Vaticano, Becciu “licenziato” dal Papa: «Sconvolto, ma obbedisco»

Venerdì 25 Settembre 2020 di Franca Giansoldati
Vaticano, Becciu “licenziato” dal Papa: «Sconvolto, ma obbedisco»

«Sono sconvolto. Turbato. Un colpo per me, la mia famiglia, la gente del mio paese. Per spirito di obbedienza e per amore che porto alla Chiesa e al Papa ho accettato la sua richiesta di farmi da parte. Ma sono innocente e lo dimostrerò. Chiedo al Santo Padre di avere diritto di difendermi». Sono le poche parole che il cardinale Angelo Becciu riesce a sussurrare al telefono. Ieri pomeriggio per il prefetto delle Cause dei Santi doveva essere la solita udienza, l’incontro settimanale che serve per presentare il lavoro del dicastero, i nuovi beati, i nuovi santi, i miracoli. E invece la riunione si è aperta in modo diverso, drammatico. Papa Francesco ha subito chiesto al cardinale Becciu di abbandonare il suo ruolo. «Le ho sempre voluto bene, la stimo, ma non posso fare altro».

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Un’ora dopo il Vaticano informava che il pontefice accettava «la rinuncia alla carica di Prefetto e ai diritti connessi al cardinalato, presentata da Sua eminenza Giovanni Angelo Becciu». Il che significa che tecnicamente resta cardinale e può vestire l’abito rosso ma di fatto perde tutte le prerogative, come il voto in conclave. Praticamente la stessa punizione inflitta al cardinale scozzese O’Brien, ma in quel caso per una scabrosa storia di pedofilia e abusi su seminaristi. Il motivo che ha spinto Bergoglio è aver avuto le prove dai suoi magistrati che Becciu si sarebbe macchiato del reato di peculato. Non tanto per la famosa inchiesta del palazzo di Londra che è ancora in corso e che, al momento, sembra a un punto morto. Quello che il pontefice avrebbe contestato all’ex prefetto dei Santi è di avere disposto – quando ricopriva l’incarico di Sostituto alla Segreteria di Stato - un bonifico di 100 mila euro per la cooperativa Spes di Ozieri, la sua diocesi sarda, che da sempre si occupa di migranti e che viene gestita da uno dei fratelli. Il denaro proveniente dai fondi riservati della Santa Sede - secondo fonti della diocesi - sembra però sia ancora parcheggiato sul conto della Caritas di Ozieri e nessuno finora lo avrebbe toccato.
 
Il nome di Becciu era stato tirato in ballo l’anno scorso quando è scoppiato il caso del palazzo londinese acquistato dal Vaticano nel 2012 per investire il denaro dell’Obolo. L’inchiesta era partita a seguito di uno scontro tra l’attuale Sostituto alla Segreteria di Stato, il venezuelano Pena Parra (che ha sostituito Becciu nel 2018) e il direttore dello Ior, Franco Mammì per il controllo delle sostanze gestite in autonomia dalla Segreteria di Stato. Pena Parra chiedeva allo Ior un prestito per estinguere un mutuo oneroso acceso durante uno dei passaggi di proprietà. Lo Ior non lo ha concesso e da lì è partito tutto. I magistrati hanno sempre ipotizzato che tra un passaggio di proprietà e l’altro qualcuno avesse avuto modo di arricchirsi.
 

 

Al momento, però, a parte sei funzionari licenziati a maggio con un procedimento amministrativo deciso direttamente da Francesco, nessuno è stato ancora rinviato a giudizio e nessuno sa dire con precisione se si terrà un processo. Le operazione finanziaria per l’immobile di Sloan Avenue - secondo le carte finora emerse - sono sempre state portate avanti con il benestare delle autorità superiori e autorizzate, a vari livelli, da Santa Marta. In quel contesto si era parlato della gestione del Sostituto Becciu e del ruolo avuto da due finanzieri subentrati in tempi differenti, Raffaele Mincione e Gianluigi Torzi. Il primo finanziere, Mincione, ha nel frattempo denunciato il Vaticano alla magistratura civile inglese chiedendo di esprimersi sulla correttezza delle operazioni effettuate. 

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