Papa Francesco fa la paternale ai giornalisti, «non fermatevi alla informazione di palazzo»

Domenica 24 Gennaio 2021 di Franca Giansoldati
Papa Francesco fa la paternale ai giornalisti, «non fermatevi alla informazione di palazzo»

Città del Vaticano – Papa Francesco bloccato da una dolorosa sciatalgia a Santa Marta, ieri ha inviato ai giornalisti un messaggio per la festa liturgica di San Francesco di Sales. In pratica ha chiesto loro di non fermarsi alla informazione precotta, alla informazione fotocopia ma di tornare a fare inchieste, di andare a sentire di persona i testimoni, raccogliere confidenze, provarle, scavare nei misteri. «Consumare le suole delle scarpe». Una specie di paternale positiva per una riflessione corale. 

Utile persino all'interno del Vaticano dove i giornalisti accreditati troppo spesso sono costretti ad aspettare giorni e giorni prima di avere una conferma (se arriva) ad una notizia o a una inchiesta, interpellando come è prassi anche le fonti ufficiali che è notorio non amano tanto la stampa che va a fare le pulci in tanti settori, controllando che vi sia coerenza tra parole e fatti o cercando riscontri a tante vicende legate alle inchieste sulla pedofilia, all'andamento dei processi in corso alla Congregazione per la dottrina della Fede, o a questioni legate alle finanze vaticane, alle riforme in corso o ad altre iniziative diplomatiche. L'elenco è lungo.

Spesso i giornalisti (che si consumano le suole delle scarpe) girano a vuoto, rimbalzando da una parte all'altra ma spesso senza la possibilità di andare di persona e vedere, toccare, raccontare. L'informazione delle istituzioni del Vaticano (non solo oggi si intende) si caratterizza per una evidente riluttanza, un manifesto timore ad avere un rapporto trasparente con i mass media preferendo molto di più – ahimè - la rassicurante informazione fotocopia, evitando che vi siano ficcanaso un po' troppo curiosi.

Il bellissimo messaggio di Francesco è molto coraggioso e descrive effettivamente quello che sta accadendo, non solo in Vaticano ma generalmente nel mondo: «il genere dell’inchiesta e del reportage - scrive - perdono spazio e qualità a vantaggio di una informazione preconfezionata, “di palazzo”, autoreferenziale, che sempre meno riesce a intercettare la verità delle cose e la vita concreta delle persone, e non sa più cogliere né i fenomeni sociali più gravi né le energie positive che si sprigionano dalla base della società». 

Papa Francesco individua anche in questo deficit «la crisi dell’editoria che rischia di portare a un’informazione costruita nelle redazioni, davanti al computer, ai terminali delle agenzie, sulle reti sociali, senza mai uscire per strada, senza più “consumare le suole delle scarpe”, senza incontrare persone per cercare storie o verificare de visu certe situazioni». Un pò come il cane che si morde la coda.

L'incoraggiamento del Papa alla categoria dei giornalisti è diretto: «Se non ci apriamo all’incontro, rimaniamo spettatori esterni, nonostante le innovazioni tecnologiche che hanno la capacità di metterci davanti a una realtà aumentata nella quale ci sembra di essere immersi. Ogni strumento è utile e prezioso solo se ci spinge ad andare e vedere cose che altrimenti non sapremmo, se mette in rete conoscenze che altrimenti non circolerebbero, se permette incontri che altrimenti non avverrebbero». 

Ha anche citato il Vangelo: «Ai primi discepoli che vogliono conoscerlo, dopo il battesimo nel fiume Giordano, Gesù risponde: «Venite e vedrete» (Gv 1,39), invitandoli ad abitare la relazione con Lui». 

Francesco ringrazia poi il coraggio e l’impegno di tanti professionisti giornalisti, cineoperatori, montatori, registi che spesso lavorano correndo grandi rischi. E aggiunge:  «se oggi conosciamo, ad esempio, la condizione difficile delle minoranze perseguitate in varie parti del mondo; se molti soprusi e ingiustizie contro i poveri e contro il creato sono stati denunciati; se tante guerre dimenticate sono state raccontate. Sarebbe una perdita non solo per l’informazione, ma per tutta la società e per la democrazia se queste voci venissero meno: un impoverimento per la nostra umanità». 

Infine il grande, grandissimo nodo della fake news: «Tutti siamo responsabili della comunicazione che facciamo, delle informazioni che diamo, del controllo che insieme possiamo esercitare sulle notizie false, smascherandole. Tutti siamo chiamati a essere testimoni della verità: ad andare, vedere e condividere». 


 


 

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