Il Papa in Armenia: si arrivi
alla pace con la Turchia

Papa Francesco con il patriarca armeno Karekin II
Papa Francesco con il patriarca armeno Karekin II
Sabato 25 Giugno 2016, 19:37 - Ultimo agg. 20:05
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«Si riprenda il cammino di riconciliazione tra il popolo armeno e quello turco, e la pace sorga anche nel Nagorno-Karabakh». Nel viaggio del Papa in Armenia si affaccia anche l'appello di pace per l'enclave armena nel vicino Azerbaigian, autoproclamatasi Repubblica indipendente col sostegno di Erevan dopo il crollo dell'Impero sovietico, e che Baku invece rivendica in nome della propria integrità territoriale. Dopo la guerra negli anni '90, gli scontri si sono rinfocolati anche di recente con la violazione del cessate il fuoco, e la mancanza di pace nella regione non poteva non entrare fra i temi affrontati dal Pontefice, pronto sempre a portare la propria testimonianza di riconciliazione proprio nei luoghi di conflitto.

Francesco ne ha parlato durante l'incontro ecumenico e la preghiera per la pace nella Piazza della Repubblica, a Erevan, di cui è stato protagonista questo pomeriggio insieme al capo della Chiesa apostolica armena, il catholicos Karekin II, dinanzi a una folla di oltre 50 mila persone e in presenza del presidente armeno Serzh Sargsyan. Francesco ha dapprima ricordato i «tanti ostacoli» esistenti oggi «sulla via della pace» e il fatto che i conflitti sono «sempre fomentati dalla piaga della proliferazione e del commercio di armi». Ha quindi rievocato nuovamente - dopo l'intensa e commossa visita di stamane al Memoriale del Genocidio alla «Fortezza delle Rondini» - il «grande male» del massacro armeno compiuto sotto l'Impero ottomano, «questo
immane e folle sterminio», ha detto, «questo tragico mistero di iniquità che il vostro popolo ha provato nella sua carne», e le cui sofferenze restano come «un monito in ogni tempo, perché il mondo non ricada mai più nella spirale di simili orrori».

Per Francesco le condizioni per costruire un futuro di pace, oltre a non farsi «assorbire dalla forza ingannatrice della vendetta», sono «un lavoro dignitoso per tutti, la cura dei più bisognosi e la lotta senza tregua alla corruzione, che va estirpata». Quindi, rivolgendosi ai giovani ed esortandoli a essere «promotori attivi di una cultura dell'incontro e della riconciliazione», ha citato il suo messaggio agli Armeni del 12 aprile dello scorso anno, indirizzato per la celebrazione del centenario del martirio armeno: «si riprenda il cammino di riconciliazione tra popolo armeno e quello turco» - proprio con riferimento a quel Paese che tuttora nega strenuamente il genocidio - e «la pace sorga anche nel Nagorno Karabakh».

Su tali questioni, nel corso dell'incontro, si è soffermato con parole molto severe anche Karekin II, che in mattinata, nella messa del Papa per la comunità cattolica a Gyumri, nel nord del Paese - in cui il Papa aveva richiamato a «edificare ponti di unione e a superare le barriere di separazione» -, aveva denunciato l'odierna «politica persistentemente negazionista», testimoniata persino dal «confine chiuso» della Turchia. Come un secolo fa «la nostra nazione» «a causa del genocidio armeno aveva perso la maggior parte della patria, e con un milione e mezzo di martiri innocenti era in lotta per il diritto alla sua esistenza», anche oggi essa «vive sotto la difficile situazione di una guerra non dichiarata, difendendo la pace entro i confini del nostro paese ad un prezzo pesante e il diritto del popolo del Nagorno-Karabakh di vivere in libertà nella sua culla materna», ha affermato il catholicos.

«In risposta alle pacifiche aspirazioni della nostra gente, l'Azerbaigian ha violato il cessate il fuoco e ha iniziato operazioni militari ai confini della Repubblica del Nagorno-Karabakh nel mese di aprile - ha anche detto -. Villaggi armeni sono stati bombardati e distrutti, soldati che proteggevano la pace, così come bambini in età scolare sono stati uccisi e feriti, civili pacifici e disarmati sono stati torturati». Il popolo armeno, ha aggiunto il primate apostolico, è «grato» al Papa «e a tutti coloro che sostengono e difendono la giustizia», e «auspica che la Turchia», proprio sull'onda del messaggio papale e delle «istanze di molti Paesi, così come delle istituzioni internazionali, dimostri abbastanza coraggio da affrontare la sua storia, per porre fine all'illegale blocco dell' Armenia e per cessare di sostenere le provocazioni militaristiche dell'Azerbaigian dirette contro il diritto del popolo del Nagorno-Karabakh di vivere in libertà e pace».

Nel corso dell'incontro ecumenico e di preghiera per la pace a Erevan, Francesco ha anche invitato a mettere da parte convinzioni troppo rigide che ostacolano il cammino verso la piena comunione. «Ho tanto desiderato visitare questa terra amata, - esordisce il Papa - il vostro Paese che per primo abbracciò la fede cristiana. È una grazia per me trovarmi su queste alture, dove, sotto lo sguardo del monte Ararat, anche il silenzio sembra parlarci; dove i khatchkar - le croci di pietra - raccontano una storia unica, intrisa di fede rocciosa e di sofferenza immane, una storia ricca di magnifici testimoni del Vangelo, di cui voi siete gli eredi».

Il Papa è arrivato in Armenia «pellegrino da Roma per incontrarvi e per esprimervi un sentimento che sale dalle profondità del cuore: è l'affetto del vostro fratello, è l'abbraccio fraterno della Chiesa Cattolica intera, che vi vuole bene e vi è vicina. Negli anni scorsi le visite e gli incontri tra le nostre Chiese, sempre tanto cordiali e spesso memorabili, si sono, grazie a Dio, intensificati; la provvidenza vuole che, proprio nel giorno in cui qui si ricordano i santi Apostoli di Cristo, siamo nuovamente insieme per rinforzare la comunione apostolica fra di noi. Sono molto grato a Dio per la 'reale ed intima unità' fra le nostre Chiese e vi ringrazio per la vostra fedeltà al Vangelo, spesso eroica, che è un dono inestimabile per tutti i cristiani. Il nostro ritrovarci non è uno scambio di idee, è uno scambio di doni: raccogliamo quello che lo Spirito ha seminato in noi, come un dono per ciascuno». 
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