Tra Vaticano e Cina affiorano le prime crepe, pubblicato un documento per difendere la libertà del clero

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di Franca Giansoldati

Città del Vaticano - L'accordo provvisorio raggiunto tra il Vaticano e la Cina l'anno scorso per la nomina dei vescovi, sicuramente un passo avanti nella strada della normalizzazione di rapporti interrotti con l'arrivo di Mao, comincia a dare un po' di problemi. Le autorità cinesi, in molte regioni, non si mostrano ben disposte verso al clero cattolico che è sempre stato fedele a Roma e che non è mai stato iscritto alla Chiesa patriottica, l'unica riconosciuta dal regime di Pechino.

Intimidazioni, dispetti, divieti, minacce. L'ultima - diffusa da Asianews - riguarda un vescovo, monsignor Guo, al quale non è stato permesso partecipare ad una funzione religiosa per non sottostare ai dicktat dei politici locali. «Sono un uomo e non una scimmia che asseconda tutti i voleri altrui». Davanti a questa situazione difficoltosa la  Santa Sede è scesa in campo chiedendo «che non si pongano in atto pressioni intimidatorie nei confronti delle comunità cattoliche 'non ufficialì, come purtroppo è già avvenuto».

Le richieste sono contenute in un documento riguardante gli orientamenti pastorali che riguardano la registrazione civile del clero in Cina. «La Santa Sede continua a chiedere che la registrazione civile del Clero avvenga con la garanzia di rispettare la coscienza e le profonde convinzioni cattoliche delle persone coinvolte. Solo così, infatti, si possono favorire sia l'unità della Chiesa sia il contributo dei cattolici al bene della società cinese».

«Da tempo giungono alla Santa Sede, da parte di Vescovi della Cina Continentale, richieste di una concreta indicazione circa l'atteggiamento da assumere di fronte all'obbligo di presentare domanda di registrazione civile. Al riguardo, com'è noto, molti Pastori rimangono profondamente perplessi perché la modalità di tale registrazione - obbligatoria secondo i nuovi regolamenti sulle attività religiose, pena l'impossibilità di agire pastoralmente - comporta, quasi sempre, la firma di un documento in cui, nonostante l'impegno assunto dalle Autorità cinesi di rispettare anche la dottrina cattolica, si deve dichiarare di accettare, fra l'altro, il principio di indipendenza, autonomia e auto-amministrazione della Chiesa in Cina».
Venerdì 28 Giugno 2019, 14:11 - Ultimo aggiornamento: 28-06-2019 14:59
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