesi del Documento?

Proprio in quell'anno, il 25 e 26 maggio si era svolto a Maiori un Seminario promosso della Caritas regionale, allora guidata dal compianto don Elvio Damoli. Quel Seminario fu fatto proprio dai vescovi che approvarono il Documento. Erano gli anni immediatamente dopo il terremoto dell'80, gli anni della cosiddetta ricostruzione; un ingente flusso di denaro pubblico arrivava nella nostra regione e accendeva gli appetiti della camorra. La cronaca quotidiana di quegli anni registrava un susseguirsi di fatti di sangue. In quello stesso anno, a novembre, ci fu un evento importante: la marcia dei diecimila contro la camorra proprio ad Ottaviano, città di Raffaele Cutolo. Don Riboldi interpretò quell'evento come una nuova Resistenza: «Questo è il nostro 25 aprile, disse, qui il fascismo si chiama camorra».

Oggi, a 40 anni di distanza, noi vescovi della Campania proponiamo di riprendere in mano quel Documento, anzitutto per onorare la Chiesa che allora ebbe il coraggio di alzare la voce. Ma anche per fare un'opportuna verifica e rilanciare con rinnovato impegno quelle indicazioni che riteniamo ancora attuali. Che cosa rimane di quel documento a 40 anni di distanza? Non è questo il luogo per una verifica approfondita: noi vescovi ci proponiamo di celebrare un momento di riflessione nel prossimo mese di novembre. 

Certo, non si può dire che è mancata la denuncia profetica. La Chiesa non ha taciuto: si pensi ai numerosi documenti, anche degli stessi vescovi italiani, in particolare la bellissima nota pastorale Educare alla legalità. Per una cultura della legalità nel nostro paese (1991).

Sono state prese posizioni coraggiose, c'è stato e c'è l'impegno quotidiano di tanti, in particolare di sacerdoti e religiosi (non solo dei cosiddetti preti anti-camorra: a proposito, finiamola una buona volta con questo linguaggio, forse che i preti che non vengono indicati come preti anti camorra sono a favore della camorra?). Eppure ci chiediamo: come mai al diffuso senso religioso della nostra gente non si accompagna un'analoga coscienza civica? Ci si chiede se questa non sia una carenza imputabile anche ad una inadeguata azione educativa delle comunità ecclesiali, le quali, esperte a trasmettere i principi della fede, non sarebbero altrettanto sollecite nell'educare alle responsabilità sociali.

Quello che è mancato e che manca ancora non nelle dichiarazioni ufficiali ma nella pastorale ordinaria è un organico inserimento della dottrina sociale cristiana nella predicazione e nella catechesi. L'insegnamento sociale della chiesa non è ancora diventato parte costitutiva dell'evangelizzazione e della catechesi. È ancora diffuso il convincimento che si possa essere buoni cristiani trascurando la dimensione sociale della fede. Molti non avvertono più la contraddizione tra la loro adesione alla fede e i peccati contro la giustizia: l'evasione fiscale, il costume della facile corruzione, le raccomandazioni, l'assenza dello spirito di servizio negli operatori sociali, l'indifferenza verso il bene comune. Ma non può essere solo la chiesa a fare l'esame di coscienza: la lotta alla camorra esige un impegno di tutti, dalla società alle istituzioni, alla politica, alla scuola, alla magistratura. Ognuno, nel suo particolare ambito, faccia il suo esame di coscienza.«La lotta alla mafia non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolga tutti, che tutti aiuti a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della complicità» (Paolo Borsellino). Ce la faremo? Come diceva Aldo Moro, «noi probabilmente non riusciremo a realizzare giustizia e pace, ma averne sete tutti i giorni è già molto».

* Vescovo di Acerra
Presidente Conferenza Episcopale Campana

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