Clima, storico appello Papa-Ortodossi-Anglicani: «Bisogna investire e vivere in modo diverso»

Martedì 7 Settembre 2021 di Franca Giansoldati
Clima, storico appello Papa-Ortodossi-Anglicani: «Bisogna investire e vivere in modo diverso»

Città del Vaticano – «Tutti dobbiamo scegliere di mangiare, viaggiare, spendere, investire e vivere in modo diverso, pensando non solo all'interesse e ai guadagni immediati ma anche ai benefici futuriE' un appello drammatico e storico quello che Papa Francesco assieme al Patriarca Bartolomeo e all'arcivescovo di Canterbury, Justin Welby hanno firmato congiuntamente e diffuso al mondo in vista della COP26 che si aprirà a Glasgow, in Scozia, tra due mesi. 

Rivolgendosi, invece, a politici, ceo e responsabili dei fondi di investimento implorano: «scegliete profitti incentrati sulle persone; fate sacrifici a breve termine per salvaguardare tutti i nostri futuri; diventate leader nella transizione verso economie giuste e sostenibili»

I tre leader cristiani parlano dei «peccati della nostra generazione»  e di una inversione di rotta: l'idea di un benessere infinito, basato su risorse naturali illimitate si è sbriciolata.

«Siamo di fronte a una dura giustizia: la perdita di biodiversità, il degrado ambientale e il cambiamento climatico sono le conseguenze inevitabili delle nostre azioni, poiché abbiamo consumato avidamente più risorse della terra di quanto il pianeta possa sopportare» si legge nel documento che cita passi del Vangelo e della Bibbia per fare leva su una riflessione più ampia. Dal Deuteronomio mutuano una frase simbolica - Scegli la vita, affinché tu e i tuoi figli possiate vivere – per poi mettere in guardia che tutti – nessuno escluso – è chiamato «a decidere che tipo di mondo vogliamo lasciare alle generazioni future»

Di conseguenza, come leader cristiani, chiedono di ascoltare il grido della terra e dei poveri, analizzando i propri comportamenti quotidiani, il modo di spendere o di vivere, per poi trasformare l'agire futuro. 

Mentre i leader mondiali si preparano a incontrarsi a novembre a Glasgow il documento si concentra su cosa fare nell'immediato. Non si parla tanto degli Accordi di Parigi, disattesi o non firmati da diversi Paesi, il loro ragionamento è più ampio. «La generosità della natura viene esaurita per un vantaggio a breve termine. La tecnologia ha aperto nuove possibilità di progresso ma anche di accumulare ricchezza senza limiti, e molti di noi si comportano in modi che dimostrano poca preoccupazione per gli altri o per i limiti del pianeta»

I criteri da seguire che indicano sono l'altruismo e l'equità «nei modi in cui viviamo, lavoriamo e usiamo il denaro, invece del guadagno egoistico».

Il quadro di riferimento non è dei migliori: Inondazioni diffuse, incendi e siccità minacciano ormai interi continenti. Il livello del mare aumenta, costringendo intere comunità a trasferirsi; i cicloni devastano intere regioni, rovinando vite e mezzi di sussistenza. L'acqua è diventata scarsa e i rifornimenti alimentari insicuri, causando conflitti e spostamenti per milioni di persone. 

La crisi - scrivono - non è solo ambientale ma anche sanitaria, alimentare, economica e sociale, visto che sono tutte profondamente interconnesse.

La scelta è così incombente: o la crisi si affronta «con miopia e profitto» oppure la catastrofe è all'orizzonte. 

Ultimo aggiornamento: 18:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA