Becciu e la donna misteriosa. Shopping con i soldi dei poveri

Lunedì 5 Ottobre 2020 di Valentina Errante
Becciu e la donna misteriosa. Shopping con i soldi dei poveri

L’ultimo capitolo della congiura che si è consumata all’ombra del Cupolone ha il volto di una donna sarda: Cecilia Marogna, ignota ai più se non ai magistrati di Arezzo, impegnati in un processo che vede imputato il faccendiere Flavio Carboni, con il quale la quarantenne di Sassari era in rapporti. È esaminando le “uscite” della Segreteria di Stato che il promotore di Giustizia, Gian Pietro Milano, e il suo aggiunto, Alessandro Diddi, che indagano sull’affare di Sloane Avenue e sulle centinaia di milioni perduti da Vaticano, si sono imbattuti nella signora, o meglio nella sua società a Lubiana, destinataria di bonifici per 500mila euro, voluti da monsignor Angelo Becciu, recentemente licenziato dal Papa, e disposti da Alberto Perlasca, uomo chiave dell’affare con il finanziere Raffaele Mincione, finito al centro delle indagini. È il porporato che firma un attestato di stima, su carta intestata della Segreteria di Stato alla Marogna prima di disporre quelle rimesse di denaro. All’ambiguo rapporto tra il religioso, che ha perso i diritti cardinalizi, e la signora, sarà dedicata oggi la puntata de “Le Iene”. I documenti in esclusiva racconteranno come i soldi della Chiesa, destinati a opere di bene, siano stati spesi in beni di lusso: borse e capi firmati. Tanto che ora il promotore di Giustizia valuta per il prelato l’alto tradimento.

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Agli atti c’è la lettera datata 17 novembre del 2017, dall’allora Sostituto Becciu: «Il sottoscritto monsignore Angelo Becciu, sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato - si legge nel documento agli atti dell’indagine - dichiara di conoscere la signora Cecilia Marogna e di riporre in lei fiducia e stima per la serietà della sua vita e della sua professione». Un lasciapassare di enorme importanza per la Santa sede, con il quale, il potentissimo prelato apriva le porte del Vaticano alla sua conterranea di cui si ignora il curriculum. . 

Secondo Becciu, la donna avrebbe millantato un ruolo: la Log Sic, società di Lubiana alla quale fa capo alla Marogna si occupa di “cooperazione e assistenza sociale”. Una sorta di copertura per gestire relazioni con l’intelligence. Perché, sempre secondo Becciu, che continua una strenua difesa, la donna avrebbe dovuto svolgere una sorta di attività di intelligence. Insomma, il denaro elargito dalla Segreteria di Stato doveva essere impiegato per trattare attività “riservate”, contattare mediatori e ottenere la liberazione di preti e suore rapiti in Africa e in Asia. Di ostaggi tornati a casa non c’è traccia, dai conti della società, invece, risulta che i soldi del Vaticano, almeno 200 mila euro, sono stati impiegati per l’acquisto di beni di lusso: capi Moncler, borse Prada, abiti Burberry e Frau. 

E soprattutto ordina al suo economo, Alberto Perlasca, di girare vari bonifici da 600 mila euro su un conto segreto intestato a una società slovena, la Log Sic D.o.o. Soldi che per Becciu devono servire alle spese operative per contattare gli intermediatori che hanno notizie su alcuni soggetti rapiti.

Intanto, dopo la notizia che circa 700 mila euro, in bonifici frammentati, sarebbero finiti in Australia, per mano di Becciu a ridosso del processo al cardinale George Pell e il sospettp che l’accusatore del porporato fosse “comprato”, Robert Richter, avvocato di Pell, ha chiesto un’indagine internazionale. Il legale di Pell, secondo il Financial Review, ha sollecitato le autorità australiane e italiane a tracciare i 700.000 euro che sarebbero arrivati in Australia nell’ambito del «complotto» ordito contro il cardinale Pell dal «suo rivale» in Vaticano. Ancora Becciu.
 

Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre, 12:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA