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Cardinale Zuppi: la Cei sarà più aperta, dialogante e maggiormente incisiva in politica

Martedì 24 Maggio 2022 di Franca Giansoldati
Cardinale Zuppi: la Cei sarà più aperta, dialogante e maggiormente incisiva in politica

Città del Vaticano – Sarà certamente una Cei più aperta e dialogante con ogni istanza sociale, desiderosa di poter costruire ponti e facilitare cammini in comune. Sicuramente più politica di quella che non è stata finora, sotto la guida del cardinale Gualtiero Bassetti, uomo di grande fede ma forse ben poco energico, fino a rendere la Chiesa italiana quasi irrilevante. Papa Francesco ha nominato il cardinale di Bologna, Matteo Zuppi, presidente dei vescovi italiani proprio per imprimere alla Chiesa una accelerata: Francesco non fa mistero sul fatto che vorrebbe che parlassero di più i laici e le periferie. Don Matteo, come si fa chiamare Zuppi, in questi anni si è fatto le ossa a Bologna, sede considerata difficile perchè dotata di un clero molto reattivo e 'tosto' dove resta forte l'impronta conservatrice dei predecessori, per esempio Biffi. Quando don Matteo arrivò nel capoluogo emiliano molti parroci storsero subito il naso all'arrivo di un romano e per giunta con l'impronta di Sant'Egidio, il movimento al quale appartiene Zuppi. Con il tempo, il dialogo, l'amabilità, la coerenza personale, la politica delle porte sempre aperte, della disponibilità al confronto persino i parroci più reattivi ne furono conquistati e oggi a Bologna guai a chi tocca don Matteo. La cifra per comprendere l'impegno futuro del cardinale alla guida della Cei può essere inserito in questo quadro di riferimento. Don Matteo, in questi anni bolognesi, non ha mai chiuso la porta a nessun politico, risultando sempre pronto ad ascoltare o a discutere, a volte anche animatamente. L'indifferenza non a di certo parte del suo bagaglio personale. 

Chi è Matteo Maria Zuppi, nuovo presidente della Cei

La prima mossa di Zuppi a Bologna fu decisiva, scegliendo di non abitare nella sede arcivescovile che usa solo come sede di rappresentanza ma nella Casa del clero, che condivide con i sacerdoti anziani della diocesi. E' con loro che ha iniziato l'ascolto dello spirito dei bolognesi. Un passaggio vincente che gli ha spianato la strada per la buona riuscita della sua missione (e nulla era scontato).

Di sé ha sempre raccontato di arrivare da una famiglia molto religiosa e molto numerosa. Poi ha avuto l'incontro con Sant'Egidio. Erano gli anni della contestazione giovanile. Divenne amico di Andrea Riccardi poi la laurea, e a 22 anni il seminario. Prete a 26 anni e viceparroco a Trastevere.

Colto, preparato, attento alla comunicazione e con una energia invidiabile a don Matteo non manca l'ironia. A Famiglia Cristiana disse che il Don Matteo della fiction non lo aveva mai visto ma “ogni tanto dico che lui è quello vero e io faccio la comparsa. In realtà penso che l’intuizione di una fiction tanto fortunata sia proprio quella di una vicinanza che tutti noi sacerdoti dobbiamo avere per le situazioni concrete e la vita delle persone. Da questo punto di vista, quel don Matteo è un ottimo esempio».

 

Il passaggio del Vangelo che più ama sono le Beatitudini. Un brano che ha voluto mettere al centro della bellissima omelia pronunciata al funerale del suo amico David Sassoli, presidente del parlamento europeo. «Dio proclamando le beatitudini sembra proprio dirci che ognuno ha diritto alla felicità e che lui questo vuole e che questo non finisca. Domandiamoci cosa dibbiamo dare agli altri perchè essi siano felici, perchè la mia è la loro. Dobbiamo vedere la vita con gli occhi degli altri”.

Ultimo aggiornamento: 31 Maggio, 09:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA